La giovinezza di Martin Birck di H. Söderberg

La giovinezza di Martin Birck, titolo originale Martin Bricks ungdom, uscito per la prima volta nel 1901 è il secondo romanzo di Hjalmar Söderberg. Arriva in libreria grazie a Iperborea l’opera che lo consacra nell’Olimpo dei maggiori scrittori svedesi con la sua prosa elegantemente sobria e cristallina.

La giovinezza di Martin Birck

Romanzo di formazione, il libro è scandito in tre grandi capitoli a rappresentare le tre fasi della vita di un uomo: l’infanzia, la giovinezza e l’età adulta, e in tutti i capitoli si sente quello che sarà il carattere distintivo dell’intero romanzo, una melancolia disattesa e ostinata che paralizza il nostro giovane protagonista.

La vecchia strada

[…] Perchè tutt’a un tratto diventava triste, senza sapere perchè. Lì al buio, guardava il cerchio di luce gialla in cui gli altri stavano insieme a lavorare o conversare, e si sentiva escluso, abbandonato e dimenticato. […] Martin non desiderava altro che qualcuno facesse o dicesse qualcosa che lo facesse piangere.

La prima parte del libro è dedicata alla prima fase di giovinezza di Martin, trascorsa tra case di legno, tetti di tegole e alberi verdi. Martin trascorre la sua infanzia nella Stoccolma di fine Ottocento vissuta in una sorta di autunno costante, anche metaforicamente, favorendo il germogliare della mestizia nel suo piccolo cuore. E infatti già dalla tenera età si colgono segnali di turbolenze nell’anima del giovane sempre assorto e taciturno, ma con grande interesse verso storie lontane e di ogni tipo. Non avrà molti rapporti con la sua famiglia: una madre, un padre e una sorella emotivamente lontani saranno una costante nella sua vita.

E’ praticamente impossibile non cogliere segni e ricordi autobiografici, tanto che l’io narrante si sovrappone perfettamente all’età del protagonista del romanzo.

Il berretto bianco

Avrebbe dedicato la vita alla ricerca della verità e donato all’umanità quanta ne trovava o credeva di averne trovato. Sarebbe anche diventato un grand’uomo famoso e avrebbe guadagnato un mucchio di soldi, con i quali avrebbe comprato una casetta al padre e un nuovo vestito di seta alla madre, perhcè il vecchio era logoro e rivoltato e già usato troppe volte.

La seconda parte del libro è dedicata a una fase più matura di Martin, precisamente dal momento in cui riceve il berretto bianco, e cioè dal momento in cui si diploma. Il segnale autobiografico viene esacerbato in questa fase di prima maturità intellettuale dove Martin dovrà fare i conti con le grandi domande della sua esistenza: “che ne facciamo della nostra vita, noi esseri umani?“; la domanda lo attanaglia.

Verranno messe in discussione tutte le più grandi certezze della vita a cominciare dalla religione (in particolare il Dio in cui crede sua madre), il suo futuro di poeta/scrittore, la direzione che deve prendere il suo animo; si domanderà perché le donne subiscano un trattamento così violento dalla società, represse e costrette a proteggere le lori virtù ponendosi come un vero e proprio “femminista ante litteram”. Tutto questo mentre cerca di preservare l’apparenza della sua integrità lavorando per una grande azienda impegnata nella pubblica amministrazione. Frequenta in questa fase della sua vita pochi uomini e anche meno donne, purissimi dandy e poeti maledetti che fanno della loro vita la vera poesia; donne notate solo con un guizzo dell’occhio, per non cedere alle tentazioni del fiore dei suoi anni…

La notte d’inverno

L’ultima parte del racconto è destinata ad accogliere la fase più matura di Martin quasi trentenne, acquietato e assuefatto dal suo lavoro. Si perdono i suoi sogni di scrittura, non ha più la gioviale aspirazione a divenire un grande poeta, si scontra con la realtà. Perde la sua mamma, sua sorella e il uso papà non sono mai stati tanto lontani. Già riusciamo a cogliere con grandissimo anticipo rispetto ai tempi l’archetipo delluomo alienato, divenuto ingranaggio della macchina sociale. Un numero come un altro, non più individuo sognante.

Si innamorerà finalmente di una donna, una storia d’amore tra due amanti che necessariamente sarà segreta. Non cammineranno mai fianco a fianco nelle strade notturne e innevate di Stoccolma e non si baceranno mai in pubblico: come due clandestini sono costretti a sviare agli occhi degli altri, loro non godranno mai della fioritura piena del loro amore.

La malinconia, la tristezza e il sentimento suscitato nel lettore rendono perfetta la lettura di questo romanzo durante l’inverno, con una tazza di thè calda accanto all’abat jour accesa, a seguire i pensieri interiori di questo protagonista senza un precedente nella letteratura. Tra le fredde strade innevate, teatri illuminati con fiacchissime luci calde, anime perdute di veri dandy ottocenteschi, questo romanzo si colloca tra i classici del genere del Novecento.