Raybearer: Cronache da un’altra Terra di Mezzo

Raybearer di Jordan Ifueko, edito da Fazi.

Partiamo con la categorizzazione: Fantasy, Young Adult, Romance. E sicuramente tutte queste categorie ci azzeccano.

Fantasy

Ci muoviamo in un tempo non specificato, in una terra in cui i continenti sono stati unificati dalla magia di un Alagbato (spirito naturale) e dalla scomparsa dei mari. Questo mondo, che potremmo individuare per le sue caratteristiche geomorfologiche come il continente Africano, ha le sue divinità e i suoi eroi e alcune leggi astruse e fantastiche (per esempio è possibile viaggiare velocemente attraverso portali magnetici che hanno come unico effetto collaterale di scombussolare un gli organi interni a tal punto che è molto pericoloso attraversare più portali nello stesso giorno).

Chi regna su questo Impero possiede un medaglione a forma di testa di leone le cui ciocche della criniera si illuminano a dimostrarne il potere. Il suo Raggio, ovvero un legame psichico che intercorre come un incantesimo tra i suoi 11 fedeli, accuratamente selezionati tra i più talentuosi individui di ogni angolo dell’impero, gli consente di essere immortale a 11 delle 13 morti. Alla dodicesima è immune dalla nascita e per sangue reale e alla 13ima, ovvero quella per vecchiaia, purtroppo nessuno ha scampo.

I regni unificati nell’Impero di Erit ha una sua geografia ben definita e coerente, tanto da poterne tracciare una mappa. Nella storia infine compaiono maghi, spiriti naturali, creature infernali e ovviamente eroi.

Romance

La protagonista è una giovane donna, Tarisai, che si muove in un ambiente misto (una scuola-monastero-corte) pieno di altre giovani come lei. Impossibile non immaginarla innamorata. E difatti l’amore compare, si fa tensione, tentazione, a volte senso di colpa.

Young Adult

E’ un romanzo di formazione: l’ingenua fanciulla Tarisai, che vive da sempre celata al mondo nella casa- fortezza della madre (semplicemente e per tutti Lady), realizza improvvisamente di essere stata destinata ad una missione più grande di lei eppure malvagia e odiosa. Passa attraverso un periodo di formazione quasi collegiale, classico escamotage dei Young Adults per trascinare i giovanissimi protagonisti lontano dalle case paterne, in ambienti d’altro canto molto simili a quelli scolastici che conosciamo (da cui una certa identificazione del giovane lettore). A lei imparare ad opporsi ad un destino segnato, entrare da sola nel mondo degli adulti e diventare quello che davvero vuole essere.

Io poi ci aggiungo anche una quarta categoria, forzandone parecchio la mano ma creando secondo me una certa suggestione:

Fiaba

E difatti Tarisai è una principessa sotto incantesimo che come tutte le principesse dorme nel castello -prigione in cui abita sotto il controllo mentale della madre cattiva, che l’ha generata con un Alagbato (potente spirito del lago) suo ehru, ovvero schiavo, con l’intento preciso di renderla a sua volta sua servitrice ed introdurla con l’inganno a corte nella schiera dei fidati ad uccidere il principe Dayo, il delfino dell’attuale regnante.

Sarà il bacio del vero amore a svegliarla dall’incantesimo? No, sarà la sua parte umana, i suoi sentimenti ed il suo desiderio – ribelle – di esprimere la propria personalità, di disegnare da sola il suo destino. Un destino che non è solo affermazione personale, ma che è anche intrecciato a filo doppio con il bene della sua terra, del suo popolo: interrompere il patto stretto in passato con gli Ebiku, terribili spiriti dell’inferno, che richiedono un sacrificio periodicoin vite umane (che interessa solo una delle popolazioni di Erit, purtroppo) per accordare i loro favori al regno. E anche e soprattutto rimettere al suo posto sul trono una regnante donna, che collabori attivamente e completi a livello energetico il principe durante il suo mandato: una negazione storica ne aveva cancellato le tracce, rendendo monca la condivisione del Raggio.

Ecco quindi che Tarisai non è solo la principessa che si libera della madre-matrigna come nelle migliori interpretazioni psicanalitiche di Bettelheim, ma è anche l’Eroe, che combatte il drago  (forze del male ma più in generale oppressori e patriarcato) perché venga restituito ordine ed equilibrio nel mondo. Da dove prenderà la forza per affrontare tutto questo? Da dentro di sé, innanzitutto: Tarisai non è certo una pavida, è comunque la figlia di Lady, maga potente e temuta. E poi dall’amicizia, dall’amore, dal Raggio, dallo scoprire per la prima volta che attorno a sé esiste un mondo di persone da cui non è necessario difendersi restando chiuse e protette, ma cui ci si può affidare.

