19 Aprile 2024

La scuola della carne: contraddizioni di un rapporto morboso

La scuola della carne di Yukio Mishima è un romanzo scritto nel 1963, ma pubblicato in Italia solo nel 2013 da Feltrinelli. Taeko, una donna divorziata della borghesia giapponese, vede la sua vita completamente stravolta dopo l’incontro con Senkichi, un ragazzo giovane e spregiudicato.

La scuola della carne

L’incontro

Taeko conduce una vita libera e ricca di divertimenti: a trentanove anni si ritrova single con le sue due fidate amiche, Suzuko e Nobuko, con cui chiacchierare e recarsi a eventi mondani. Il suo lavoro da stilista la soddisfa e le crea un’ottima reputazione. Le avventure amorose sono costanti e perlopiù frivole. Alla donna piace flirtare, sentirsi corteggiata e ammirata nel suo splendore. Questa vita borghese, però, si basa sulle apparenze: è sempre importante salvarsi la faccia, apparire in un determinato modo, frequentare solo certe categore di persone.

Per questo motivo l’esistenza di Taeko viene scossa dall’incontro con Senkichi, un ragazzo giovane e bellissimo, che conosce in un gay bar, in cui egli fa il barista. Un amico le delinea subito il personaggio: spregiudicato e freddo, il ragazzo si fa pagare per accompagnare uomini e donne. Quando Taeko gli parla, lui sembra indifferente al suo fascino; quando gli chiede di incontrarsi, arriva con un ampissimo ritardo e mal vestito, cosa che fa inorridire la donna. C’è però qualcosa di Senkichi che la cattura inevitabilmente, nonostante l’imbarazzo che le provocano i suoi modi, il suo lavoro e in generale l’abissale differenza tra lei e lui. Il rapporto continua così in una spirale negativa.

L’attrazione e il non-conosciuto

La cosa che sconvolge e al contempo attrae Taeko è la parte animale e indifferente che emerge nel ragazzo. Sembra vivere in una dimensione in cui la forma non conta. Non solo nell’apparenza fisica, ma anche a parole Senkichi si permette fin da subito di essere piuttosto diretto e talvolta acido con la donna. Si instaura così una specie di circolo vizioso, in cui Taeko non vuole dimostrare di sentirsi ferita e anzi arriva addirittura a punzecchiarlo col sarcasmo per provocarlo e lui non esista a rispondere. Non si capisce più chi sia vittima di chi.

La cosa più strana di tutto il libro è il fatto che il lettore si chiede se esista qualcosa che li leghi e cosa sia. Al di fuori dell’intesa sessuale, solo Taeko sembra non capire che questa persona non può avere nulla in comune con lei. Eppure, come spesso accade, si è attirati da ciò che meno comprendiamo e che pure ci spaventa, proprio perché rischio significa eccitazione.

La velata critica di Mishima

In La scuola della carne, Taeko viene dipinta come una donna fortemente occidentalizzata: indipendente e libertina, rifiuta nettamente l’ideale della donna madre di famiglia. Tra le righe però non si può fare a meno di sentire un disprezzo sotteso da parte dell’autore. In particolare, nello sviluppo del rapporto i due decidono di prendersi più libertà. Escono anche con altre persone ed è proprio qui che tutto inizia a crollare definitivamente. Sembra quasi che l’estremo libertinaggio diventi l’elemento chiave per la distruzione di un rapporto che, in questo caso, era già precario. Mishima inoltre sembra cercare di portare alla luce la solitudine che si nasconde dietro queste vite un po’ folli. Taeko torna a casa e questa sembra il deserto senza Senkichi. Il bisogno di amore e vicinanza sembra costante e incolmabile, soprattutto da relazioni di questo tipo.

Altri titoli simili

Un altro titolo di Mishima consigliato è Confessioni di una maschera, in cui si racconta dello sviluppo della sessualità e della vergogna che questa si porta dietro in modo magistrale. Se invece si apprezzano i romanzi che trattano di questi rapporti morbosi e spesso univoci possono essere adatti Un amore di Dino Buzzati e La noia di Alberto Moravia