La storia delle gemelle Gibbson, imprigionate nel loro mondo interiore

Le gemelle che non parlavano è il racconto minuzioso di uno dei casi psicologici più misteriosi mai avvenuti nel secolo scorso. Marjorie Wallace, scrittrice e giornalista britannica, si è occupata personalmente della ricerca delle fonti per comporre l’opera.
Nel testo, portato in Italia dalla casa editrice Adelphi nel 2022, sono state inserite fotografie, poesie e parti dei loro diari personali. Un libro – documento che ci offre la possibilità di entrare a piccoli passi all’interno di un rapporto simbiotico, estremo, che ha portato al mutismo e all’isolamento sociale.

Di solito i gemelli sono in grado di differenziarsi pienamente, e diventano individui completi pur mantenendo il loro particolarissimo legame. Talvolta, però, questo legame può divenire patologico – e qui la Burlingham parla della coppia di gemelli come di una “équipe” ai limiti dell’associazione a delinquere, i cui componenti fanno le stesse cose e hanno le stesse sensazioni, come se fossero presi in trappola o prigionieri di un implacabile abbraccio. Un abbraccio di questo genere – ardentemente desiderato e allo stesso tempo intollerabile – tende a essere al tempo stesso simbiotico e distruttivo.

L’origine dell’estraniazione

June e Jennifer nascono a 10 minuti di distanza da una famiglia di origine caraibica, due gemelle omozigote che già dai primissimi anni di vita dimostrano un ritardo nel linguaggio (tipico dei gemelli) e un difetto di pronuncia, che le porta a sviluppare una timidezza estrema, aggravata da vari episodi di bullismo vissuti nelle varie scuole che frequentarono.
Per tutelarsi da questa sofferenza strinsero un patto che prevedeva la non comunicazione con gli altri.

All’età di 13 anni nel 1976 si trasferirono a Haverfordwest, una cittadina del Galles dove aveva sede una base della RAF, il loro mutismo cominciò a preoccupare medici e insegnanti.
Nonostante i numerosi tentativi di inserimento nell’ambiente scolastico e l’intervento di diversi specialisti, le due sorelle si rintanarono sempre di più nella loro cameretta dove utilizzano la fervida immaginazione per comporre racconti, romanzi e poesie. Con il passare degli anni, iniziano a non rivolgere più la parola neanche ai membri della famiglia, si fanno lasciare i pasti davanti alla porta della camera, e non permettono a nessuno di entrare nel loro mondo. Attraverso i loro diari, apprendiamo un forte desiderio di volersi riunire con la famiglia così come un grande affetto, ma l’impossibilità come se una forza più grande di loro, le impedisse di avanzare. Secondo alcuni specialisti che si occuparono di loro e che le sottoposero a test di personalità, quoziente intellettivo e vari, questo mutismo aveva origine nella predominanza di una sorella sull’altra. Jennifer controllava la sua gemella attraverso il silenzio e bastava un suo impercettibile sguardo per non farle compiere un passo.

Quindi, già da questi primissimi episodi si può affermare come il profondo isolamento subito per la loro diversità nel contesto tra i pari e anche nella famiglia d’origine, nonché le caratteristiche gemellari, abbiano contribuito a ciò che avvenne in seguito.

L’atteggiamento della famiglia nei loro confronti non fu di grande aiuto.
Probabilmente per l’ignoranza in materia e per la convinzione che quel silenzio fosse circoscritto ad una fase della vita, le ignorarono, lasciandole a loro stesse e aumentando il profondo senso di solitudine che le afflisse e che le portò in diverse occasioni a tentare il suicidio, a commettere atti di autolesionismo e ad aggredirsi l’un l’altra.

A poco a poco Aubrey diventò insofferente; la presenza delle gemelle nella sua famiglia era importuna e costituiva una minaccia per la stima che lui aveva di sé. Invece di far esplodere la propria collera, però, egli si ritirò dalla guerra civile che stava silenziosamente dilaniando la sua famiglia, e passò più tempo fuori casa.

Rapporto di amore e odio

A 15 anni abbandonarono la scuola, uscivano di casa solo per ritirare il sussidio di disoccupazione che gli servì per iniziarle alla professione di scrittrici.

