K-PAX: un viaggio alienante alla scoperta della verità

di Aurora Giuggioli @lafelicitavienleggendo

Dopo circa venticinque anni dalla sua pubblicazione in Italia, torna in libreria con una nuova veste K-PAX il romanzo d’esordio di Gene Brewer ripubblicato da Accento Edizioni, storia probabilmente già conosciuta grazie anche alla trasposizione cinematografica in cui troviamo Kevin Spacey e Jeff Bridges. Si tratta di un piccolo cult letterario che è stato tradotto in svariate lingue e che unisce la fantascienza e la psicologia, creando un mix ben equilibrato e sorprendentemente emozionante e attuale, nonostante il tempo trascorso dalla sua uscita. 

K-Pax

Trama

Nell’istituto psichiatrico di Manhattan arriva un nuovo paziente che dice di chiamarsi prot (rigorosamente tutto minuscolo) e afferma di venire da un pianeta di nome K-PAX (rigorosamente tutto maiuscolo) in cui gli abitanti vivono più di mille anni, nessuno mangia animali e c’è la possibilità di viaggiare alla velocità della luce. 

Il suo arrivo crea parecchio scompiglio: riesce a catturare l’attenzione di tutti gli altri pazienti, aiutandoli dove i dottori sembravano non riuscire e diventa un pensiero fisso per il suo psichiatra, ovvero la voce narrante della storia. Tutto il resoconto è un insieme di dialoghi, domande esistenziali che spesso non possono avere risposta e dubbi su un passato che risulta essere sconosciuto.

È prot davvero un alieno come afferma di essere o è solo un uomo con una fantasia sproporzionata? Tornerà davvero sul suo pianeta entro la data che ha prestabilito o accadrà qualcos’altro?

«La verità ha un significato diverso per ciascuno di noi».

«La verità è la verità. Ciò di cui sta parlando è un’illusione. Un mondo immaginario. Mi dica» si chinò sul taccuino, «perché voi umani avete quest’idea peculiare che basti credere a una cosa perché diventi vera?»

«Perché qualche volta la verità fa male. A volte abbiamo

bisogno di credere in una verità migliore».

«Quale migliore verità della verità stessa?»

Tra fantascienza e psicologia

K-PAX è un romanzo in cui l’elemento fantascientifico non predomina sul resto, ma fa da contorno a un resoconto molto più psicologico e filosofeggiante. Gli “alieni” di cui prot parla non sono esseri con strane sembianze umanoidi e la pelle colorata, ma sono esattamente come noi. Non si parla di dischi volanti o attacchi alla Terra che richiedono l’intervento di forze speciali e nessuno ha poteri sovrannaturali, se non una spiccata intelligenza, una forte empatia e tanto altruismo. L’elemento fantascientifico è dato dai vari richiami a K-PAX e a qualche dato astronomico che non fanno altro che rimarcare minimante le conoscenze in materia dell’autore stesso, senza però intralciare la lettura o risultare tedioso o difficile da comprendere per chi non ha le giuste competenze. 

Per il resto, il punto focale del romanzo sta nel chiedersi cosa è reale e cosa non lo è, dando priorità alla percezione che si ha della verità e della vita più in generale, mettendo in dubbio ogni aspetto di essa. La parte psicologica predomina indubbiamente su tutto il resto, rendendo semplice e istintivo entrare in empatia con i personaggi, che mostrano le loro fragilità, i loro dubbi, la loro umanità. 

Un resoconto diretto

Gli amanti dei romanzi psicologici apprezzeranno probabilmente la scelta stilistica fatta dall’autore di raccontare tutta la storia sotto forma di resoconto diretto di ogni seduta avvenuta con il suo paziente. In ogni capitolo lo psichiatra Gene Brewer (omonimo dell’autore) si rivolge al lettore trascrivendo quello che avviene durante ogni seduta, dialoghi e pensieri personali compresi, con le varie annotazioni e idee riguardo il suo paziente. Un approccio questo che sa essere al contempo formale e informale e che, oltre a far conoscere al meglio prot, mette a nudo anche Brewer, che inconsapevolmente si ritrova a dover combattere anche con vecchi demoni del suo passato. 

