La Benandante, un fantasy tra folklore valtrumplino e amicizia

Un lettore appassionato di fantasy lo sa: ogni storia che si rispetti inizia con una mappa. Questa solitamente rappresenta lande remote, magiche e immaginarie. Ma può capitare che le regole del gioco vengano un tantino sconvolte. Come nel caso de La Benandante, romanzo autoconclusivo di Sara Cremini, edito Pav Edizioni.
La storia è inaugurata da una mappa, ma a essere raffigurato non è Narnia o La Contea, bensì il comune di Marcheno, in provincia di Brescia. A un occhio poco allenato, questa potrebbe sembrare una terra che di magico e remoto ha ben poco da offrire. Niente di meno vero: attraverso Pezzaze, Monte Isola e Valle Duppo si svelano incanti e misteri. Così che la mappa iniziale si conferma promessa di un viaggio unico e irripetibile, come nel più classico dei casi.

La Benandante

Un viaggio nell’Altrove in cerca di salvezza

Valtrompia, 1986. Quando al giovane carabiniere Alessandro viene affidata la riapertura del caso irrisolto di Martina Richiedei, scomparsa nel ’56, la reazione è di puro sconforto. La giovane sembra essersi volatilizzata nel nulla, senza lasciare tracce o indizi. L’unica pista percorribile è quella offerta dal diario del nonno della vittima, ormai defunto, contenente quelli che sembrano solo vagheggiamenti e fantasticherie. L’indagine ristagna, ma qualcosa di oscuro e inquietante aleggia nell’aria. Le vite di Alessandro e degli altri protagonisti della storia (la sorella Chiara, l’amico Gianluca e la medium Agnese) verranno, infatti, scombussolate da una serie di eventi incredibili e incontri paranormali. Presto i quattro capiranno di dover fronteggiare un nemico che da secoli diffonde morte e scompiglio nella Valle: lo stregone Lӧnòcc. Per farlo occorrerà compiere un viaggio nell’Altrove e recuperare l’anima del benandante, unica possibilità di difesa.

Pagina dopo pagina le leggende del folklore valtrumplino prendono vita in questo mistery fantasy dalle tinte horror: dal benandante, stregone buono che armato di finocchi combatte stregoni malvagi, ai Mani, anime dei defunti che tornano sulla terra dall’Altrove, alle fate di Duppo incarnazione della natura stessa. Appare evidente l’accurato e appassionato lavoro di ricerca dell’autrice, che nelle ultime pagine riporta le fonti consultate, molto utili per chi è rimasto incantato e brama saperne di più. A essere raffigurato ne La Benandante non è solo il folklore locale ma trovano spazio anche elementi esoterici come tarocchi, rituali magici ed elementi d’ispirazione biblica e cristiana come angeli ed esorcismi. In un buon equilibrio che non cede ai facili spiegoni.

Un intreccio articolato ma credibile e una irresistibile colonna sonora come compagna di viaggio

La trama è avvincente e ben orchestrata, seppur ad alcuni avvenimenti forse si sarebbe potuto dedicare più tempo. I ritmi serrati e ben scanditi da capitoli brevi e asciutti, caratterizzati da un crescendo di tensione e coinvolgimento emotivo dei personaggi. A fare da sostegno alla trama vi è una vera e propria colonna sonora con tanto di codici di spotify da scansionare per ascoltare le canzoni e avere un’esperienza di lettura estremamente immersiva.

Il registro letterario e lo stile di scrittura appaiono in grado di calarsi e adattarsi al contesto della storia e alla voce narrante, senza mai perdere credibilità, mostrandosi capaci di donare al lettore sia pagine estremamente tenere raffiguranti lo sbocciare di un amore ma anche pagine crude e bestiali che ritraggono le efferatezze e atrocità compiute dallo stregone Lӧnòcc.

Percepisco la forza delle onde, la spinta del vento, il tremore della terra. Mi sento un tutt’uno con l’universo. Piena come dopo il migliore dei pranzi, florida come la più bella delle piante. La lingua di Alessandro, le sue labbra, le sue braccia avvolte attorno a me profumano di verità, di completezza, di destino.

La Benandante è un romanzo di amicizia e di maturazione, che gli appassionati degli anni Ottanta e di Stranger things probabilmente ameranno. Una storia che ci ricorda quanto possa essere facile cedere allo scetticismo e ai pregiudizi. Ma anche quanto l’affetto di una persona cara sia indispensabile per crescere e trovare ogni giorno in noi la forza di non chiudere gli occhi di fronte ingiustizie e crudeltà ma di agire e combattere per il bene.

Perché il bene tanto può fare; ma una semplice, infinitesimale inconsapevolezza, il male può sempre riportare.