La nave morta: quando il capitalismo affonda

Durante una sosta nel porto di Anversa, il marinaio americano Gerard Gale perde la sua nave e rimane sprovvisto di tutto, compresi i documenti, ritrovandosi così incastrato negli ingranaggi infernali della burocrazia. Da un giorno all’altro diviene un vagabondo apolide, un clandestino metafisico costretto a passare da una frontiera all’altra senza che qualcuno possa riconoscerlo.

Inizia così l’odissea del protagonista di La nave morta di B. Traven (WOM edizioni, maggio 2023, traduzione di Matteo Pinna), autore dall’identità misteriosa che rimase sempre fedele al suo personale motto:

Lo dico chiaramente: la biografia di una persona creativa è del tutto irrilevante. Se un uomo non può essere riconosciuto nelle proprie opere, allora o l’uomo non vale una cicca o son le sue opere a non valere nulla. Pertanto, la persona creativa non dovrebbe avere altra biografia al di fuori delle proprie opere.

La nave morta

La nave morta

Che Traven è stato uno scrittore dalle convinzioni incrollabili lo si vede bene nella storia di Gerard Gale, costretto da una serie di sfortunate circostanze a vagare in lungo e in largo per cercare un funzionario che finalmente riconosca la sua esistenza, finché, con i piedi a mollo sotto il sole caliente della Spagna, non si imbatte nell’unica nave che può prenderlo a bordo: la nave morta.

Un relitto che ancora galleggia per Dio sa quale miracolo, strati e strati di vernice scrostata a tenere insieme una bagnarola senza bandiera e senza regole, il cui equipaggio è composto da fantasmi, uomini senza passato e senza futuro, schiavi della forza sbuffante delle caldaie a vapore e dell’abitudine più ancora che della speranza. Gale sale a bordo nonostante sia consapevole dell’unico destino che può attenderlo, ma ignaro delle reali condizioni dei marinai della nave morta, condizioni da cui è impossibile tornare indietro.

La nave morta, con tutta la sua ferocia e durezza, si è spenta. I sopravvissuti sono caduti in una condizione in cui non ne percepiscono più la brutalità, ma solo il caffè scadente e il cibo miserabile che gli viene servito. E nella posizione in cui si trovano, vedono ora quel cibo – che pure i topi si rifiuterebbero di toccare – come il più glorioso pasto degli dèi. Un tale cambiamento è concepibile solo quando la morte è già stata vinta. La nave morta appare ancora una volta in tutto il suo splendore, come una visione di chi è febbricitante e sta morendo di sete.

Il capitalismo

Nella lettera che Traven scrisse poco prima della pubblicazione in lingua tedesca della Nave morta, l’autore chiarisce senza mezzi termini di aver voluto raccontare una storia in un qualche modo vera, come vero è lo sfruttamento dei lavoratori, oggi come allora, e l’alienazione degli operai, che siano in fabbrica o su una nave. La nave morta racconta il trionfo del capitalismo, l’abbruttimento degli uomini nella sfrenata corsa al possesso e la perdita di identità di fronte alla sempre più pressante burocrazia.

Da leggere se…

Amate i romanzi dai tratti kafkiani in cui i contorni della realtà sfumano nella ripetizione e non disdegnate una bella dose di ironia anche nelle situazioni più deprimenti. Se poi avete una passione anche per la vita in mare aperto e le vecchie navi, be’, è il libro per voi.