In bilico tra la vita e la morte: La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig

Matt Haig è un celebre giornalista inglese, nato a Sheffield nel 1975, che ha esordito nel 2005 nel campo della letteratura con il libro Il patto dei labrador  e, nel 2007, con Il club dei padri estinti. In un altro articolo vi avevamo già parlato dei suoi tre libri più intimi e autobiografici che trattano il tema dell’ansia e della depressione, di cui ha sofferto l’autore.

In questo articolo vi parlerò di un suo romanzo, La biblioteca di mezzanotte, pubblicato nel 2020 dalla casa editrice E/O e vincitore del premio Best Book of 2020 sulla celebre app Goodreads. Anche in questo caso Haig si contraddistingue per la sua delicatezza e la sua capacità di trattare temi drammatici trasformandoli in opportunità.

Trama

Nora Seed ha 35 anni ed è un’insegnate di pianoforte ad ore e una commessa in un negozio di articoli musicali. La sua vita procede silenziosa e imperturbabile tra un rimpianto e un altro. Ha perso entrambi i genitori, non ha più contatti con suo fratello e con la sua migliore amica, e non ha obiettivi per il futuro.

Da giovane poteva inseguire una carriera agonista da nuotatrice e puntare alle olimpiadi; in adolescenza aveva l’opportunità di firmare un contratto discografico con la sua band e puntare al successo; da adulta poteva sposarsi e creare una famiglia. Ma Nora non ha preso nessuna di queste decisioni e così si ritrova schiacciata dai SE e dai MA, in bilico fra uno stato depressivo e un senso di apatia estremo.

Un giorno sfortunato vede crollare a pezzi tutto il suo mondo: le muore il gatto, viene licenziata dal negozio presso cui lavora, viene abbandonata dal suo allievo di pianoforte e ha un incontro spiacevole con un vecchio amico che le confessa di provare rancori verso di lei e di sapere che suo fratello cerca di evitarla in tutti i modi. In preda ad un senso di tristezza e solitudine, Nora torna a casa e decide di assumere una dose eccessiva di antidepressivi, scolandosi una bottiglia di vino. In un attimo tutto si annebbia.

È mezzanotte e Nora si ritrova avvolta dalla nebbia notando difronte a sé un mastodontico edificio in pietra. Una volta entrata si rende conto di trovarsi in un luogo atipico. Infatti, varcata la porta d’ingresso, Nora è circondata da infinite file di libri verdi come se fosse in una grande biblioteca. Non esistono soffitti, non si riesce a intravedere la fine dei corridoi e le luci della stanza sembrano essere sospese nel nulla.

Non passa molto tempo prima di vedere apparire una bibliotecaria, sua vecchia conoscenza, che le spiega di trovarsi, in seguito al suo tentato suicidio, in una specie di limbo tra la vita e la morte e che ogni libro presente in quella stanza rappresenta ogni possibile vita alternativa che avrebbe potuto avere se avesse preso decisioni differenti da quando è nata.

Ogni vita contiene in sé milioni e milioni di decisioni. Alcune grandi, altre più piccole. Ma ogni volta che una decisione prevale su un’altra, il risultato cambia. Una variazione irreversibile, che a sua volta conduce a ulteriori variazioni. Questi libri sono i portali che si aprono su tutte le vite che avresti potuto vivere.

Un po’ scossa e incredula, inizia così l’esplorazione curiosa tra le sue diverse vite: una in cui si sposa, una in cui parte in Australia, una in cui è una nuotatrice professionista, una in cui è geologa, una in cui è una rockstar ecc. Nelle altre vite Nora avrà trovato la felicità? Avrà tutto ciò che desidera? E soprattutto… Qual è il senso di quella biblioteca?

Trascorriamo così tanto tempo a desiderare che le nostre vite siano diverse, paragonandoci ad altre persone e ad altre versioni di noi stessi, quando in realtà la maggior parte delle esistenze offre momenti buoni alternati a momenti cattivi.

