La seconda lingua madre: una mente corrotta

di Aurora Giuggioli @lafelicitavienleggendo

Un mondo in cui gli amori tossici sono purtroppo divenuti consuetudine, in cui gli amori impossibili sono più comuni di quelli facili e felici, in cui le intelligenze artificiali lentamente prendono il sopravvento e governano ogni aspetto della nostra vita. Flor Canosa, con il suo romanzo cyberpunk La seconda lingua madre disegna uno scenario così verosimile da renderlo in qualche modo agghiacciante e oltremodo sconcertante.

Trama

In un futuro prossimo, in Argentina, Hana Schmidt è una tra le creatrice più di spicco di impianti neurali presso l’Istituto Nazionale di Tecnologia Implantologica, per cui crea un chip rivoluzionario che cambierà la vita di tutto il paese. Al di fuori del lavoro si alterna tra due uomini: Lars Kunkel, un collega freddo e distaccato che però la ammalia tremendamente, e Johan Müller, compositore introverso e particolare, del quale inspiegabilmente Hana sente il bisogno. Si viene a creare così un triangolo amoroso insolito e fragile che porterà a un evento eccezionale e inspiegabile. Hana rimane incinta, di entrambi. Da qui l’inizio della fine.

Un cyberpunk claustrofobico

La seconda lingua madre è un romanzo che non può essere racchiuso nella sola definizione di fantascientifico. È una denuncia contro i pericoli ai quali la società ci espone e una critica verso il non-amore, un romanzo che mette in mostra il desiderio di controllo delle madri nei confronti dei propri figli e l’ossessione malsana e degenerante delle relazioni sentimentali. Un new weird claustrofobico ed esplosivo, un crescendo di disperazione e manie, di perdizione e fissazione. Un romanzo che parla di pulsioni e desideri sessuali in tutte le loro sfaccettature, di (in)fedeltà e solitudine, abbandono ai propri istinti e adeguamento ai desideri dell’altro. La seconda lingua madre è a tutti gli effetti una prigione fatta di impianti neurali e dipendenza: dalla scopolamina, dalla tecnologia, dal dominio, dal potere e da una forma pericolosa di amore. 

Un triangolo dannato

Il triangolo amoroso che si crea nel romanzo non è nulla di ricercato o voluto, nulla che abbia a che fare con il poliamore o con la fiducia. È una sorta di meccanismo di difesa creato da Hana stessa a discapito di Lars e Johan, che non sanno dell’esistenza l’uno dell’altro fino alla nascita stessa del piccolo Volker. La storia che ci viene raccontata è quella dell’ennesimo disamore e dei modi estremi che trova per andare avanti.

Hana è combattuta tra il suo amore ossessivo e implacabile nei confronti di Lars, un uomo che non le ha mai promesso fedeltà, che a suo modo la fa soffrire ma la tiene in pugno. Un uomo che la preferisce quando è stordita dall’uso di scopolamina e che quando è lucida la tiene perlopiù lontana e le mostra indifferenza. Una relazione la loro dettata in un certo senso da un desiderio insito in Hana di sottomissione, un legame vivo per assuefazione.

Lars non mi ha mai promesso fedeltà. Lars era una mente imprigionata in un corpo. Utilizzava il corpo come un hardware di ciò che davvero gli interessava: l’esperienza intellettuale dell’orgasmo. Necessitava di infiniti soggetti di analisi. Lui mi raccontava le sue opinioni, l’empirismo delle molteplici amanti e io non riuscivo a dirgli niente. Non trovavo le parole giuste, non con lui. Temevo che la gelosia potesse rendermi troppo volgare. Eppure, era proprio la gelosia a tenere viva l’attrazione sessuale nei suoi confronti.

Johan invece è per Hana un porto sicuro, non un vero desiderio ma quanto più una necessità, quell’elemento in più per consentirle di andare avanti nonostante tutto. Stare con Johan è semplicemente qualcosa di corretto, la scelta migliore, la persona giusta per creare un giusto equilibrio sentimentale.

A Johan ero legata da un’attrazione che non aveva nulla di scientifico. Era morbosa. Lo ammiravo e il suo interesse per me fungeva da afrodisiaco.

Bisogni complementari

Mentre Johan le serve per rendere più sopportabile la gravidanza stessa, per aiutarla e sostenerla (al contrario di Lars che non mostra interesse, pensando più a liberarsi del pancione per poter tornare a impadronirsi del corpo di Hana), Lars le serve per continuare a sentirsi viva, nonostante tutto.

Un semplice triangolo amoroso ha dato inizio a un piano a lungo termine architettato in maniera catastrofica. La nascita contrapposta alla morte è stata il pretesto per un piano di persecuzione digitalizzata, la trasformazione da donna a sola “coscienza” digitale, lo sfruttamento di un figlio solo come mezzo di osservazione. La trasformazione effettiva da donna a stalker del suo amore interrotto, sempre più ossessiva e onnisciente, racchiusa in un corpo bloccato a causa sua.

Diventerà, lentamente, un incubo per tutti seppur in maniera incosciente.

Tra nuova vita e morte

La seconda lingua madre è un romanzo che contrappone il tema della nascita e dell’arrivo di una nuova vita al tema della morte, con tutti gli interrogativi che si porta con sé e le paure. Unendo poi entrambi gli stati, crea un limbo tra vita e morte, una prigionia imposta sempre da Hana, prima per il figlio Volker, poi per gli ex amanti e infine per l’intero paese.

Volker è un essere avanzato, quasi mostruoso, non per una mera questione estetica ma per il suo modo di essere.

Crescere Volker era come custodire una vecchia intelligenza artificiale, che aveva problemi nel replicare i sentimenti o i desideri umani. Un robot senza funzioni pratiche autonome, ma obbediente e silenzioso.

Un bambino che non si ammala, non si lamenta, non piange mai né ride, perlopiù inespressivo e senza alcun tipo di reazione emotiva. Ma assolutamente intelligente e capace di comprendere qualsiasi cosa nell’immediato, come una macchina.

Pur sembrando impassibile e incapace di comunicare, in realtà Volker è solo limitato dalla sua stessa madre, vivendo un’esistenza intrappolato nella sua stessa mente. Quasi un morto vivente.

Flor Canosa è riuscita così a creare uno scenario in cui l’essere umano si ritrova ad essere quasi l’animale domestico dell’intelligenza artificiale, schiavo della tecnologia e completamente dipendente da essa.

Autrice

Flor Canosa nasce a Buenos Aires nel 1978, è sceneggiatrice, montatrice cinematografica e docente all’Università di Buenos Aires. Ha pubblicato sei romanzi. Nel 2015 ha vinto il Premio X per il romanzo contemporaneo della casa editrice El Cuervo con Lolas. Pulpa (2019) è stato pubblicato in Argentina, Spagna e Cile e Los accidentes geográficos (2021) in Argentina e Brasile. È sceneggiatrice per diverse case di produzione e co-editrice della Colección Arqueologías del Futuro (nuova narrativa weird) per la casa editrice Indómita Luz. Nel 2023 ha pubblicato in Argentina e Spagna La segunda lengua materna, (pubblicato in italiano da Future Fiction con il titolo La seconda lingua madre) candidato al Premio Celsius della Semana Negra di Gijón e al Premio Medifé Filba tra i dieci migliori romanzi dell’anno.