La ragazza dello Sputnik: anime solitarie divise tra due mondi

La ragazza dello Sputnik, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001 da Einaudi, è un romanzo dell’acclamato scrittore giapponese Haruki Murakami (Kyōto, 1949).

Cenni sull’autore

Nonostante divida nettamente i lettori – o lo si ama, o per niente – è indubbiamente uno degli autori nipponici contemporanei più conosciuti dal grande pubblico. Le sue opere, non a caso, sono state tradotte in più di 50 lingue e insignite di prestigiosi riconoscimenti.

Tra i romanzi più famosi ricordiamo Nel segno della pecora (Premio Noma 1982), La fine del mondo e il paese delle meraviglie (Premio Tanizaki 1985), Norwegian Wood e L’uccello che girava le viti del mondo (Premio Yomiuri 1996). Nel 2006 ha vinto il World Fantasy Award con Kafka sulla spiaggia, che Feltrinelli ha anche inserito nella sua lista dei “100 classici del futuro“. La sua produzione comprende anche raccolte di racconti, come I salici ciechi e la donna addormentata (Frank O’Connor International Short Story Award 2006), e saggi, tra cui Underground e Il mestiere dello scrittore. Inoltre, ha tradotto molteplici opere dall’inglese al giapponese, tra cui tutte quelle dello statunitense Raymond Carver.

Tra gli autori a cui Murakami si ispira compaiono grandi nomi della letteratura internazionale, come Franz Kafka, Francis Scott Fitzgerald, Fëdor Dostoevskij, Honoré de Balzac e William Shakespeare.

Trama

Copertina romanzo Murakami La ragazza dello Sputnik

Sumire, la protagonista, è una giovane aspirante scrittrice dal carattere alquanto eccentrico. Ci viene presentata dal narratore, un maestro elementare di cui non conosciamo il nome.

Detto in sintesi, Sumire era un’inguaribile romantica, testarda e cinica, completamente inesperta della vita e del mondo. Una volta che cominciava a parlare, poteva andare avanti anche all’infinito, ma quando l’interlocutore non le andava a genio (come le accadeva con la quasi totalità del genere umano), non apriva bocca. […] Aveva la tendenza, se era colta da una delle sue ispirazioni, a dimenticarsi di mangiare […].

Lei e il misterioso narratore sono due persone quasi sole al mondo, ognuna confinata nella propria piccola bolla. Grazie alla loro amicizia riempiono lo spazio vuoto che li circonda. Tuttavia, il maestro è segretamente innamorato di Sumire e delle sue stravaganze, come quando lo chiama nel cuore della notte per condividere qualche intuizione improvvisa. La giovane, però, non sembra assolutamente interessata a nessun tipo di rapporto amoroso, né con lui, né con altre persone.

– […] Non ne vado affatto fiera, ma il desiderio sessuale non so neanche cosa sia. Uno scrittore che non ha impulsi sessuali che esperienza potrà mai fare? È come un cuoco che non ha appetito.
– Il tuo desiderio sessuale, dove sia non posso certo dirlo io – risposi. – Può darsi che si sia solo nascosto da qualche parte. Che abbia fatto un viaggio in un luogo lontano e sia dimenticato di tornare. Ma innamorarsi è un’esperienza completamente imprevedibile. Potrebbe arrivare all’improvviso, spuntando fuori da chissà dove, e travolgerti in qualsiasi momento. Anche domani.

Come in una profezia, un gioco del destino, le parole dell’uomo si avverarono.

Nella primavera del suo ventiduesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella sua vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. […] Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. E come se non bastasse, era una donna.

Myū è di origine coreana e gestisce una ditta di importazioni ereditata dal padre. Al contrario di Sumire, è elegante, raffinata e ricca, una vera donna di mondo. Incontrandola, Sumire scopre per la prima volta cosa significhi amare una persona e desiderarla, sia mentalmente che fisicamente. La sua vita monotona e il suo piccolo mondo vengono messi sottosopra da questa novità senza precedenti.

