Killers of the flower moon e il lupo cattivo di ogni storia

Ogni storia ha il proprio lupo cattivo e per quanto spesso non si tratti mai di una fiaba e dunque di un lupo ben peggiore, la realtà sommerge con eventi macabri, terrificanti e dolorosi. Lo stesso accade nel nuovo film diretto dal prolifico Martin Scorsese, Killers of the flower moon, tratto dal romanzo del giornalista americano David Grann, Gli assassini della terra rossa. Protagonista indiscussa della pellicola è la popolazione degli Osage, o altrimenti detti ‘i figli delle acque di mezzo’, stanziata nello stato dell’Oklahoma.

Il lupo mascherato da agnello

Nel primo ventennio del Novecento, il petrolio diviene una risorsa fondamentale per l’economia del paese e i giacimenti fruttano denaro a palate. Per questo motivo, proprio gli Osage, vengono ritenuti fortunati perchè enormi giacimenti furono trovati sotto il loro suolo e da quel momento entrò in circolo la macchina che produceva il denaro, ogni tipo di ricchezza, di costruzione, di sfarzo. L’uomo bianco inizia a lavorare per l’Osage assumendo non più una posizione di comando, ma al contrario sentendosi sottomesso.

Sulla scia di un falso documentario all’interno del film, per informare il pubblico di ciò che si svolse in quegli anni, il regista mostra attraverso l’uso del bianco e nero e del suono di una cinepresa, le scuole elitarie in cui i figli degli Osage vennero iscritti, gli sport praticati in College di lusso e di prerogativa dell’uomo bianco, come il golf.

Ma qual è il motivo scatenante che collega una fitta rete di omicidi di Osage? Il denaro, la brama di potere e la sete di vendetta nei confronti di un popolo ritenuto da sempre una minoranza, sottomesso e ucciso.

Il messaggio che Scorsese vuole lanciare in questo film è che il lupo esiste, che si maschera da agnello e che riesce ad attirare a sé altri lupi per aggiudicarsi le carcasse e per carcasse si intende tutto ciò che appartiene agli Osage. Fondamentale per capire i meccanismi che condussero ad una scia di morte senza fine è il fatto che gli Osage erano titolari delle proprie terre e delle ricchezze, ma per poterle amministrare dovevano passare per dei tutori.

Niente spetta agli Osage

Uno dei protagonisti della storia, Ernest Burkhart, interpretato dal premio Oscar Leonardo di Caprio, inizia a lavorare come autista per gli Osage e seguendo i consigli dello zio latifondista William Hale, interpretato da un immenso Robert de Niro.

Ernest presenta uno di quei caratteri facilmente manipolabili e seguendo i consigli dello zio alla lettera, inizia la catena di omicidi, iniziano i sospetti, inizia la paura per gli Osage che chiedono giustizia per i propri cari uccisi ingiustamente e spesso anche derubati dai loro averi nella tomba, dai razziatori bianchi. Il lupo della storia si traveste da amico, da consigliere degli Osage partecipando alle riunioni della tribù, da parente stretto perfino per non dare nell’occhio.

William Hale spinge il nipote ad intraprendere azioni illegali, a fare da tramite per comunicare i suoi ordini ad altri disposti ad ubbidire e disposti a tutto per il denaro. Neanche una banconota di tutti quei soldi spetta agli Osage, pensano i cittadini di Fairfax e gli uomini al loro servizio, i giovani arroganti, le donne … Niente spetta a quegli stessi Osage che vanno in chiesa ma che si affidano ai loro dèi e pregano il sole, la luna e la terra.

La banalità del male e il confine tra verità e bugia

Ernest conosce Mollie, interpretata da Lily Gladstone, una ricca Osage malata di diabete, prima seguendo il suggerimento dello zio che reputa la loro unione vantaggiosa per una questione di eredità e poi perchè finisce per innamorarsene. I due si sposano e creano una famiglia, ma gli omicidi colpiscono più volte la famiglia di Molli che perde prima le sorelle e poi la madre.

La giovane Osage decide di affidarsi ad un ispettore privato, ma l’uomo scompare e senza mistero perchè viene ucciso. Gli omicidi vengono di volta in volta, seppelliti sottoterra nella speranza che la tribù non sospetti e non si allarmi, ma i lupi si trovano proprio intorno a loro e il sospetto si insinua persino in Mollie. E così pur arrancando nella malattia, aggravata di proposito dai medici della città e dalla sciocca e inconsapevole complicità di Ernest, Mollie giunge a Washington, incontra il presidente degli Stati Uniti e sottopone il grave problema al presidente. Poco tempo dopo, infatti, giungono i federali, capeggiati da Tom White e interpretato da Jesse Plemons, e indagano per conto di J. Edgar Hoover. Fairfax è un luogo in cui vige il silenzio, sostenuto dai chi è stato lautamente pagato per insabbiare ogni omicidio e ogni dinamica, ma ciò non impedisce alle indagini di giungere ad una svolta e proseguire verso un processo, le quali intense scene riescono a provocare la pelle d’oca e a tenere gli occhi incollati allo schermo.

Un film monumentale

Il ritmo del film è sostenuto, i dialoghi sono incalzanti ma rispettano la volontà del regista di mostrare quante persone fossero coinvolte in quegli omicidi e quante di loro ambissero al denaro della tribù, reagendo alla morte e all’atto di uccidere con una freddezza inumana, con una semplicità ai limiti della banalità del male. Nessuno di loro sembra consapevole di essere un carnefice, anzi, tutti assumono un comportamento da vittima capovolgendo radicalmente il confine tra verità e bugia. Tutti sono delle pedine nelle mani di un solo lupo, il re del branco, che fino alla fine in apparenza sembra anche provare pietà o forse falsa pietà. Rodrigo Prieto, già incontrato in The wolf of Wall Street, The Irishman, The Audition e Silence, fa un uso sapientissimo della fotografia.

La messa in scena in toto è assolutamente brillante, frutto di una continua consultazione con gli Osage stessi, che ha permesso un realismo ancora più pregnante per eventi così sanguinosi e terribili. I dialoghi serrati, spesso sono contornati da un’ironia cupa e ciò che emerge è la mancanza di moralità dei personaggi, come ad esempio Mollie stessa, incapace di odiare il marito nonostante tutti i tormenti che le sono stati inflitti. Ernest mostra debolezza, servilismo e manca di spina dorsale nei confronti dello zio, ma quasi si riscatterà pronunciando tutta la verità e sarà l’unico a mostrare segni di pentimento veritieri.

Nella pellicola tutto è basato sul dubbio morale proprio perchè nessuno sembra possedere una morale o sembra essere schiavo di una macchinazione o manipolazione mentale ben studiata in cui l’essere umano è assuefatto e non reagisce. Questo è un film monumentale che scava in profondità nelle radici di un’America impunita e macchiata di una grande quantità di sangue che non andrà mai via.