La frontiera scomparsa: Luis Sepúlveda

Oggi, quattro anni fa, ci lasciava uno degli scrittori che è ha affrontato temi importanti nella maniera più semplice assoluta.
Luis Sepúlveda è stato un uomo davvero straordinario. Nella sua vita ha fatto tutto quello che per lui era importante: attivista, scrittore, testimone di un periodo in cui la dittatura, in Cile, è stata una realtà nemmeno troppo lontana.

Ha scritto numerosi libri, sia per bambini – per far comprendere ai bambini e ai ragazzi cosa significano certi valori, come l’amicizia, l’amore, la lealtà – sia per adulti. I libri di Sepúlveda possono essere letti a (quasi) tutte le età, con la giusta ottica.

La frontiera scomparsa

Il libro è edito da Guanda Editore, che ne ha da poco ripubblicato una nuova edizione economica.
La frontiera scomparsa è uno dei suoi libri di racconti meno conosciuto.  In questo volume di circa centocinquanta pagine, Sepúlveda racconta diversi momenti della sua vita, dalla Spagna, al Cile, all’esilio in America Latina: una vita a suo modo avventurosa. Proprio lui, che era appassionato di Salgari tanto da crearne un mito ed emularne i viaggi, con l’unica differenza che Sepúlveda quei viaggi li ha fatti davvero.

Nei racconti racchiusi in questo libro si percepisce il vigore dei suoi ideali, della particolarità delle esperienze che lui stesso ha vissuto, alcune traumatiche, altre più felici, che lo hanno aiutato a crescere e a diventare quello che è stato. Nonostante alcuni racconti siano un po’ raccapriccianti, si tratta di storie di vita vissuta narrate in tono a tratti ironico. Spesso, è la maniera in cui vengono affrontate le esperienze a renderci quello che siamo.

Una delle citazioni più belle di questo libro è quella che segue:

«Per me è fonte di grande orgoglio sapere che non dimentico né perdono i carnefici dei miei compagni di carcere. Ho avuto tante belle soddisfazioni nella vita, ma nessuna comparabile alla gioia che ti dà stappare una bottiglia di vino quando vieni a sapere che uno di questi criminali è stato crivellato per strada. Allora alzo il bicchiere e dico “un figlio di puttana in meno, viva la vita!”.»

Luis Sepúlveda

Qual è questa frontiera scomparsa?
È l’Andalusia, la terra originaria dei suoi nonni. Peraltro, suo nonno, è protagonista del primo racconto, in cui il lettore lo incontra assieme a Luis bambino. Qui, suo nonno lo accompagna nella fatidica passeggiata facendogli trattenere i bisogni, per poi costringerlo a urinare sui portoni delle chiese. Questa è l’ironia di cui si accennava poco sopra. La stessa che si può percepire nel racconto di un episodio che si verifica in carcere.

I temi affrontati

Il libro è prevalentemente autobiografico ed è composto da sette racconti uniti da un filo conduttore ben preciso: la testimonianza.

Il protagonista cerca in tutti i modi un luogo dove poter riposare le sue ossa stanche, un luogo che anelava anche quando è stato arrestato, imprigionato, torturato e infine rilasciato.
Il fulcro dell’opera è il tema viaggio. Esso non è da intendersi come un viaggio in senso lato, ma come una ricerca personale e una scoperta di un luogo dove poter finalmente trovare pace, dopo tanto vagare.

Sepúlveda prende un “biglietto per andare da nessuna parte” e lo sfrutta per raggiungere la meta finale, la famiglia, attraversando vari luoghi: Argentina, Uruguay, Ecuador.
Alla fine la sua meta la raggiunge e questo è un monito per tutti i lettori: non arrendersi mai.

Conclusioni

Questo volume è fondamentale per comprendere la personalità dell’autore, che emerge chiaramente dai sette racconti qui pubblicati: i toni ironici stemperano un racconto di vita vissuta, che non è stata propriamente rosa e fiori, e vanno a permeare tutti i racconti brevi del volume. E’ un libro per tutti? Senz’altro, ma bisogna affrontarlo con lo spirito giusto.