Ho insinuato io la suggestione della fiaba ma ora sarò sempre io a distruggerla. E con semplici considerazioni sul rapporto tra madre e figlia che è forse quello che mi ha convinto a parlare di questo romanzo proprio durante il mese delle donne. 

Rapporto madre-figlia

Qual’è il rapporto più traumatico ed importante che una donna può avere? Quello con la madre ovviamente perché estremamente conflittuale: una lotta impari tra amore e odio con una persona con la quale si condivide la trama grossolana del destino. Entrambe genitrici, entrambe figlie, percorrono la stessa strada nel momento stesso in cui lottano per liberarsi da un destino segnato. Oltre a possedere la metà del DNA l’una dell’altra ed essere quindi biologicamente strutturate per amarsi sopra ogni altra cosa per tutta la vita, hanno entrambe lo stesso potere generativo che in linea di massima, con i propri tempi e i propri modi, tentano di esprimere sempre per istinto biologico una volta diventate adulte. 

In un rapporto del genere una madre, per quanto matrigna, non può mai essere totalmente incompresa dalla figlia soprattutto in società come le nostre, in cui anche solo essere donne ed affermare una propria individualità e volontà, per quanti progressi si siano fatti, è faticoso e frustrante.

Così Lady non è una figura piatta, un semplice simbolo archetipico, ma una donna vera, che agisce mossa da sentimenti, da dolori, da umiliazioni, che in qualche modo ha luci oltre che ombre, come tutti, come nella realtà. Lady è una donna con una storia, che utilizza strumenti e modi sbagliati per uno scopo tutto sommato anche giustificabile. Tra loro ci sono momenti dolorosi di inganno, di sopraffazione, di sottomissione ma anche in parte di qualcosa di simile alla tenerezza. 

Andare troppo a fondo del personaggio mi porterebbe a rivelare troppo della storia e qui dunque mi taccio e lascio Lady ed il suo difficile legame con Tarisai ad attendervi tra le pagine di Raybearer. 

Tornando a Tarisai, invece, possiamo dunque affermare che è una principessa moderna, una donna che si prende il suo ruolo di eroe, che lotta per esprimere la propria identità e, in senso più lato, il proprio genere bistrattato, sottomesso, rimosso ed ignorato. E’ lei il fulcro di tutta l’azione, lei che ha un feeling speciale con il principe Dayo; un legame che però non è sentimentale o sessuale, ma un atavico legame di potere, perché, come Dayo, anche Tarisai è di stirpe regale ed è l’energia femminile che a Dayo manca per poter governare appieno e con equilibrio il suo vasto paese, aggregato di etnie e problemi differenti. E’ grazie alla sua caparbietà, alla sua curiosità, al suo coraggio e alla sua visione illuminata che torneranno alla luce storie ed elementi che le daranno ragione. 

Contesto ambientale

Vorrei non trascurare infine un ulteriore elemento originale e pregnante che si respira a pieni polmoni in tutto il romanzo: l’Africa. Non solo per le ambientazioni, ma anche per le logiche, i nomi e gli elementi magici. E’ proprio questa enorme ventata di novità, questo vento caldo e desertico che parla di un continente tutto sommato poco esplorato che rende prezioso ed incantevole questo racconto. Con i Fantasy infatti siamo abituati a muoverci nelle brughiere e nei boschi del grande Nord, ad incontrare fate folletti , orchi e troll, a vestire i panni di un medioevo europeo distopico.  Qui le maghe odorano di selvaggio, gi spiriti sembrano scolpiti nell’ebano, o sono sontuosamente vestiti con piume di fuoco o di acqua e gli eroi indossano Pagne (le colorate stoffe africane stampate a cera) e tuniche sgargianti e si adornano di treccine e di oro. 

Ora, sarà la mia continua tensione verso terre ignote e lontane, sarà la mia tendenza a visualizzare film interi quando leggo, ma questo è un viaggio da cui trovo sia difficile tornare e in qualche misura capisco, senza esserci mai stata, chi mi parla di mal d’Africa.

Quindi per concludere lasciatevi incantare anche voi ma sappiate che Il finale è aperto – o perlomeno non del tutto chiuso: si tratta infatti del primo libro di una dilogia, che in America è già stata interamente pubblicata e il cui secondo volume, Redemptor, sarà – secondo rumors – disponibile in italiano per la fine di quest’anno.

E sappiate anche che tutta quest’Africa non è un caso: Jordan Ifueko è si una talentuosa scrittrice emergente americana di cui Raybearer è la ben riuscita opera prima, ma ha origini Nigerianeed è con quell’anima che ci parla.