Temi trattati

Cosa accadrebbe se anche solo un piccolo particolare della nostra vita fosse diverso? Come sarebbe andata la nostra vita se avessimo preso una decisione anziché l’altra? È una domanda che ci siamo fatti tutti almeno una volta nella vita. In psicologia prende il nome di pensiero controfattuale, ossia la tendenza del nostro cervello a ricercare possibile alternative negli eventi della vita. Il famoso “E se..?”.

Anche questa volta l’autore ci parla dell’importanza della propria salute mentale, che sia essa supportata da psicoterapia o da psicofarmaci. Nora ha una diagnosi di depressione situazionale e numerosi attacchi di panico che nel tempo, non essendo stati curati, l’hanno portata ad isolarsi sempre più dal mondo e a provare un forte senso di apatia. Si sente in trappola e non sa come uscirne. È proprio questo il motivo per cui vede come unica soluzione il suicidio. Senza pensarci troppo.

Nora vuole smettere di pensare, vuole smettere di esistere, perché pensa di non avere più possibilità per aggiustare la sua vita. Si sente inutile, priva di scopo. Ma, come spiega anche Haig nel corso del libro, ciò che le occorre in realtà è scavare dentro di sé (come si fa in psicoterapia) e riscoprire le sue vere potenzialità, come essere umano.

In quel momento pensò a come sarebbe stato accettarsi, completamente. Ogni singolo errore. Ogni singola cicatrice sul corpo. Ogni singolo sogno mai realizzato, ogni singolo dolore che aveva provato. Ogni desiderio o aspirazione che aveva soffocato dentro di lei. Pensò a come sarebbe stato accettare tutto questo. Nello stesso modo in cui accettava la natura, o un ghiacciaio o una pulcinella di mare o il salto di una balena. Immaginò se stessa come una delle tante bizzarre manifestazioni della natura. Un’altra delle tante creature senzienti, che cerca di fare del suo meglio.

Un altro tema importante trattato nel libro è il rimpianto. Nora ne è piena e non fa altro che pensare a tutte quelle volte in cui sente di aver sbagliato scelta. Nel romanzo questo blocco viene rappresentato da un libro presente nella biblioteca, diverso da tutti gli altri, e pesantissimo: Il libro dei rimpianti. – Ho amato questa raffigurazione -.

Il vero problema non sono le vite che rimpiangiamo di non aver vissuto. È il rimpianto stesso. È il rimpianto che ci fa avvizzire e rinsecchire e appassire e ci fa sentire come il peggior nemico di noi stessi e degli altri.

E’ dal rimpianto che nasce il senso di colpa. Il senso di colpa di non essere stati all’altezza delle nostre aspettative, e di quelle degli altri a noi cari. Fortunatamente per noi, la verità è che non dobbiamo dimostrare niente a nessuno. Anche se la società ci inculca l’idea di ambire al successo e di sentirci realizzati in un modo pre-confezionato, uguale per tutti… tutto ciò è solo smania di controllo. Non esiste un modo unico di vivere la vita; non c’è un modo più giusto di vivere. C’è il proprio modo, con i propri tempi.

Quella che noi consideriamo essere la strada vincente, in realtà non lo è. Perché troppo spesso la nostra idea di successo è solo una di quelle stronzate superficiali che hanno a che fare con il raggiungimento di un risultato – una medaglia olimpica, il marito ideale, un buon stipendio. […] La vita non è una gara da vincere.

Considerazioni finali

La biblioteca di mezzanotte, come tutti gli altri libri di Haig, è una mano che ti accarezza e ti fa sentire meno sola. È una voce che ti sussurra “Stai facendo del tuo meglio”. È un libro che ci insegna che ogni occasione non presa non è per forza un’occasione persa. A volte basterebbe rallentare, smettere di rincorrere opportunità ed esperienze infinite, e iniziare a riempire di autenticità e presenza ogni momento. Qualsiasi esso sia.