[…] Sento che questo amore mi porterà da qualche parte. Ma non posso sottrarmi alla sua forte corrente. Non ho nessuna possibilità di scelta. Il luogo dove mi condurrà è un mondo diverso, che non ho mai visto. Potrebbe trattarsi anche di un luogo pericoloso. […] Ma non posso più tornare indietro.

Tuttavia, il progredire e l’intensificarsi del loro rapporto – puramente lavorativo e amichevole – porta alla luce vecchie ferite, mai cicatrizzate. Il loro io più profondo sembra essere bloccato per sempre in un mondo parallelo, impossibilitato ad attraversare lo specchio che divide le due realtà. L’incontro delle loro anime, quindi, non sembra altro che una chimera.

Eravamo state meravigliose compagne di viaggio, ma in fondo non eravamo altro che solitari aggregati metallici che disegnavano ognuno la propria orbita. […] in realtà non siamo che prigioniere, ognuna confinata nel proprio spazio, senza avere la possibilità di andare da nessun’altra parte. Quando le orbite dei nostri satelliti per caso si incrociano, le nostre facce si incontrano. E forse, chissà, anche le nostre anime vengono a contatto. Ma questo non dura che un attimo. Un istante dopo, ci ritroviamo ognuna nella propria assoluta solitudine. Fino al giorno in cui bruceremo e saremo completamente azzerate.

La ragazza dello Sputnik: amore, solitudine, scissione dell’io e sogno

Ne La ragazza dello Sputnik ritroviamo alcuni temi cari a Murakami, primo fra tutti la solitudine, che accomuna i vari personaggi, per quanto siano diversi tra loro.

[…] non soffrivo particolarmente per la solitudine. La consideravo normale. In fondo, tutti gli esseri sono soli. […] Essere soli è come, in una sera quando diluvia, stare fermi alla foce di un grande fiume e guardare un’enorme massa d’acqua gettarsi nel mare.

L’unico balsamo per le loro anime solitarie è la compagnia altrui, come spiega il maestro.

[…] le ore passate con Sumire erano […] le più preziose della mia vita. Con lei riuscivo a dimenticare temporaneamente il costante sottofondo di solitudine che mi accompagnava da sempre. I confini del mio mondo si dilatavano e potevo respirare più profondamente. Questo accadeva solo grazie a Sumire.

In contrapposizione alla tristezza della solitudine, Murakami descrive l’amore come una forza travolgente, un vulcano sul punto di eruttare. È un amore giovane, incontrollato, totale, che non lascia spazio a compromessi. O tutto, o niente.

Un altro tema che contraddistingue la penna dell’autore è la scissione dell’io più profondo, diviso tra la dimensione reale e quella onirica. In quest’ultima si annidano le pulsioni più nere, i desideri nascosti, le paure, quello che il nostro io razionale fatica ad accettare.

Quella che vedi adesso qui è solo la metà di me che è rimasta. […] Un tempo ho vissuto, e anche ora in qualche modo continuo a vivere, e nella realtà sono qui di fronte a te e sto parlando. Ma la persona che è qui adesso non sono veramente io.

Così, la dimensione irrazionale diventa oggetto di desiderio e rifugio segreto dalla realtà, dalla quale è divisa da uno specchio invisibile.

Nel mondo dei sogni non è necessario distinguere le cose. […] lì non esistono linee di confine. Perciò nei sogni è difficile andare a urtare violentemente contro qualcosa, e se per caso questo accade, non ci si fa male. La realtà è diversa. La realtà morde.

Infine, per quanto gli argomenti trattati siano profondi, la lettura non risulta mai pesante, grazie alla prosa scorrevole e delicata. L’uso cospicuo di similitudini, inoltre, dona un gradevole tocco di poeticità e leggerezza alla narrazione.