19 Aprile 2024

La famiglia: istantanee di una storia disfunzionale

“Tutte le famiglie felici sono simili fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.” Queste le parole di Lev Tolstoj in uno dei suoi capolavori, eppure mi sento di fare un piccolo appunto. Anche grazie alle diverse storie di famiglie disfuzionali di cui ho letto, penso che di base tutte si somiglino. Perché spesso le famiglie felici sono tali solo in apparenza.

Sara Mesa, infatti, in “La famiglia”, uscito a febbraio 2024 per La Nuova Frontiera, racconta una famiglia molto reale, che vista dall’esterno sembra ciò che non è. Chiunque guarda con ammirazione i coniugi e i loro figli, ma in realtà non conosce cosa accada davvero all’interno delle mura domestiche. Soprattutto nell’animo di ciascuno di loro.

Istantanee di una famiglia

Non esistono segreti in una famiglia. O almeno, così sostiene Padre, che non vuole che si usino diari segreti e nemmeno che si stia da soli nella propria stanza. Tutta la famiglia deve trascorrere tempo assieme, non importa se non sia ciò che davvero si vuole.

In questo scenario già di per sé agghiacciante si apre la storia. Entriamo, così, nella vita della famiglia “perfetta”, che conduce un’esistenza “perfetta”, in cui tutto è calibrato e deciso dal padre di famiglia. Impossibile non pensare a “Dogtooth di Yorgos Lanthimos, regista greco al momento in auge per la trasposizione di “Povere creature!”, ma da sempre affascinato dal grottesco. Se però nella famiglia di Lanthimos i segreti che Padre nasconde ai figli li porta ad una reale separazione dal mondo esterno (non escono di casa), qui Mesa tratteggia una storia concreta, in cui la manipolazione è più psicologica che fisica. I suoi personaggi, infatti, sperimentano il confronto con la realtà fuori, ciascuno con il proprio bagaglio di traumi.

“La famiglia” riesce, così, a portarci avanti e indietro nel tempo, alla ricerca dell’origine della crepa che si è poi ramificata, mostrandoci istantanee di vita di ciascuno dei sei membri della famiglia. E ognuno che, per quanto non voglia ammetterlo, nasconde qualcosa agli altri.

«Da qualche parte in quel garbuglio di parole e sentimenti, almeno per un istante, si incontrarono. Videro ciò che c’era dentro l’altro con totale limpidezza. Fu solo un lampo di coscienza, meno di un secondo, impossibile da catturare e tantomeno da capire.»

― Sara Mesa, La famiglia

“Il Progetto”: ovvero la famiglia “come deve essere”

Avere aspettative per il proprio futuro è normale. Sperare il meglio per i propri figli, anche. Quello che, però, mettono in piedi Padre e Madre è qualcosa di molto diverso.

Il controllo che i genitori esercitano sui tre figli (più una, adottata, ma comunque di famiglia) è sinistro fin dalle prime pagine e a questa imposizione ciascuno reagisce in modo differente, coerentemente con il proprio carattere. Quel che emerge, però, è una profonda sofferenza da parte di tutti, perché quando a tirare le fila è la manipolazione, nessuno ne esce bene. A prescindere dalla maschera che ci si è cuciti addosso. “Essere tanto amati ci resta dentro”, sostiene Sirius Black in “Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban”, ma allo stesso modo portiamo dentro le ferite di una famiglia che vuol mostrare di essere ciò che non è.

E questo a partire dalla coppia e da ciò che lega i coniugi. Padre e Madre, infatti, sono le classiche persone che mai avrebbero dovuto incontrarsi e sposarsi, men che meno avere figli. Eppure strutturano una famiglia su misura, un “Progetto” nel modo meno affettuoso e più razionale possibile. Non esattamente ciò che rende un nucleo familiare “perfetto”.

Un caleidoscopio di anime

“La famiglia” è un caleidoscopio: ogni capitolo permette di vedere una frazione di vita di un componente e con questo una parte della sua anima. Non c’è nulla di lineare e all’inizio di ciascuna istantanea non sappiamo né quando né con chi affronteremo quel pezzo di esistenza. E questo è il punto di forza del romanzo, assieme alla penna di Mesa: precisa, ironica ed empatica.

Ed è forse proprio per questo che non risulta difficile mettere a posto i vari pezzi e così, alla fine, averne un quadro. Certo, si tratta di un mosaico ricco di chiaroscuri, in cui non tutto è comprensibile, ma d’altra parte quello che abbiamo visto, che abbiamo letto è solo una parte della loro esistenza.

«Quelli che hanno una doppia vita, quelli che soffrono sotto la superficie del visibile, quelli che vengono perseguitati per aver commesso atti disonorevoli, quelli che alzano il braccio per proteggersi e nascondono il volto, godono a priori della sua compassione.»

― Sara Mesa, La famiglia