La figlia unica di Guadalupe Nettel: le infinite sfumature della maternità

Si è madre in tanti modi diversi.

Guadalupe Nettel è un’autrice messicana molto celebre che in Italia ha pubblicato con la casa editrice La Nuova Frontiera diversi titoli: Bestiario sentimentale, Petali, La vita altrove e La figlia unica. In quest’ultimo libro (primo romanzo dell’autrice), Nettel ci insegna, attraverso la sua scrittura delicata, tutte le sfumature della maternità, che sia essa volontaria o acquisita.

La figlia unica è stato inserito nell’elenco dei 100 classici di nuova generazione stilato da Feltrinelli.

Molte femmine di diverse specie si fanno carico dei piccoli delle altre. I delfini, per esempio, hanno varie madrine che assistono la madre al momento del parto e la aiutano ad accudire il suo cucciolo. Succede anche negli uccelli. Alcuni depongono le uova in nidi altrui dove la femmina di una specie diversa ha già deposto le proprie, perché siano quegli uccelli a occuparsi dei loro pulcini. […]
– e gli altri uccelli non si accorgono dello scambio? –
Non ne ho idea. Magari preferiscono non saperlo. Di sicuro badando ai figli delle altre come se fossero i propri.

La trama

Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent’anni e hanno approfondito la loro amicizia in Messico, nella loro città natale. Tra tutti i valori che condividono le due amiche ce n’è uno su cui sono molto convinte: la maternità è un ostacolo per le loro vite e non desiderano assolutamente figli.

Mentre Laura vive in affitto in un piccolo appartamento ed è intenta a scrivere la tesi finale del suo dottorato, Alina si innamora di un uomo e rimane volontariamente incinta. Laura inizialmente si sente tradita da questo cambio di vedute e fa fatica ad accettare che la sua amica abbia distrutto l’ideale comune in nome dell’amore.

Quando si è giovani è facile avere ideali e vivere in accordo con essi. La parte complicata è mantenere la coerenza nel tempo, nonostante le sfide che la vita ci impone.

Nonostante il senso di tradimento, però, Laura resta al fianco di Alina e cerca di supportarla in tutti i modi man mano che la gravidanza procede e cominciano a spuntare dei grossi problemi per il feto. Infatti, Inès (è cosi che Alina ha deciso di chiamarla) ha una rara malattia cerebrale che non fa sviluppare il suo cervello come dovrebbe. Il destino che le aspetta, secondo i medici, è fatale: Inès non può sopravvivere dopo il parto.

Il mondo di Alina viene rovesciato. Come si fa a convivere con l’idea che il parto ucciderà tua figlia? Cosa dovrebbe fare una madre con questa consapevolezza? A poco sembrano servire la terapia e gli aiuti familiari per accettare questa condanna.

Adesso, quando li ricorda, Alina sostiene che in quei giorni viveva in una sorta di limbo, in uno spazio dove l’atmosfera era costituita da gas diversi da quelli della terra, ed era esattamente l’impressione che avevo quando riuscivo a vederla. Mi sarebbe piaciuto tanto poterla raggiungere lì, stare con lei in quel luogo lontano, che immaginavo scuro e umido come la peggiore segreta, ma in quello spazio rarefatto c’era posto soltanto per due persone.

Ma tutto verrà ancora una volta sconvolto quando, in beffa ad ogni pronostico medico, Inès sopravvive alla nascita nonostante la sua grave patologia, attaccandosi in tutti i modi alla vita. La sua esistenza è fragile e precaria, ogni giorno potrebbe essere l’ultimo. Alina sarà costretta ad imparare ad essere madre in un mondo di incertezze, dove la vita e la morte sono indissolubilmente legate.

Nel frattempo, a causa di violente urla udite aldilà del muro, Laura fa conoscenza con i suoi vicini di casa: una madre vedova e un bambino orfano. Inaspettatamente si sente in dovere di aiutarli come può prendendosi cura dapprima del bambino e, in seguito, della donna sola che lo gestisce.

Le storie di entrambe le amiche avranno molto da insegnarci, perché essere madre infondo significa aprire il cuore a qualcuno, e stargli vicino dandogli il meglio che si può, con la speranza di migliorare la sua esistenza grazie all’amore e alla cura.

Essere madre senza esserlo

Il personaggio di Laura rappresenta benissimo tutte quelle donne che scelgono coscientemente di non voler generare figli, senza che questo significhi essere anaffettiva o priva della capacità di prendersi cura di qualcuno.  Proprio lei, che si è fatta chiudere le tube per non rischiare gravidanze, diventa la colonna portante della sua amica Alina e della sua vicina di casa.

Entrambe le donne sono in un momento di grossa difficoltà fisica e mentale e necessitano di vicinanza e affetto. Alina deve affrontare l’idea di essere madre di una bambina che potrebbe morire ogni giorno, mentre Doris (la vicina di casa) soffre di un disturbo depressivo causato dagli abusi e dalle violenze pregresse ricevuti da suo defunto marito e deve gestire un figlio irascibile e violento a sua volta.

[…] Nessuno mi aveva spiegato come essere mamma, né mi avevano preannunciato il livello di stanchezza e di sconforto che si arriva a provare.  […] Una stanchezza irrimediabile. Quando si parla di maternità queste cose non te le racconta nessuno. È uno dei segreti che assicurano la continuità della specie.

Sarà proprio Laura ad occuparsi di loro, con tutta la dolcezza materna e amicale che neanche sapeva di possedere. La protagonista, infatti, riesce ad entrare nelle esistenze fragili di queste due donne, e lo fa in punta di piedi e con grande pazienza.

Serve davvero partorire per essere madre?

Guadalupe Nettel scandaglia approfonditamente tutti i temi che ruotano intorno al concetto di maternità nell’epoca moderna: l’infertilità, il lutto perinatale, la scelta di non essere madre, la patologia neonatale, la nascita prematura.

Nonostante abbia apprezzato il modo in cui l’autrice ha toccato tutte le tematiche sopracitate, ce n’è una che più di tutte mi trova particolarmente d’accordo e che descriverei così: la famiglia in cui ci sono una madre e un padre non garantisce la buona riuscita di un ambiente sano in cui crescere dei figli e, sicuramente, l’aver generato il proprio figlio non garantisce né facilita l’esperienza dell’essere madre. Tema caldo nella politica italiana e mondiale al momento.

Questo libro ci consegna diversi spunti di riflessione a cui noi tutti dovremmo pensare. Concludo questo articolo con le domande che hanno risuonato dentro di me una volta girata l’ultima pagina de La figlia unica e che pongo anche a voi:

Esiste davvero un modo giusto di essere madre?
Si può essere madri senza avere figli?
Generare un figlio garantisce la felicità e la facilità del futuro?

Se ti interessa il tema della maternità ti consigliamo di leggere:

  • Cose che non si raccontano di A. Lattanzi: in cui si parla di infertilità, PMA, aborto e lutto perinatale.
  • Cattiva di R. Milone: dove ci viene raccontato cosa significa sentirsi una cattiva madre.
  • Quello che non sai di S. Galluzzo: in cui la protagonista affronta una maternità complessa.
  • Svegliami a mezzanotte di F. Marino: un memoir che parla di maternità, salute mentale e suicidio.