La mia Ingeborg di Tore Renberg

La mia Ingeborg è l’ultimo romanzo dello scrittore norvegese Tore Renberg. Nel paese scandinavo è stato pubblicato nel 2020, diventando subito un caso editoriale. In Italia è uscito per la casa editrice Fazi nel mese di febbraio di quest’anno ed è candidato al Premio Strega Europeo 2024.

La mia Ingeborg

La trama

Tollak è un uomo rude, testardo e parla poco. Ha tre figli, non ha più una moglie e vive da solo nella sua casa nella brughiera.
Non frequenta nessuno, stacca ogni fonte di comunicazione col mondo esterno come televisione, abbonamento ai quotidiani eccetera. Sua figlia non lo chiama più, è arrabbiata con lui; suo figlio gli telefona, animato dal senso del dovere o forse spinto dal senso di colpa. Oddo è l’unico figlio che è rimasto con lui. Un ragazzo “problematico” che è stato abbandonato dalla madre.
Tollak è tormentato da un grande e terribile segreto che deve confessare ai suoi figli, anche a costo di perderli definitivamente.

La mente criminale

L’autore fa raccontare la storia a Tollak stesso. Il lettore all’inizio crede alla sua versione dei fatti finché, man mano che la narrazione va avanti, non appare chiaro quanto in realtà il protagonista si auto-inganni, trovando giustificazioni ai suoi terribili comportamenti.

Nel romanzo, seguiamo quindi i pensieri di un uomo malato, un po’ come Humbert Humbert nel capolavoro di Nabokov, Lolita. In Lolita, grazie a questo espediente, il lettore tende quasi a giustificare Humbert che pensa di amare la ragazzina, ignorando completamente la sua colpevolezza criminale. Così succede anche per Tollak, convinto di non aver commesso errori, anche se compie azioni abiette verso sua moglie e i suoi figli. Tollak, quando si macchia di crimini efferati, trova una giustificazione che sembra quasi plausibile. Dice di amare Ingeborg, ma il suo è un amore malato, ossessivo.

Eppure Tollak pensa di aver fatto sempre cose giuste nella sua vita, anche se ha irrimediabilmente rovinato la sua famiglia. Non prova sensi di colpa: solo verso la fine del romanzo e dopo aver scoperto di essere malato, decide di raccontare il segreto che lo tormenta, ma per lui e la sua anima è ormai troppo tardi.

Lo stile evocativo e le cupe atmosfere

La mia Ingeborg è un thriller dalle atmosfere cupe, tristi, malinconiche. Il tutto è sottolineato dallo stile scarno, freddo e pungente dell’autore che viene spesso paragonato dalla critica a Cormac McCarthy.

Lo stile duro rievoca benissimo non solo il temperamento del protagonista, ma anche i luoghi in cui la storia è ambientata.
La storia si svolge nella brughiera, in Norvegia, dove c’è un clima talmente aspro e difficile che anche i suoi abitanti assumono le sue stesse caratteristiche. Il flusso di coscienza di Tollak è spesso sconclusionato, va avanti e indietro nel tempo grazie ai ricordi che evoca, senza però stancare il lettore.

Conclusioni

Il romanzo si fa leggere molto velocemente, proprio per il ritmo incalzante dei pensieri di Tollak.
Man mano che si procede con la storia ci si incuriosisce sempre di più, per cercare di capire se effettivamente la versione di Tollak è quella vera, oppure se è lui stesso vittima di un auto-inganno.

La storia ci tiene quindi incollati alle pagine, ma è anche un racconto duro da digerire, con dei passaggi difficili da leggere se si è particolarmente sensibili a certe tematiche, tra le quali soprattutto la violenza psicologica e fisica sulle donne.

Il romanzo ha sicuramente molte potenzialità e potrebbe anche vincere allo Strega.