La città che siamo diventati di N. K. Jemisin
La città che siamo diventati di N. K. Jemisin, è stato pubblicato nel 2020 con Orbit Books. Tradotto poi da Alba Mantovani, è arrivato in Italia nel 2022 con Mondadori.

N. K. Jemisin è stata già autrice di otto romanzi prima di questo – fra i quali spicca la Trilogia della Terra Spezzata di cui fa parte il noto La quinta stagione (Mondadori, 2019) – e svariati racconti, per cui ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti.
La città che siamo diventati, considerato parte del genere urban fantasy, pur con sfumature di fantascienza e horror lovecraftiano, apre una nuova serie, la serie delle Grandi Città, di cui è già stato pubblicato nel 2022 – per il momento solo in inglese – il secondo volume con il titolo The World We Make. Sempre collegato a questa serie è anche il racconto The City Born Great, uscito nel 2016, precursore e apripista di questa nuova avventura.
La città si risveglia: la trama
Ci troviamo a New York, in un mondo alternativo in cui le città non sono solo fatte di conglomerati di edifici e persone. Sotto le giuste condizioni, possono manifestare un avatar, diventando di fatto senzienti.
L’avatar di New York, appena manifestato, scompare nel nulla. In seguito a questo evento, cinque nuovi avatar minori, che corrispondono ai distretti della città, si risvegliano per ritrovare e aiutare l’originale. Scopriranno che dietro la sua scomparsa si cela un male ben più oscuro e pericoloso, un nemico comune a tutti loro ma anche al resto del pianeta.
La città diventa personaggio: i distretti
Manhattan
Uno studente gay nero appena arrivato in città scende da un treno e si rende conto di aver dimenticato tutto. Colpito da quest’amnesia pressochè totale, capisce tuttavia di essere diventato la manifestazione del distretto di Manhattan. Non ricordando nemmeno il suo nome, si fa chiamare Manny. È il primo a fare la conoscenza della Donna in Bianco, un essere misterioso e inquietante che minaccia il benessere della città.
Pur non conoscendo l’avatar originale, nel momento in cui ha una visione e lo vede per la prima volta, sente immediatamente nei suoi confronti un profondo senso protettivo, che rasenta l’amore a prima vista. Da quel momento in poi Manny farà di tutto per aiutare l’avatar originale della città.
Brooklyn
Manny incontra Brooklyn Thomason in un parco in un momento di difficoltà. Durante il suo secondo incontro con la Donna in Bianco, sta per essere sopraffatto, tuttavia riesce infine a tenerle testa grazie all’intervento di Brooklyn.
Un’elegante donna nera con un passato da rapper e un presente da consigliere comunale, il personaggio di Brooklyn ruota attorno al tema della famiglia e dello status sociale, perennemente in bilico fra la sua “vita passata” da performer e la serietà che le sue attività correnti le impongono.
Il Bronx
Bronca Siwanoy, una donna lesbica e nativa Lenape di quasi settant’anni, intrepida e attivista, diventa l’avatar del Bronx. Bronca è stanca dopo una vita passata a lottare per i propri diritti e inizialmente non vuole collaborare con gli altri distretti.
Nello specifico, Bronca non vede di buon occhio Brooklyn, e la antagonizza per le sue rime sessiste e omofobe, cantate quando era una rapper. Anche dopo aver ricevuto delle scuse, è restia alla collaborazione. Solo in seguito a un efferato attacco da parte della Donna in Bianco al Bronx Art Center da lei diretto, Bronca decide di allearsi con gli altri avatar, pur con delle remore.
Il Queens
Padmini Prakash è una giovane immigrata indiana che vive con la sua famiglia. Studia e lavora a New York per soddisfare le aspettative dei genitori. È lei l’avatar del Queens e le sue spiccate doti logiche e matematiche diventano un’importante arma nella battaglia contro la Donna in Bianco.
Pur non originaria di New York, pur non amando la città, pur vivendo una vita che non la soddisfa, Padmini viene scelta come avatar e diventa così la rappresentazione di tutti quei giovani immigrati che si trasferiscono a New York in cerca di prospettive migliori.
Staten Island
Infine c’è Aislyn, una donna di origini irlandesi che vive a Staten Island con una madre quasi invisibile e un padre controllante, nonché estremamente razzista.
La ragazza, completamente soggiogata dal padre violento, spaventata da tutto ciò che si trova all’esterno della bolla protettiva della sua isola, tenta inizialmente di rispondere al richiamo degli altri avatar, ma la sua paura di abbandonare il proprio nido sicuro la blocca.
Proprio perché è divisa e lontana dagli altri avatar, la Donna in Bianco riesce ad approcciarla e a farle credere di essere sua amica.
L’orrore lovecraftiano incombe: la Donna in Bianco
L’antagonista di La città che siamo diventati è, abbiamo visto, la Donna in Bianco. Si tratta di un’essere non umano, proveniente da una dimensione parallela. Il suo obiettivo è distruggere l’umanità e per farlo vuole privare le grandi città della Terra della loro anima, uccidendone gli avatar. Il potenziale di queste città, senza la loro manifestazione, è stroncato, portando a un conseguente declino di quell’area. È così che le antiche civiltà si sono spente, cadendo in rovina.
Il nome “Donna in Bianco” descrive l’aspetto di questa creatura, ma è solo una delle tante manifestazioni di questo essere: un mostro tentacolare, un sistema quasi fungineo che le permette di far crescere degli alti viticci per controllare le aree strategiche di New York, una donna bianca che può usufruire del white privilege per manipolare gli altri.
Interessante notare come, verso la fine del romanzo, venga rivelato il vero nome della Donna in Bianco, R’lyeh, chiaro riferimento a Il richiamo di Cthulhu, racconto di H. P. Lovecraft pubblicato nel 1928.
«La città-cadavere, da incubo, chiamata R’lyeh … fu costruita incalcolabili eoni prima della storia conosciuta, da enormi, ripugnanti forme che gocciolarono dalle stelle oscure. Lí si stabilirono il grande Cthulhu e le sue orde, nascosti in verdi, limacciosi sotterranei…» (H. P. Lovecraft, Il richiamo di Cthulhu)
R’lyeh è personificazione della minaccia dell’Altro: città aliena lovecraftiana, ma anche una manifestazione esattamente come gli avatar che sta tentando di soggiogare, che si insinua fra le problematiche di New York per usarle a proprio vantaggio.
In La città che siamo diventati non sono pochi i riferimenti all’odio razziale, alla soggiogazione dei popoli nativi d’America da parte dei colonizzatori, alla discriminazione, all’omofobia. Tutte problematiche che coesistono in una città estremamente ricca di culture, espressioni del proprio essere, esperienze di vita diverse. La Donna in Bianco attacca intaccando proprio queste crepe nella bellezza della città.
Considerazioni finali
La città che siamo diventati è un romanzo che, per chi ama la città di New York, probabilmente risulterà come leggere di un vecchio amico. I distretti incarnano, anche se forse a volte in modo un po’ stereotipato, la città in tutte le sue sfaccettature.
Allo stesso modo, può rivelarsi un modo alternativo per familiarizzare con la città, guardandola attraverso la lente di un’autrice che in questi luoghi è cresciuta e ha passato buona parte della sua vita. Si tratta di una descrizione di New York che comprende le parti migliori e le peggiori, in tutte le sue contraddizioni.
Un racconto che, pur contenendo elementi chiaramente fantastici, non smette mai di essere profondamente umano, nel bene e nel male.