Esternamente June e Jennifer apparivano come un unico individuo:
si muovevano con una estrema lentezza, avevano la stessa espressione facciale, se qualcuno le guardava si bloccavano immediatamente come due statue. Il sincronismo che esercitavano dipendeva dal costante controllo esercitato da una gemella sui movimenti dell’altra. E ogni tentativo di risoluzione appariva vano.

Durante la crescita il loro rapporto si fece sempre più conflittuale e competitivo.
Dapprima per via della pubblicazione a pagamento del romanzo di June “The Pepsi Cola Addict” (“Il ragazzo dipendente dalla Pepsi”), il cui protagonista è un quattordicenne americano di Malibu che soffre per amore, viene sedotto da una insegnante e finisce in prigione per vandalismo.
L’America diventa la terra dei sogni e l’ambientazione di tutte le loro storie, caratterizzate da diversi e numerosi personaggi. Successivamente questa competizione si allarga anche alle questioni sentimentali.

Nella loro triste adolescenza le due gemelle entrarono in contatto con alcuni ragazzi che peggiorarono le loro tendenze pericolose. Iniziarono a fare uso di alcol e di colla e a compiere atti criminali sempre più pericolosi. Quello è il periodo che nei loro diari descrivono come il migliore della loro vita. Momenti in cui si sono sentite realmente “vive” e con un apparente scopo. Non avendo mai avuto esperienze di amicizie si fecero sfruttare e maltrattare violentemente dai fratelli di un loro ex compagno di classe americano.
Diventarono ossessionate dalla sessualità a tal punto da adescare i ragazzi del quartiere in una “tana”, a mandare continue lettere d’amore e fare continue telefonate. Le lamentele non tardarono ad arrivare, anche se erano inascoltate dalla famiglia sempre più indifferente.

La reclusione

La cattura avvenne dopo l’ennesimo incendio appiccato ai danni di una struttura pubblica.
Inizialmente questi atti venivano compiuti per attirare l’attenzione, infatti, le sorelle non facevano niente per evitare di essere catturare. Iniziarono ad un certo punto anche a chiamare la polizia, prendendosi gioco di loro. Fantasticando sull’idea di diventare criminali famose, così che tutti potessero conoscerle, avendo l’attenzione tanto agognata.

Dopo un periodo in prigione, arrivò la sentenza e la diagnosi di psicosi che portò alla reclusione in un manicomio criminale, dove rimasero per ben 11 anni e che le sfinì tra calmanti antipsicotici e separazioni forzate, aggressioni l’un l’altra sempre più violente e peggioramento dei disturbi alimentari.

Nel 1993 lasciarono Broadmooor per un’altra struttura più piccola in Galles.
Stavano per compiere 30 anni ed è proprio quel giorno che Jennifer muore per una miocardite.
Anche se il mistero intorno a questa morte improvvisa rimane, tanto che la gemella superstite June interpreta la morte della sorella come un modo per lasciarla libera e costruirsi la propria indipendenza.

Un caso irrisolto

Le gemelle che non parlavano non riesce a rispondere a tutte le domande che sorgono spontanee leggendo questa storia, ma che restano incomprensibili anche alla gemella sopravvissuta, che non riesce a spiegarsi alcune situazioni vissute. La certezza è che il trattamento subito dalla società ha un ruolo importante nella loro chiusura e che la sentenza di reclusione a Broadmoor sia stata un errore, in quanto le due gemelle non erano psicopatiche ma avevano bisogno di qualcuno che si interessasse realmente a loro e che si ponesse nelle condizioni di aiutarle, così come fece la Wallace che strinse con loro un rapporto di amicizia che perdura ad oggi.

Le gemelle che non parlavano, pubblicato originariamente nel 1986, è diventato un best seller.
E viene utilizzato anche da attivisti per rispondere a domande sull’identità e sul rapporto tra gemelli.
E’ stato tratto un documentario televisivo sulla storia delle gemelle Gibbson “Silent Twins: Without my shadow” e verrà realizzato il film “The silent Twins“.
June che oggi ha 59 anni, vive in Galles, ha un compagno e non prende più psicofarmaci.
E’ una persona riservata, non vuole essere intervistata o partecipare a eventi pubblici.
Ha però accettato che il suo romanzo The Pepsi Cola Addict venga ripubblicato, così come altri scritti suoi e della sua gemella.