La malizia del vischio di Kathleen Farrell: un Natale carico di astio familiare

La malizia del vischio è il primo libro di Kathleen Farrell ad arrivare, grazie a Fazi Editore, in territorio italiano. L’autrice è vissuta durante la seconda metà del ‘900 in Inghilterra, dove ha scritto circa cinque romanzi che furono dapprima accolti bene dal pubblico e poi inspiegabilmente dimenticati.

Pubblicato nel 1951, La malizia del vischio racconta le vicende di una famiglia piccolo-borghese che si ritrova per tre giorni a festeggiare le feste di Natale. Più che festeggiare, però, quello che si percepisce è un astio generale pronto a esplodere in ogni momento. Unendo atmosfere retrò del dopoguerra inglese, spietate battute cariche di disprezzo e sette personaggi dalle personalità ben definite, Kathleen Farrel ci fa immergere in un Natale in famiglia da cui sarebbe meglio fuggire.

la malizia del vischio

La stanza era in attesa, e la tensione di sapere che l’arrivo dei visitatori era imminente le fece arricciare le dita contro i palmi delle mani

Trama

Costa del Sussex, primi anni Cinquanta.
Una famiglia si appresta a riunirsi in casa dell’anziana matriarca per trascorrere le festività natalizie. Man mano che arrivano gli ospiti, si cominciano subito a delineare le caratteristiche e gli atteggiamenti che ognuno di loro ha verso l’altro. Ogni familiare arriva in casa pronto a riversare risentimenti, non detti e drammi personali che tracimano.

Così tra uno sherry, un gioco da tavolo e il fuoco che scoppietta nel camino si parte alla scoperta delle motivazioni che creano così tanto astio familiare. Le spiegazioni vengono centellinate in lunghi dialoghi antipatici e frecciatine lanciate sin dalla colazione. E alla fine non sapremo bene da che parte stare perché ognuno dei personaggi porta con sé una storia personale diversa e atteggiamenti che, a seconda del caso, possono risultare sgradevoli o giustificati. Come in tutte le famiglie, direi.

«Stasera non ti capisco, Tommy. A casa non fai mai così. La sera siamo felici».
«Perché siamo stanchi. Riconoscere l’infelicità è un atto di ribellione, e le persone stanche non si ribellano».

I personaggi

La padrona della casa è Rachel, una donna anziana che non accetta di essere invecchiata. Il suo comportamento è tirannico, dispotico e pungente. È sempre pronta a trattare male sua nipote Bess, che vive con lei, e a lanciare accuse a ognuno dei presenti. Potremmo raffigurarla come la tipica signora che si lamenta di tutto: “i giovani d’oggi sono smidollati”, “i miei figli sono ingrati” o “ai miei tempi si che ci divertivamo e sapevamo come vivere”.

Poi c’è Bess, una nipote “acquisita” che convive con sua zia Rachel e di cui non conosciamo la storia. Sappiamo solo che viene trattata come un’inserviente da sua zia e che riceve sempre ammonimenti o critiche per come si veste, per i suoi sentimenti o per la sua fragilità. Bess è innamorata di Piers, cugino di secondo grado, e nessuno dei presenti in casa appoggia questo amore. Come può realizzare il suo sogno di sposarsi e andarsene da quella casa?

Il terzo personaggio che consociamo è Kate, la seconda nipote di Rachel. Kate vive nel suo dramma personale, è indipendente ma sola. La sua relazione è finita da poco e tutti sono pronti a ricordarglielo in continuazione per farla sentire inadeguata, infelice e destinata alla solitudine.

Piers è un altro nipote di Rachel, tanto misterioso quanto arrogante. Il suo personaggio viene raffigurato come uno che cerca di allisciare sua zia in tutti modi per guadagnare rispetto e aiuto finanziari. Le sue parole sono sempre appuntite e maleducate, tranne quando si rivolge a sua zia (il suo “tesoro”) che è sempre pronto a servire e riverire. Piers sa benissimo che Bess è innamorato di lui e, anche se non è realmente interessato a lei, approfitta dei suoi sentimenti per gonfiare il suo ego. Così inizia una danza meschina nei suoi confronti per lasciare che lei si illuda quanto basta per rimanere appesa.

Poi ci sono Marion, figlia di Rachel, e suo marito Thomas. Tra loro le cose non vanno molto bene e il loro malcontento viene avvertito subito da tutti i presenti. Marion è dispotica, rigida e matriarca come sua madre e tratta suo marito con sufficienza impartendo ordini. Thomas, dal canto suo, è vittima di questo atteggiamento e non sa come cambiare le cose. Durante le feste comincia a domandarsi se abbia ancora senso il suo matrimonio, ma non riesce proprio a capire come uscirne. La coppia riuscirà a sopravvivere al Natale?

Infine c’è Adrian, figlio di Rachel, che si presenta in casa totalmente ubriaco e fuori di sé. Adrian è la pecora nera della famiglia e nessuno lo vedeva da più di vent’anni. Scorrendo le pagine veniamo a conoscenza di un passato in cui Adrian ha truffato tutta la famiglia ed è scappato lontano scomparendo nel nulla. Tutti provano disprezzo per lui, e di certo lui non fa nulla per rimediare. Ma perché è tornato a Natale dopo così tanti anni? Che voglia di nuovo approfittare di loro?

Da leggere se…

Questo libro fa al caso tuo se sei in vena di un’aria natalizia un po’ diversa dal solito dove non hanno importanza le luci e i regali ma, piuttosto, il veleno che uscirà dalla bocca di uno dei commensali. Se ti piace l’atmosfera intima e raccolta, familiare, dove ognuno può essere sé stesso mostrando tutti i suoi lati peggiori protetto dalle mura di casa.

La malizia del vischio riesce a trasportarti all’interno di una famiglia completamente disfunzionale dove tutti parlano, ma nessuno è pronto a mettersi in ascolto. Dove ognuno è più interessato a sé stesso e ai propri pensieri piuttosto che ad ascoltare l’altro e cercare di comprenderlo.

Alla fine di questo libro sarà difficile riuscire ad apprezzare anche solo uno dei personaggi o a giustificarli, perché ognuno di loro sarà stato sgradevole, accomodante o egoista per motivazioni diverse.

Che bello il Natale in famiglia!