Si parla di amnesia isterica, un disturbo provocato da azioni violente e irreversibili. Ma si parla più in generale dell’impatto che hanno determinati avvenimenti sulla psiche dell’uomo e sui vari modi in cui questo può reagire, quindi manifestando una vasta quantità di altri disturbi e fobie che possono rendere la vita invivibile e invalidante. Si parla di alienazione e dissociazione, di vita, morte e credenze.

«Allora non credete in Dio?»

«L’idea ci ha accarezzato per qualche ciclo, ma è stata

presto scartata».

«Perché?»

«Perché prendersi in giro?»

«Per avere qualche conforto…”

«È un falso conforto, se è dato da una falsa speranza».

Un mondo idilliaco

prot è senza ombra di dubbio un personaggio singolare e degno di nota e se c’è qualcosa che lo contraddistingue in ogni suo discorso con Brewer è la sua fierezza per il mondo da cui dice di venire e le grandi differenze con il nostro. Il suo è, difatti, un mondo perfetto e proprio per questo utopistico, un sogno ad occhi aperti.

Su K-PAX non esiste nessun governo, ognuno fa ciò che è necessario e quindi il suo è un popolo che si sa autogestire senza problemi. Non esistono stipendi e nessun tipo di denaro; gli animali non vengono mangiati e neanche addomesticati ma lasciati liberi di vivere la propria vita come qualsiasi altro essere vivente; non ci sono scuole, tutti sono colti e l’educazione viene dal desiderio di voler imparare e non dalle scuole, quindi tutti possono insegnare.

Non c’è distinzione tra adulti e bambini e neanche tra lavoro e gioco, tutto è interessante e tutto è divertente; quando si ha sonno si dorme e quando si ha fame di mangia, non esiste una routine come nel nostro mondo; non esistono famiglie tradizionali, tutti sono famiglia, tutti sono mamma e papà, tutti sono fratelli e sorelle. Le case fisse non esistono, ognuno vive dove vuole e vive con chi vuole, potendosi spostare tranquillamente; non esistono violenze di nessun tipo, men che meno sessuali dato che su K-PAX il sesso non è un atto piacevole, quindi viene fatto il meno possibile e giusto per procreare raramente.

Attraverso i suoi racconti sul suo pianeta, prot intrattiene e incanta tutti i pazienti e persino lo staff dell’ospedale, promettendo di portare in viaggio con sé uno di loro, motivo che li coinvolgerà e li aiuterà a rendere più sopportabile il loro soggiorno spinti dalla fame di speranza e la sete di cambiamento.

La realtà dell’essere umani

K-PAX è un romanzo che vuole mettere in evidenza la fragilità dell’essere umano mostrando quanto la mente possa essere allo stesso tempo perfetta e imperfetta nelle reazioni, quanto possa rendere liberi e allo stesso tempo imprigionati, quanto la speranza possa essere potente così come l’immaginazione, tracciando un confine molto sottile e labile tra ciò che è reale e ciò che non lo è.

Mostra quanto il passato influisca su chi si è destinati a diventare, senza possibilità di tornare indietro, potendo solo lavorare sul presente e di conseguenza sul futuro. Una storia che sottolinea l’importanza dell’essere aiutati e di aiutare se stessi di conseguenza, non smettendo mai di imparare qualcosa su se stessi grazie alla scoperta dell’altro.

Autore

Gene Brewer (1937-2024) è nato e cresciuto a Muncie, in Indiana. Prima di dedicarsi alla scrittura, è stato ricercatore biologico. Ha scritto quindici romanzi, molti dei quali tradotti in svariate lingue.