di Bettina Delia Monticone

Fazi Editore pubblica in Italia il romanzo di esordio di Colin Walsh, scrittore irlandese nato a Galway, nominato nel 2019 Hennessy “New Irish writer of the year”. Kala è considerato il miglior romanzo dell’anno per The Guardian e The Independent.

I capelli dritti ci vengono incontro come lampi scuri mentre il sentiero di colpo si fa strada, e i suoni diventano rumore, e nel boato di quell’istante ci sembra di essere schiuma che diventa oceano.

Kala

Non siamo al cospetto di un thriller, non solo: il romanzo è uno squisito intrico di segreti e malinconie, un continuo viaggio tra il presente e il passato, dove la magia è data dall’immensa ricchezza dei personaggi. E dal loro modo di orchestrare le emozioni tra presente e passato. Kala è una giovane donna scomparsa, è assente nel presente storico del romanzo eppure domina l’intera scena.

Il tempo si è fermato

La fronte di Kala, poggiata sulla tua spalla. Una ciocca dei suoi capelli scuri sul tuo petto. Le sue dita aperte in segno di vittoria dietro le tue orecchie. Ricordi ancora la corrente elettrica che ti attraversa la schiena in quel preciso istante, scaricandosi sull’argine del fiume. La notte del Sisco, quando la vita iniziò per davvero.

È l’estate del 2023 a Kinlough, Kala e i suoi amici hanno quindici anni e si sentono potenti, elettrici, immersi in un’estate che potrebbe durare per sempre. Sono innocenti, sono felici. Kala è spavalda e sta scoprendo l’amore. Al suo fianco ci sono gli amici di sempre e la nuova, acerba Helen.

È l’estate in cui devono crescere per forza, l’estate in cui Kala scompare. Per questo è destinata a essere un pezzo di vita che esiste e torna per sempre. Il tempo e il respiro si fermano. Questo è il passato.

Poi, il romanzo orchestra tre voci perfette nel momento presente: Helen e Joe fanno ritorno nel paese della loro adolescenza e Mush non se n’è mai andato. Helen ha una vita mediocre in Canada eppure finge di essere realizzata e felice. Joe è un cantante di successo, ma ha paura della sua ombra. Mush è quello di sempre, il bravo bimbo di mamma, la aiuta in negozio e vive giorni uguali ai giorni. Il lettore attento capirà sin da subito che ha delle cicatrici in faccia…

Il dramma del ritorno

Il papà di Helen si sposa e Joe ha un concerto. Motivi all’apparenza felici e colorati. Invece la rimpatriata si tinge di nero e rosso: sono ritrovati i resti di uno scheletro. Tutto riconduce all’estate del 2003 e alla scomparsa della loro amica Kala nei boschi di Kinlough.

Questo getta tutti nel panico e le tre voci si fanno agitate, sommesse, cariche di una nuova emotività trattenuta. Tutti a Kinlough hanno paura. Il lettore è rapito grazie a un ritmo incalzante accompagnato da uno stile poetico e molto intimo. La narrazione crea un mosaico frammentario e, in un crescendo di emozioni e colpi di scena, conduce il lettore al terribile epilogo. Lettore che intanto si è affezionato alle tre voci del romanzo.

So che arriverà il momento in cui dovremo parlare apertamente. E chiederci se quello che è successo a Kala è colpa nostra. Ma quando lo farò, aprirò una porta su qualcosa di cui non potremo più tornar indietro e, conoscendo Helen, per lei diventerà un’ossessione.

Mush, Helen e Joe

Nella foto siamo insieme a Lough Callie. È stata lei a scattarla. Kala era sempre avanti. Trattengo un po’ l’emozione e guardo meglio. Mi stupisco di quanto eravamo giovani e magre. Sembriamo così pure. Come se non volessimo fare del male a nessuno. Come se non fossimo il male incarnato.

Kala è un romanzo a tre voci e questo flusso narrante è ipnotico per due ragioni: in primo luogo le voci sussurrano e urlano con stili e approcci diversi, sempre. Jon apre il suo cuore e le sue paure in seconda persona singolare: si guarda dall’esterno, non è mai Io, sempre Tu. Questo semina magia e coinvolgimento, una strategia narrativa che in maniera silenziosa avvicina molto il lettore al testo.

Helen e Mush hanno un cuore simile, soffrono allo stesso modo, vivono di ossessioni simili, mai simili paure, e spesso sciolgono il proprio cuore in quello dell’altro. I colpi di scena del romanzo sono ben seminati e sono molti, nascono nel ricordo, nei dialoghi, in scene dirette con maestria.

Eppure in Kala, l’autore mai omette il mondo intimo di questi ragazzi, mai lo mette da parte.

Ecco il valore aggiunto del romanzo: un thriller che non dimentica di mettere la corona in testa alle emozioni, alle risate e alle lacrime che uniscono tre ragazzi ancora sospesi nell’estate del 2003. La lettura perfetta per chi ha amato Ti ricordi di Sarah Leroy?

Tutto era pervaso da una specie di strana magia. Come se il mondo intero fosse stato strappato e poi ricucito in un modo diverso, anche se sembrava sempre lo stesso. Guardavo le cose da un luogo dentro me stessa, che vedeva meglio degli occhi.