Un thriller che lascia senza parole: La paziente silenziosa di Alex Michaelides

La paziente silenziosa è un thriller psicologico, dalle sfumature insolite, che riesce a catturarti dalla prima pagina e ti invita ad avanzare un’infinità di ipotesi pronte ad essere scardinate completamente. Il viaggio tra le pagine di questo libro indaga gli angoli in ombra, le cicatrici, le paure e i traumi d’infanzia dei personaggi; così come il personalissimo modo che ognuno di loro ha di conviverci ed elaborarli.

Titolo: La paziente silenziosa
Autore: Alex Michaelides
Casa editrice: Einaudi
Numero pagine: 340

Trama

Alicia e Gabriel, entrambi artisti, erano spostati da sette anni e sembravano condurre una vita perfetta e felice. Lui era un fotografo di moda e lei una pittrice iperrealista. Tutto sembrava procedere nella norma finché una sera, il 25 agosto, si sentono degli spari provenire dalla loro casa… poi il silenzio.

Una vicina di casa, avendo sentito gli spari, chiama la polizia che in poco tempo riesce a raggiungere la casa. Una volta arrivati, i poliziotti trovano la porta d’ingresso aperta e un’abitazione buia, priva di corrente elettrica. Su una sedia è accasciato il corpo privo di vita di Gabriel, il marito, con polsi e caviglie legate con una corda e un volto tumefatto da cinque spari di pistola. Accanto a lui, davanti al camino, si trova Alicia. Ha i polsi tagliati e perde molto sangue. È viva ma in stato di shock. Poco dopo Alicia perde i sensi e viene portata in ospedale.

Tutto comincia così, con Alicia che si risveglia in ospedale e viene interrogata dalla polizia. Ma c’è un problema… Alicia non parla più. Sembra diventata muta e non emette una parola neanche quando verrà incriminata durante il processo, nonostante la sua mancata testimonianza. Per questo motivo il giudice la dichiara inferma mentale e la spedisce in un ospedale psichiatrico.

Il caso

La storia ci viene raccontata da Theo Faber, uno psicologo che conosce bene la vicenda di Alicia e che cerca a tutti i costi di prenderla in cura con sé. Theo è spinto dalle migliori intenzioni, sa che Alicia ha bisogno di essere aiutata e che il suo mutismo esprime tantissimo dolore. Ma la terapia non sembra subito funzionare. Alicia continua a non parlare e spesso ha atteggiamenti molto violenti.

“Questo era l’effetto che ti faceva Alicia. Il suo silenzio era una specie di specchio che ti si rifletteva contro. E spesso ciò che vedevi al suo interno era qualcosa di orribile.”

A questo punto Theo decide di ricostruire tutti i pezzi mancanti della storia e comincia a cercare testimoni, parenti e amici di Alicia cercando di avere più informazioni possibili. Man mano che conosceremo nuovi personaggi e nuovi punti di vista la storia sembra complicarsi. Alcuni raccontano che Gabriel e Alicia conducevano una vita serena e piena d’amore, altri non la pensano allo stesso modo. C’è chi è certo che l’omicida sia Alicia e chi è assolutamente certo che lei non avrebbe mai ucciso nessuno.

Tra un capitolo e l’altro, mentre leggiamo la storia raccontata da Theo, vengono intervallati degli stralci dal diario di Alicia. Poche pagine che raccontano, dal punto di vista della protagonista, gli eventi capitati nella sua vita durante tutto il mese precedente all’omicidio. Saranno proprio queste pagine a ribaltare completamente la storia e aprire ipotesi nuove, oltre a comprendere meglio chi è Alicia e come è arrivata a quel 25 agosto.

“Sa c’era un uomo che la spiava.”

Oltre alla ricerca investigativa di Theo e alle pagine del diario di Alicia, c’è un terzo spaccato che prende piede nel libro. Un terzo filone del racconto che riguarda la vita personale di Theo e il suo matrimonio in crisi; essenziale per comprendere lo stato emotivo e mentale dello stesso psicologo.

L’alcesti

La vicenda dell’Alcesti, nota tragedia greca, assume un ruolo molto importante nella storia di Alicia. Sarà proprio lei, poco prima del processo, a creare un quadro iperrealistico che raffigura sé stessa nuda nel suo studio di casa, nei giorni successivi dell’omicidio, in piedi davanti al cavalletto e a una tela con un pennello in mano sporco di sangue. La tela, nel quadro, è vuota… come l’espressione del suo viso rivolto verso lo spettatore. Il titolo del quadro, scritto nell’angolo della tela, è ALCESTI.

 “Il quadro era un autoritratto. Mise il titolo nell’angolo in basso a sinistra della tela, a lettere greche celesti. Una sola parola: ALCESTI. Alcesti è l’eronia di un mito greco. Una storia d’amore tra le più tristi. Alcesti sacrifica spontaneamente la vita per il marito Admeto, morendo al suo posto quando nessun altro è disposto a farlo.”

L’Alcesti, come detto, è una storia della mitologia greca che narra le vicende di Admeto, un eroe, condannato a morte a cui pero viene data una possibilità: se troverà qualcuno pronto a morire al posto suo allora sarà salvo. I suoi genitori e i suoi amici rifiutano con fermezza questo sacrificio ma Alcesti, sua moglie, si fa avanti e si offre volontaria per morire al suo posto. E, con grande sorpresa, Admeto accetta la sua offerta e la consegna all’Ade. Ma la storia non finisce qui. Alcesti, dopo una serie di vicissitudini, viene strappata dagli inferi e viene riportata in vita. Admeto quando la rivede piange ma Alcesti ha delle emozioni più difficili da interpretare: rimane muta, non parla più.

“E’ evidente che c’è un collegamento, ma non riesco a metterlo a fuoco. Perché Alcesti non parla?
 Secondo lei?
Non lo so. Forse è sopraffatta dall’emozione.
Forse. E che tipo di emozione?
Gioia?
Gioia? Theo, rifletta. Lei come si sentirebbe? La persona che ama di più al mondo l’ha tradita condannandola a morte per la sua codardia.”

Conclusioni

Con un finale che lascia a bocca aperta e delle pagine conclusive pronte a scardinare qualsiasi certezza. La pazienta silenziosa si guadagna un posto tra i migliori thriller mai letti. Ho trovato la storia geniale e accattivante, una di quelle pronte a farvi cadere la mandibola quando meno ve lo aspettate. Nessun dettaglio è risultato superfluo, nessuna parola è stata messa fuori posto. Il mix di arte, storie passate, relazioni, psicologia ed emozioni è stato costruito alla perfezione. Consiglio la lettura a chiunque voglia cimentarsi nella lettura di un thriller diverso dal solito e in una storia che ha dell’incredibile.

La mia missione era aiutare me stesso. Credo che la stessa cosa valga per molte persone che si occupano di salute mentale. Siamo attratti da quella particolare professione perché abbiamo dei problemi: studiamo psicologia per curarci. Che poi sia disposti ad ammetterlo è tutta un’altra faccenda.