La locanda ai margini d’Europa: Storia della famiglia Devetak

Leggere questo romanzo fa bene al cuore. Ci sono storie di luoghi autentici che ci fanno assaporare il ricordo dei tempi antichi. Ci sono storie di persone semplici legate alla propria terra, alle proprie origini e alla propria identità che resistono ai colpi della storia per creare un meraviglioso progetto imprenditoriale e famigliare. Ci sono storie che testimoniano la semplicità dell’accoglienza in un luogo di frontiera e la speranza nelle future generazioni. Ci sono storie di miseria, di fatica ma anche di coraggio e di volontà.

Titolo: La locanda ai margini d’Europa

Autore: Enrico Maria Milič

Editore: Bottega Errante Edizioni

Collana: Camera con vista

Pag. 232

Anno edizione 2023

L’origine della locanda

Sulle colline del Carso, non lontano da Gorizia, esiste una realtà che profuma di tradizioni e di ricordi. Il luogo emana la serenità che si incontra nei posti sinceri, che hanno il sapore dei tempi antichi e che accolgono con braccia generose il visitatore che si avventura in queste zone.

Esiste una locanda che da secoli rappresenta un luogo di incontro e di aggregazione, gestita con amore e dedizione da una famiglia speciale.

Tutto nasce con l’intuizione imprenditoriale di Ivan “il vecchio” Devetak, calzolaio di mestiere, che nella seconda metà del 1700, insieme alla moglie Marija, accoglie i clienti nella sua capanna col tetto di paglia offrendo loro, nell’attesa, un pezzo di pane e qualche fetta di salame.

Questo piccolo gesto di ospitalità segnerà l’inizio del percorso famigliare e gastronomico della famiglia Devetak, che da generazioni si dedica all’ospitalità nella sua locanda ai margini d’Europa.

I luoghi

Ci troviamo a San Michele del Carso, piccola frazione del Comune di Savogna d’Isonzo, territorio aspro, di rocce e muretti a secco, di boschi e vento. Gli antenati dei Devetak si sono insediati proprio qui, sulla Grossa Pietraia

pascoli di desolazione grigia, una regione completamente e soverchiamente sassosa profumata da santoregge, salvie, ginepri, con sporadiche macchie di arbusti e fertili doline dove alla fine dell’estate biancheggiava il grano saraceno.

Le tribù degli antenati hanno dato origine a una comunità, quegli sloveni del Carso che ancora oggi mantengono fiere le loro tradizioni e quell’identità che li ha sempre incoraggiati a non mollare anche nei momenti più bui della storia.

La storia

In questo luogo di frontiera la vita non è stata sempre semplice, le guerre hanno spopolato questi luoghi, sono zone di profonda miseria in cui i paesi sono stati in più occasioni distrutti, in cui la vicinanza con il fronte ha prodotto solo sofferenza e profonda miseria e in cui il processo di italianizzazione fascista ha snaturato le origini di queste popolazioni.

Nel tempo il villaggio sloveno di San Michele ha sempre rivaleggiato con il piccolo paese di San Martino, suo dirimpettaio, abitato dalla comunità italiana. Si scrutano i due paesi, sono entrambi fieri all’interno dei propri confini, convinti che l’altro, il diverso, sia un antagonista da sfidare. Difficilmente ci si avventura oltre il confine, ma c’è chi ha avuto il coraggio di rischiare.

Gabriella, giovane adolescente di origine bresciana, si trasferisce a San Martino con la sua famiglia e si innamora di Avguštin, discendente dei Devetak.

La tenacia di Gabriella conquisterà il cuore di Avguštin e i due daranno vita a una avventura degna di un romanzo!

La potenza delle storie

L’autore, Enrico Maria Milič, antropologo, giornalista, autore creativo e collaboratore di Slow Food Italia, ha accolto la sfida di scrivere un romanzo biografico che racconta proprio la storia della famiglia Devetak, che da generazioni gestisce l’omonima locanda.

Anni di interviste e di studi hanno dato vita a un meraviglioso lavoro, un romanzo famigliare, una storia di successo, ma anche un bellissimo esempio di quella che viene definita dallo stesso autore “resistenza sentimentale”, un profondo attaccamento ai propri luoghi d’origine e alle tradizioni famigliari.

Le pagine si susseguono passando dal racconto alle voci dei singoli protagonisti e ci regalano un affresco di una comunità contadina che nel tempo ha saputo mantenere vivi i valori e le tradizioni.

Le testimonianze ci regalano momenti di romantici ricordi, così intensi da farci quasi sentire il sapore delle vecchie ricette casalinghe che esaltano il territorio, il profumo delle erbe aromatiche e della terra, il fumo dell’osteria che pervade le stanze, il brusio degli avventori che discutono animatamente, si azzuffano, ma poi continuano ad assaporare il vino giocando a carte come se nulla fosse successo, tutto in questi luoghi ha un sapore speciale. 

Siamo in un punto caldo, all’estremo confine orientale, a un passo dalla frontiera balcanica, e in questo contesto storico la locanda slovena tenuta da cattolici è sempre stata viva e presente, rappresentando un luogo di incontro e di aggregazione dove tutti sono sempre stati accolti senza pregiudizi, anche gli italiani che si sono addentrati timidamente all’interno dei temuti confini.

La locanda negli anni si è evoluta, le ricette della tradizione sono state rivisitate, per assecondare i nuovi gusti della clientela, ma la natura dei piatti è rimasta la stessa. La genuinità e l’esaltazione dei sapori della natura circostante sono ancora oggi alla base dell’offerta culinaria che nel frattempo ha accolto anche l’entusiasmo delle quattro figlie di Gabriella e Avguštin, dando vita a un nuovo progetto, che prevede anche un’azienda agricola e qualche camera.

L’autore racconta nell’introduzione del libro di aver raccolto le storie che hanno dato vita a questo romanzo per comprendere qualcosa in più su quello sradicamento dalle campagne alle città che ha interessato anche la storia della sua famiglia.

Ci si domanda inevitabilmente se la civiltà industriale che ha soppiantato quella contadina abbia effettivamente apportato un miglioramento nella vita dei singoli e delle comunità. Cosa è rimasto di quella natura di cui ci si prendeva cura e che ripagava con un legame emotivo così intenso? Cosa ne è stato dell’amore per ciò che ci circonda e che richiede rispetto e devozione?

I Devetak hanno avuto la capacità di tenere insieme la famiglia in un luogo speciale, quello delle proprie origini, che attrae e dona ricchezza pur nella semplicità. E il forte legame emotivo con quei luoghi ha fatto si che la tentazione di sottostare alla logica del denaro sia stata superata a favore di altri valori, ben più nobili.

La Lokanda Devetak oggi è rimasta un baluardo di quella civiltà contadina ormai perduta. Leggendo queste storie si ha come l’impressione di essere in un luogo sospeso nel tempo, in cui ancora si possono assaporare le emozioni di quelle antiche osterie rumorose e brulicanti di umanità.

L’osteria nella storia d’Europa è stata un’arca di Noè, un tempio senza preti da sempre sconsacrato ma sempre rispettato, che ha accettato parole cantate, urlate, dette sussurrate da tutti, senza compromessi, tra pellegrini e miserabili, cavalieri e servi della gleba, tra cantastorie e santi bevitori.

È stato bello avventurarsi tra queste pagine che offrono lo spunto per riflettere su temi che oggi sono quanto mai attuali, attraverso la conoscenza di una famiglia a cui inevitabilmente ci si affeziona.

Verrò a trovarvi presto cari Devetak!