Non lasciarmi di Kazuo Ischiguro

Cenni sull’autore

Kazuo Ishiguro, classe 1954, è un autore di origine giapponese trasferitosi in Gran Bretagna all’età di 5 anni.

Famoso per essersi guadagnato il Premio Nobel nel 2017, Ishiguro è uno scrittore attento e paziente, contrario alla filosofia della scrittura veloce, e quindi alla produzione di maggiori quantità di libri, ma più incline a dedicare il giusto tempo alla costruzione di ogni singolo libro. Infatti, grazie a questa sua concezione, ha pubblicato “solo” 7 romanzi e una raccolta di racconti, ed è tradotto in 40 lingue in tutto il mondo.

Scrivere velocemente non è una mia priorità, perché è preferibile creare un’opera che si distingua, piuttosto che contribuire alla quantità dei libri pubblicati.

Lo stile di Ishiguro è preciso e mai banale, privo di eccessi, ed estremamente umano. Il New Yorker lo ha definito piatto come il mare ma con un’invisibile profondità al di sotto. I suoi personaggi seguono sempre una strada minata, ricca di fallimenti e rassegnazioni inevitabili, ma in alcuni casi sono carichi di una forza d’animo incredibile. I temi ricorrenti nelle sue opere sono la memoria, l’identità e il tempo. Infondo, è lo stesso autore ad affermare che la sua narrativa è totalmente ispirata a grandi autori del passato come: Dostoevskij, Checov, Charlotte Bronte, Aldous Huxley, George Orwell.

Le opere più celebri sono: Quel che resta del giorno, incentrato sui ricordi, la nostalgia e i rimpianti, Il gigante sepolto, tendente allo stile fantasy/storico e impregnato di temi importanti come: il fallimento della civiltà, la memoria, la storia e la labilità dei rapporti umani; e infine, l’opera di cui parleremo in questo articolo, il romanzo Non lasciarmi, un libro dalla trama distopica e dalla dolorosità a tratti lancinante.

Trama in breve

Kathy sta per concludere il suo periodo da assistente e, lentamente, sta terminando anche il suo ciclo di vita. Ripercorre con dolori e ripensamenti, tutto il destino che le è stato costruito, fin dalla nascita, proiettato in un’unica direzione.

La crescita ad Hailsham, un “collegio” in cui gli studenti apprendono l’arte e la lettura con cui esprimere se stessi, impegnando le loro energie nella “galleria”, e la sua amicizia con Ruth e Thommy, le persone che costituiranno la sua famiglia e che l’accompagneranno in questo lungo percorso.

In un mondo in cui la tecnologia è riuscita a raggiungere risultati sorprendenti nel campo della medicina, dando vita ad un “programma di donazioni”, questi ragazzi esprimono il loro lato più umano, sanno volere bene e serbare rancore, nonostante le atroci verità a cui andranno incontro.

Considerazioni

Il titolo dell’opera “Never let me go” si riferisce ad una canzone della cantante Judy Bridgewater, che colpisce profondamente la protagonista Kathy, è quest’ultima che attraverso degli interminabili e dolorosi flashback, ci racconta la storia della sua vita e della sua amicizia con Thommy e Ruth.
Kathy “salta” da un ricordo all’altro come se non riuscisse a fermare il flusso delle parole, spiegando minuziosamente ogni dettaglio e interagendo con noi lettori, più di una volta. Come se noi dovessimo essere i testimoni riguardo i “sentimenti che riesce a provare”.

Ciò che rendeva quella cassetta tanto speciale per me era una canzone in particolare, la numero tre, Never let me go. È un lento, musica d’atmosfera, tipicamente americano, e c’è quel verso che si ripete quando Judy canta «Non lasciarmi… Oh, tesoro… Non lasciarmi…» Avevo undici anni allora, non avevo molta dimestichezza con la musica, ma quella canzone, be’, ne rimasi affascinata. Continuavo a riavvolgere il nastro esattamente nel punto dell’inizio, in modo da poterla ascoltare ogni volta che me se ne offriva l’occasione

Perché Non lasciarmi è un distopico?

Perché anche se l’elemento distopico non è preponderante, Kazuo Ishiguro immagina un mondo in cui la tecnologia medica ha reso possibile la nascita dei cloni. Questi vengono cresciuti in determinati istituti, isolati dagli umani da cui hanno tratto le caratteristiche fisiche e hanno un futuro già delineato da una forza superiore, di cui non si conoscono le sembianze. In particolar modo i ragazzi, protagonisti della vicenda, verranno iniziati ad un percorso “privilegiato” rispetto ad altri. Nel collegio in cui vivono la prima adolescenza, Hailsham, la loro educazione è impartita da alcuni tutori che a loro volta ricevono istruzioni da una donna, chiamata “Madame”.

La vita nel collegio è piena di attività stimolanti ed affascinanti ma allo stesso tempo è caratterizzata da pochi contatti con l’ambiente esterno con addirittura l’impossibilità di porsi delle domande banali. I ragazzi crescono con continue riflessioni e sogni riguardanti il futuro, tra segreti e parole non dette.

Non lasciarmi è inevitabilmente un libro con una narrazione lenta, ma nonostante ciò, tale lentezza è giustificata e necessaria. In quanto fa sì che il lettore rimanga coinvolto emotivamente e si crei una escalation emozionale non indifferente, man mano che gli eventi si infittiscono.

E’ ironico quanto all’interno del libro si venga a creare una sorta di contrapposizione tra la storia raccontata, i personaggi in sé e ciò che provoca nel lettore. Questo avviene nel momento in cui la riflessione di fondo della storia è che la tecnologia può produrre copie perfettamente identiche dell’essere umano, ma non potrebbe riuscire a riprodurre o a creare senza fondamenti scientifici e razionali i sentimenti e le emozioni. Ma inevitabilmente Ruth, Thommy e Khaty soffrono, amano, provano gioia, rancore, invidia. Sono più umani, di quanto non lo siano gli umani stessi.

I sentimenti e le emozioni rivestono un ruolo fondamentale all’interno del romanzo, intorno ad essi ruota l’intera vicenda e si basa la struttura narrativa imposta dall’autore così come le scelte dei personaggi.

Nel 2010 è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek in cui Ruth è interpretata dalla brillante e affascinante Keira Knightley.