La regina degli inferi, la maledizione di Persefone

La regina degli inferi, la maledizione di Persefone, di Hannah Lynn, edito da Newton Compton, è un vero gioiello di 384 pagine, uscito a luglio 2023, che racconta una storia epica e ricca di pàthos. Si tratta di un volume autoconclusivo, scritto dall’autrice dei bestseller Il segreto di Medusa e La vendetta degi Dei, che racchiude un sapore antico e allo stesso tempo sempre attuale, e che consacra la Lynn all’Olimpo dei retelling dei romanzi mitologici di spessore.

Trama

Demetra, la potente dea della natura, vive con la bellissima figlia Kore tra i mortali, a cui dona raccolti rigogliosi e campi fertili. Ogni giorno in suo onore si innalzano canti e si offrono tributi, e il mondo sembra destinato a un’eternità di abbondanza. Fino al momento in cui Kore sparisce nel nulla. A rapirla è stato Ade, il sovrano dell’Oltretomba, che l’ha condotta con sé sottoterra. Quando si rende conto che implorare Zeus è inutile, Demetra scatena la sua furia, facendo calare un inverno perenne.

I raccolti avvizziscono, la terra diventa sterile e arida. Non ci saranno più musica né gioia finché ciò che le è stato sottratto non verrà restituito. Spaventati dalla fermezza di Demetra, gli dei provano a convincere Ade a liberare Kore. Ma nel regno dei morti vige una regola: nessuno può andarsene se ha assaggiato anche solo un frutto di quella terra. Sei chicchi di melograno, fatti inghiottire con l’inganno, segnano per sempre il destino di Kore: per sei mesi all’anno potrà fare ritorno da sua madre e la terra si riempirà di nuovo di fiori e frutti. Nei restanti sei mesi la terra tutta dovrà piangere la sua assenza. E lei sarà Persefone, la regina degli Inferi.

Demetra, madre e dea

Il romanzo è suddiviso in tre macro blocchi in cui le due protagoniste, Persefone e Demetra, si alternano fino a fondersi. Nella prima parte viene introdotta la figura di Demetra, che parla in prima persona rivolta ad un terzo che ascolta, iniziando a raccontare dalla sua nascita, al suo primo incontro con Zeus, alla sua vita nell’Olimpo, alla nascita di Kore, e a tutte le vicende che l’hanno resa la dea irosa, soffocante e sofferente che conosciamo. Inizialmente, Demetra si dimostra subito come una dea piena d’amore ed entusiasmo per la vita che la circonda, per la natura e per gli uomini, e il suo essere compassionevole e fiduciosa la porterà gradualmente ad essere sopraffatta dalla crudeltà e dalla brutalità degli dei, pronti ad annientarla e a rubarle quelli che ama. Passerà infatti molto tempo a nascondersi da loro, e a subire senza riserve tutto ciò che il mondo le fa cadere addosso.

Fa riflettere particolarmente il concetto che persino le Dee, per quanto potenti, implacabili e immortali, si ritroveranno spesso sottomesse da Dei violenti e crudeli, prede dei loro istinti primordiali e omicidi. Demetra viene dipinta quindi come un personaggio complesso, dalle mille sfaccettature, che nonostante le atrocità subite continuerà a riconoscere l’importanza della vita e a meravigliarsi di fronte agli esseri umani, mantenendo un’anima buona, almeno fino al momento in cui Kore, la sua amata figlia e la sua ancora di salvezza, con cui ha intessuto un legame indissolubile, non le viene portata via.

Ade e Persefone, oltre il mito

Lungi dall’essere un dio pacato, crudele e insensibile, come forse tanti lo immaginano, Ade viene dipinto come una figura amorevole, matura, compassionevole, piena di umanità e consapevolezza, sia verso la sua sposa, sia verso gli abitanti del suo regno.

L’unico atto mostruoso è proprio quello del rapimento di Persefone, che tuttavia lui non credeva essere tale, e quindi si rivela frutto di un malinteso.

