Essere diversi in un mondo di uguali: La ragazza del Convenience store di Murata Sayaka

La ragazza del Convenience store ha venduto più di un milione di copie in Giappone e ha vinto il premio Akutagawa, consacrando Murata Sayaka come l’autrice di narrativa contemporanea più apprezzata del panorama letterario giapponese odierno. La sua denuncia alle convenzioni sociali giapponesi è molto forte e si scorge ad ogni riga, e diventa un inno che celebra le diversità e l’unicità degli individui. Tema ricorrente in tutti i suoi libri, uno su tutti I terrestri di cui vi abbiamo parlato in un altro articolo.

Autore: Murata Sayaka

Casa editrice: Edizione E/O

Anno di pubblicazione: 2018

Numero di pagine: 176

Trama

Da quando è piccola Keiko non ha mai trovato il suo posto nel mondo. Considerata “strana” a scuola e dalla famiglia, da bambina decide di limitare le sue azioni e le sue parole per cercare di risultare normale agli occhi degli altri. Così, crescendo, Keiko vivrà in sordina, da outsider, senza amici, rispettando le regole che la società le impone per omologarsi agli altri.

Perciò decisi che da quel momento in poi avrei aperto bocca il meno possibile quando ero lontana da casa. Avrei evitato di prendere iniziative personali, a costo di adeguarmi agli altri in tutto per tutto e di piegarmi alle loro regole.

Quando inizia a frequentare l’università a 18 anni va a vivere da sola e in cerca di un lavoro si imbatte in un konbini di nuova apertura, in cui viene assunta senza grandi richieste di curricula.

I konbini, o convenience store, sono negozi molti diffusi nel Giappone contemporaneo. Si possono considerare dei piccoli supermercati presenti in ogni via del Sol Levante, aperti h24 tutti i giorni della settimana. Sono l’incarnazione dell’organizzazione, della cortesia e dei sorrisi. I konbini rappresentano molto bene due aspetti fondamentali per la società giapponese: la volontà di assistere le persone e la concezione di lavoro alienante, con turni di lavoro lunghissimi, paghe basse e nessuna possibilità di carriera.

Keiko trova così il suo posto nel mondo, nel konbini in cui lavora. Ci si dedica completamente seguendo le regole da manuale per il “commesso perfetto”, tanto da far diventare quella piccola realtà tutto il suo mondo. Così, a suon di “Irasshimase!” comincia a sentirsi più normale e socialmente accettata.

In quell’istante, assaporai la sensazione di aver trovato il mio posto nel mondo. Sono nata, finalmente!, pensai entusiasta. Quello fu il primo giorno della mia nuova vita come “normale” componente degli ingranaggi della società.

Ma a 36 anni, dopo diciotto anni di lavoro part-time presso lo stesso konbini, la ragazza comincia a subire pressioni dalla sua famiglia e dalle sue poche amiche che vorrebbero per lei una vita più “giusta”, trovando un lavoro a tempo indeterminato o mettendo su famiglia, diventando prigioniera del giudizio altrui. Keiko però (che non ha mai avuto altre esperienze o una relazione) non pensa a queste cose, non vuole abbandonare il suo lavoro nel konbini, grazie al quale è riuscita a mitigare le sue stranezze e a tirare avanti nella vita.

Un giorno conosce un ragazzo e della sua stessa età e nella sua stessa condizione (single e senza carriera) che proverà a convincerla a sposarsi per apparire normale agli occhi della società e della famiglia. Per Keiko potrebbe essere l’occasione di abbandonare il konbini e farsi una famiglia, diventando così come tutti vogliono? Oppure il mondo del convenience store e delle regole da manuale avrà la meglio?

Considerazioni

Un bellissimo romanzo che sviscera il concetto di “normalità” in cui ci viene imposto di attenerci alle regole prestabilite della società per sentirci accettati e adeguati. In un Giappone dove l’unico percorso di vita possibile è: istruzione-università-lavoro e famiglia, Murata Sayaka si interroga sul concetto di “normale”. Chi siamo noi per negare a Keiko la voglia di lavorare per sempre part-time in un konbini, contravvenendo a tutte le leggi sociali? Chi siamo noi per giudicare una persona anormale e strana solo perché diversa? Chi dice che sei una fallita se a 36 non hai un lavoro stabile e una famiglia?

Il libro ci invita ad entrare nella vita di una persona che si sente diversa e che cerca in tutti modi di essere normale, anche copiando frasi o modi di fare dalle persone che la circondano. Keiko non comprende questi costumi, non capisce perché una donna debba per forza sposarsi e fare figli; ma soprattutto non riesce a capire perché il suo tanto amato lavoro al konbini scaturisca apprensione, perplessità e disgusto nelle persone.

Ho trovato il libro molto carino e mi ci sono immedesimata profondamente, condividendo molte riflessioni della protagonista. Anche io mi interrogo spesso sul concetto di “normalità”, che secondo me non è assoluto. Amo le diversità e non giudico mai le persone in base al loro lavoro o al loro status sociale. Sarebbe un mondo terribile se tutti fossimo uguali e avessimo percorso le stesse strade. La ragazza del Convenience store è un inno alla libertà individuale, anche se fuori dagli schemi sociali.

Quindi Irasshaimaise!…e siate sempre voi stessi, fregandovene del giudizio degli altri.