La Donna Abitata di Gioconda Belli

La donna abitata è il romanzo d’esordio, edito E/O, della scrittrice nicaraguense Gioconda Belli, che ha riscosso un successo mondiale. È la storia di due donne che hanno vissuto in epoche diverse, Lavina e Itzà, due donne che combattono per la libertà del proprio popolo e contro un regime autoritario. Lavina e Itzà sono forti e audaci, le loro vite si incrociano e da lì camminano di pari passo, diventando una sola anima. 

Trama

Siamo nella immaginaria capitale di Faugas, un nome che richiama i grandi contrasti naturali del Nicaragua, conosciuta come la terra di laghi e vulcani. Il paese è  governato da un regime dittatoriale militare, che ha comportato un enorme divario nella società. Lavinia è un architetta, con uno stile di vita semplice che si differenzia dallo stile mondano della madre o della sua cara amica Sara.

Rientrata dall’Europa dopo lunghi anni di studio, Lavinia si stabilisce nella umile dimora ereditata dall’amata zia Ines, l’unico membro della famiglia che le ha dimostrato amore e con la sua morte ha perso l’unica speranza di essere compresa.

«All’albeggiare emersi […] mi sono ritrovata sola per secoli in una dimora di terra e radici […] penetrai l’albero e lo percorsi come una lunga carezza di linfa e di vita […] Ma l’albero ha assunto il mio calendario, la mia vita; il ciclo di altri crepuscoli. È tornato a nascere, abitato da sangue di donna. Nessuno ha sofferto questa nascita, come accadde quando sporsi la testa tra le gambe di mia madre. Questa volta non ci sono state incertezze, né lacerazioni nella gioia».

Ed è proprio in questa casa in cui le strade di Lavina e Itza si incrociano. Itza è una coraggiosa guerriera del popolo Inca, una civiltà ricca di cultura e tradizioni che è stata distrutta dai conquistadores. La storia di Itza è un esempio della resistenza Inca contro gli invasori spagnoli, una guerriera che ha lottato fino alla fine pur di difendere il suo popolo.

Come noto da un’antica leggenda indigena, Itza dopo la sua morte riprende a vivere in un altro essere vivente, questa volta non in un corpo umano ma in un essere vegetale: l’albero di arance situato nel cortile di Lavinia. L’indigena ha modo di osservare la vita quotidiana di Lavina, quando le loro anime diventano un’unica essenza.

La vita di Lavina viene travolta con l’arrivo di Felipe, uno dei leader del Movimento del Fronte di Liberazione Nazionale. La quotidianità di Lavinia cambia totalmente quando inizia ad avvicinarsi sempre di più al Movimento. Un periodo di incertezze, paure ma soprattutto di grandi cambiamenti, ma l’animo guerriero di Itzà la guida verso la decisione giusta per lei e il suo popolo.

Né l’uomo né la natura sono condannati alla morte eterna.
La morte e la vita sono soltanto le due facce della luna; una chiara, l’altra oscura

Due voci che ne diventano una

Un romanzo avvincente e forte. Gioconda Belli con la sua penna elegante e travolgente spiega al lettore il regime dittatoriale in Nicaragua negli anni ‘70 e della rivoluzione sandinista. Con la suspance che cresce pagina dopo pagina è impossibile fermarsi.

Un romanzo composto da due voci che viaggiano di pari passo le quali diventano un’unica voce, di speranza e resistenza. L’autrice oltre a descrivere il periodo dittatoriale dei suoi tempi, ci trasporta nel XII secolo durante l’impero inca attraverso la figura di Itzà, raccontandoci la loro lotta contro i conquistadores.

La donna abitata è un libro che porterò per sempre con me, un libro che deve essere letto soprattutto per la sua denuncia storica e del ruolo fondamentale delle donne nella storia.