La spaccata di Jean Cocteau

La spaccata di Jean Cocteau è stato pubblicato nel 2009 da  Castelvecchi editore e tradotto da Francesco Bergamasco. Il titolo originale del romanzo, pubblicato nel 1923,  è Le grand ècart che in italiano si tradurrebbe ‘Il grande distacco’. Ed è proprio il distacco a sconvolgere la vita del protagonista, Jacques Forestier, alter ego dello stesso Cocteau, intento ad amoreggiare prima con il poeta Radiguet, poi con la principessa Paley e infine con l’attore Marais.

La spaccata

La spaccata può essere inteso come un diario di educazione psichica e sentimentale di Jacques Forestier o il romanzo che tratta della storia d’amore tra Jacques e Germaine. Jacques è un giovane che ammira la bellezza in sé per sé, senza distinzione di sessi. Il suo aspetto è piuttosto fragile, malaticcio, quasi rachitico: «dagli undici ai diciotto anni, Jacques si consumò come la carta d’Armenia che brucia rapidamente e non manda buon odore». Il protagonista è anche uno studente, che vive in una pensione presso uno dei suoi professori. Quando conosce Germaine, si innamora immediatamente della ragazza, ma Germaine è volubile e ama tutti solo per la prima volta o non li ama per niente. Germaine è un’attrice di rivista, che ama gli agi e che si fa mantenere da un uomo più ricco che non ama affatto.

Amava.
Non voleva essere Germaine. Voleva possederla. Per la prima volta il suo desiderio non si manifestava sotto forma di malessere. Per la prima volta non odiava la propria immagine. Si credeva guarito.
[…] Il desiderio della bellezza ci uccide, quando è vago. Abbiamo spiegato come Jacques si estenuasse a forza di desiderare il vuoto. Perché non sono forse il vuoto quei corpi e quei volti che il nostro sguardo attraversa furiosamente senza riuscire a scuotere? Il desiderio trovava stavolta una superficie sensibile e la risposta di Germaine era la stessa immagine di Jacques, come lo schermo è l’ostacolo senza cui il film sarebbe soltanto un fascio bianco di luce. Jacques vedeva se stesso in questo desiderio, e per la prima volta, l’incontro con se stesso lo sconvolgeva. Amava se stesso in Germaine. Smarriva la coscienza del suo personaggio che avrebbe sviluppato in seguito, senza cercare di essere all’altezza del suo ideale.

La fine della relazione e i personaggi

Tuttavia, per quanto questo amore risulti travolgente per Jacques, la sua relazione non è destinata a durare con Germaine, che intraprenderà una relazione con alcuni degli altri personaggi che ruotano intorno a Jacques: Louise e Mahieddine. Il gruppo di amicizie che frequenta Jacques ricorda l’eccentricità della vita degli intellettuali, come quella dello stesso Cocteau circondato da artisti, da scrittori e da musicisti. La loro era una vita piena di fermento culturale come quello delle grandi capitali europee, basti pensare a Parigi (compresa quella del romanzo, ambientato negli anni ’30), Berlino o Vienna, capitali e città caratterizzate da avanguardie artistiche e letterarie.

L’eccentricità può essere notata anche da come i personaggi intraprendono delle relazioni fuggevoli, sperimentali e tipiche di una nuova generazione di giovani guidati dalla modernità e dal cambiamento. Il desiderio di indipendenza guida i personaggi femminili, anche se in fin dei conti Germaine si rivela libera soltanto nelle proprie relazioni, ma non in ambito economico. Tra gli altri personaggi vi è anche Petitcopain, uno studente  che ama un saltatore in lungo inglese di nome Stopwell, che però finisce per ammalarsi di sifilide dopo essere stato con tante donne.

Ma chi è la vera protagonista del romanzo? Parigi, che è paragonata al cancan che è la vera e propria spaccata:

[…] Questa danza coinvolge il parigino come la corrida con lo spagnolo. Termina con la spaccata, un ritratto di gruppo su foglio trasparente, in cui, rompendo il suo busto da statuina di cera, la vecchia mocciosa che è la Torre Eiffel sorride, tagliata in due fino al cuore

Ma la spaccata è quella del cuore, quella dell’animo di questi giovani così moderni e così attuali, pieni di dubbi esistenziali, pieni di dolore, di tristezza, sempre alla ricerca di calore, di conforto, di passione e di amore. Dopo ogni delusione che la vita dona loro, si rialzano, si rispecchiano in se stessi e trovano l’energia per andare avanti in un mondo che non fa altro che correre.

Lo stile

La scrittura di Jean Cocteau ne La spaccata è moderna, ma ricorda lo stile decadente e da esteta tipico di Oscar Wilde. I dialoghi sono caratterizzati da un certo contesto snob e borghese, ma spesso tendono anche a essere impercettibili, particolari, diretti, quasi dimessi. Vi sono continue analogie con il cinema, aforismi filosofici che elevano il contenuto dei dialoghi impedendo altrimenti una banalità scontata.

In realtà, i dialoghi così dimessi risultano profondi proprio perché i personaggi sono profondi, ben descritti e ben analizzati da un punto di vista psicologico ed emotivo. Come afferma lo stesso autore: «Tutta la mia opera ruota attorno al dramma della solitudine e dei tentativi intrapresi dall’uomo per sconfiggerla. Qui la solitudine si palesa senza artifici e per così dire, completamente nuda». Questo è uno dei primi romanzi di Jean Cocteau, che possiede già i motivi fondamentali di cui poi tratterà a fondo nel suo romanzo più famoso “I ragazzi terribili”.

L’autore

Jean Cocteau è conosciuto come il dandy di Parigi o come il fautore del cinema surrealista francese, come un poeta perché ogni forma d’arte è poesia, o come uno sceneggiatore, come un artista, come uno scrittore, come un librettista, come un drammaturgo e come un attore. Jean Cocteau è tutte queste cose messe insieme a cavallo tra le due guerre mondiali e protagonista della joie de vivre parigina, ma anche romana, tedesca e americana.

Strinse amicizia con Apollinaire, Garros, Jacob, Picasso, Satie e Modigliani; fece parte anche lui della “Lost Generation” così definita da Gertrude Stein, insieme a tutti quegli scrittori e artisti che si rifugiarono a Parigi in cerca dell’ispirazione. Si occupò di scrivere il manifesto del circolo musicale “Gruppo dei Sei” di Montparnasse; collaborò al libro collettivo Anthologie Dada; collaborò con Igor Stravinskij per l’opera Oedipus Rex e con Arthur Honegger per Antigone; realizzò un episodio nel film “L’amore” diretto da Roberto Rossellini con Anna Magnani, girato a Parigi.

Jean Cocteau, con il suo cinema surrealista, influenzò i futuri cineasti della Nouvelle Vague, che lo ritennero un maestro indiscusso. Nel 1950, il suo “Orfeo” vinse il premio alla critica al festival del cinema di Venezia. La sua vita fu caratterizzata da un vitalismo che eccelleva in tutte le arti e quello stesso vitalismo riguardava la sua vita privata.

La mappa della nostra vita è piegata in modo tale che noi non la vediamo attraversata da un’unica grande strada, ma, mano a mano che l’apriamo, da una piccola strada ogni volta diversa. Crediamo di scegliere e non abbiamo scelta.