In un mondo di divinità che considerano le donne un oggetto, Ade non impone, non costringe, non violenta, ma dona e condivide, offrendo tutto se stesso e tutto ciò che possiede, riuscendo a conquistare l’anima ferita e impaurita di Kore, aiutandola a diventare Persefone, la sua regina, liberandola da ogni catena.

Potrebbe accadere anche a noi. Ma io non sarei infedele. Mai. Non ti mancherei mai di rispetto come ha fatto Zeus con Era. Lascia che te lo dimostri. Lasciami provare il mio amore per te. E col tempo anche tu mi amerai.

La discesa negli Inferi come viaggio all’interno di se stessi

In quel momento non mi sentii più la figlia di Demetra. Non mi sentii Kore, la fanciulla, il cui potere era trattenuto dalla paura dell’attenzione che poteva attirare, mi sentii una vera dea e una vera regina. E quindi non ritrassi la mano.  

Una parte importante del libro è sicuramente quella legata al concetto di rivelazione del sé.

La narrazione è infatti ricca di simbolismi e metafore che amplificano il significato della storia e invitano il lettore a una profonda introspezione. Il viaggio negli Inferi diventa pertanto una metafora della scoperta di se stessi.

Infatti, è negli Inferi che Persefone compie il suo destino e si libera dalla gabbia dorata della madre di cui è sempre stata prigioniera. Scopriamo così che Kore, – dal greco, ‘fanciulla‘ -, trascende il suo significato letterale per giungere a rappresentare uno stato dell’esistenza, siamo tutte Kore per un momento.

Demetra, dal canto suo, rivela davvero la sua essenza nel momento in cui Kore le viene strappata via all’improvviso da Ade, dimostrando di essere una Dea violenta e spietata, che lotta per riprendere tutto quello che ama e ricomporre le parti ferite del sé, arrivando ad annientare anche il mondo intero se non otterrà ciò che vuole. Così come ha dovuto subire fino allo stremo, infatti, una volta raggiunto il limite della sopportazione, la sua furia non conosce più limiti. Si nota quindi una specie di involuzione: se Persefone si autodetermina durante la sua permanenza negli Inferi, acquisendo nuove e importanti consapevolezze, Demetra, al contrario, implode, trascinando con sé tutto quello che la circonda, dalle sue ninfe alla natura stessa, umanità compresa, che sarà costretta a subire la sua ira attraverso lunghe e atroci sofferenze.

L’amore e il dolore sono pertanto momenti catartici che portano forti cambiamenti in una persona. Da un lato, Persefone riesce a sbocciare in tutta la sua gloria proprio grazie all’amore, che la rende libera; mentre Demetra sprofonda in un abisso di risentimento e dolore, in un costante stato di rabbia che distrugge e la auto-distrugge.

La libertà era un mio diritto, ma per certi versi l’avevo sperimentata più negli inferi che nella terra dei vivi. Ero stata libera di essere me stessa, senza vergogna. Libera di testare i limiti del mio potere.

La Lynn è impeccabile nel caratterizzare i personaggi e nel far entrare in sintonia il lettore con loro, anche attraverso una scrittura scorrevole e un linguaggio semplice, ma che al contempo si addice ai dialoghi fra le diverse divinità, rendendo lo stile fresco e armonioso.

Interessante la chiave di lettura moderna dei personaggi, perché la lotta per l’autenticità, l’accettazione di se stessi, i momenti di crescita e di cambiamento sono tutti concetti universali, senza tempo, e per questo perfettamente ritrovabili nel vissuto attuale, con cui molti lettori potranno identificarsi.

In definitiva, si tratta di un retelling ammaliante e potente, che consiglio a tutti gli amanti del mito e delle storie senza tempo, a chi è sempre stato affascinato dalla storia di Ade e Persefone, ma soprattutto a chi crede che le divinità, in fondo, forse non sono poi così diverse da noi.

Proprio come per la paura, gli dei non sono immuni alle altre emozioni. Amano, soffrono e possono essere sconvolti.