La condizione sperimentale di Laura Conti

Quando si parla di Lager o campo di concentramento, si pensa solitamente ad Auschwitz e Treblinka in Polonia, a Dachau a sud della Germania, a Mauthausen in Austria, a Bergen-Belsen nella Germania Occidentale, a Ravensbück vicino a Berlino. Non tutti sanno però, che anche in Italia sono state realizzate queste fabbriche della morte: il campo di transito di Bolzano è uno di questi.

Proprio a Bolzano è stato ambientato il romanzo dell’ex partigiana Laura Conti. Pubblicato nel ventesimo anniversario della liberazione dei campi nazisti (1965) da Mondadori, La condizione sperimentale è tornato sugli scaffali delle librerie grazie alla ripubblicazione di Fandango Libri.

La condizione sperimentale si svolge in un Durchgangslager, un campo di transito nazista durante l’inverno del 1944. Le voci dei prigionieri sono tante e ognuna si porta sulle spalle un passato doloroso e difficile da dimenticare. I deportati arrivano da luoghi diversi, ma tutti hanno un fattore in comune: sono stati catturati perché ebrei o perché sospettati di avere legami con la Resistenza.

Vista l’importanza del Giorno della memoria che ogni anno si celebra il 27 gennaio per commemorare le vittime delle violenze naziste e ricordare la liberazione dei cambi di concentramento: vi consigliamo di leggere il nostro articolo dedicato ai titoli imperdibili per mantenere vive le testimonianze dei sopravvissuti.

Un Polizei-und Durchgangslager  nel Tirolo del sud

In Italia vennero istituiti ben 31 campi di concentramento provinciali che avevano lo scopo di radunare gli ebrei italiani che venivano arrestati. Da questi campi, gli ebrei erano imprigionati assieme ai prigionieri politici antifascisti e venivano poi trasferiti nelle strutture gestite dalle truppe tedesche: il Campo di concentramento di Borgo San Dalmazzo in Piemonte, il Campo di Fossoli, la Risiera di San Sabba a Trieste e il Campo di transito di Bolzano, appunto.

Un campo di concentramento è una condizione sperimentale. Come per un grande esperimento di laboratorio, viene preparato un terreno sterile, spoglio di circostanze accessorie e incidentali, così che il fenomeno sottoposto all’indagine possa svolgersi, per così dire, in tutta purezza: via i batteri, via i sentimenti; via le sostanze chimiche che potrebbero alterare le reazioni, via ogni contatto che non sia quello tra la struttura SS e l’inter-nato. In questa essenzialità così nuda e asettica, le condizioni di fondo vengono, per contro, estremizzate: il termine di confronto, la pietra di paragone, è sempre uguale e assoluta, è la morte.

Nel luglio del 1944, dopo il ritiro del campo di Fossoli, gli internati furono trasferiti in un nuovo campo a Bolzano, in località Gries, sulla strada per Merano. Dopo l’8 Settembre 1943 le province di Bolzano, Trento e Belluno vennero annesse automaticamente al Reich e passarono quindi sotto il comando tedesco. Il campo era costituito da due grandi capannoni e da alcune costruzioni. Le SS ne avevano il controllo, agli ordini del tenente Titho e del maresciallo Haage precedentemente comandanti del campo di Fossoli. Lo scopo principale del campo era quella di luogo di transito, ma nonostante questo anche qui i prigionieri vennero torturati ed uccisi. Quando il campo venne smantellato, le SS distrussero la relativa documentazione e ora di questo campo non rimangono altro che poche tracce: una piccola lapide sul luogo in cui sorgeva.

La Resistenza di Laura

Nel campo di transito della città di B, Laura Conti riporta su carta le proprie vicende, ma anche quelle dei suoi compagni di prigionia, unendo ai ricordi della sua memoria anche elementi di fantasia e finzione. La condizione sperimentale dà voce e corpo a donne e uomini che hanno vissuto sulla propria pelle la fatica, la fame e la paura, ma soprattutto la forza di resistere e  di poter combattere per un futuro migliore.

Laura Conti rimase prigioniera presso il campo di transito di Bolzano dal settembre 1944 fino alla liberazione, avvenuta alla fine di aprile 1945.