19 Aprile 2024

J. R. R. Tolkien: uno scrittore multiforme

Si è tanto dibattuto su J.R.R. Tolkien, il Professore. L’uomo che ha creato un mondo che ancora oggi affascina ed è colmo di significati nascosti. L’anno scorso è ricorso l’anniversario dei cinquant’anni dalla sua morte, avvenuta nel 1973. Per festeggiare è stata organizzata una mostra a Roma che ora si trova a Napoli, a Palazzo Reale.

Eppure, Tolkien non era soltanto un professore o uno scrittore. Era ed è stato soprattutto un uomo. Molti lo idealizzano per aver creato un mondo che fa sognare e non smette di stupire i lettori. C’è chi non ha mai sfogliato una pagina dei suoi libri, chi invece è un veterano e le legge ogni anno, chi si diletta a studiare e a scoprire significati reconditi di quello che può essere scritto tra le righe delle sue opere.

Chi era John Ronald Reuel Tolkien

Tolkien ha avuto una vita piuttosto ordinaria per l’epoca in cui è nato. Figlio di un banchiere e di una casalinga, è nato in Sudafrica, quando ancora lo Stato non faceva parte dell’impero britannico, a fine Ottocento. Sembra passata un’eternità, eppure si tratta di poco più di cento anni fa, non così tanto come si può pensare.

Tolkien

Costretti a tornare in Inghilterra a causa della morte del padre, la famiglia Tolkien – la madre, John e suo fratello Hillary – si stabilisce così nelle campagne inglesi, più precisamente nei dintorni di Sarehole. Rimasto orfano alla morte della madre, lui e il fratello vengono affidati a padre Francis Morgan, che ne diventa il tutore. L’adolescenza di Tolkien trascorre come quella di tutti i ragazzi orfani: studiando e cercando di costruirsi un futuro. Entra così alla King Edward’s School e successivamente all’Exeter College, proprio a Oxford.

Incontra Edith Bratt, della quale si innamora perdutamente a prima vista e, nonostante padre Morgan tenti di tenerli lontani, i due giovani riescono a ritrovarsi dopo qualche anno e da allora non si lasciano più, se non a causa della Guerra. La Prima Guerra Mondiale è stata fatale per Tolkien. Divenne il suo spauracchio e il suo terrore più grande. In guerra, infatti, perse uno dei suoi migliori amici, proprio in trincea, sulla Somme. Lui si ammalò di febbre della trincea e fu rimandato a casa.

Da allora si è dedicato solamente al mondo accademico: è entrato ad Oxford prima come ricercatore e poi come professore.

Linguista e professore

Tolkien è stato prima di tutto un linguista, un filologo, uno studioso di quei dialetti antichi che probabilmente ora si sono persi nel tempo, a causa dell’era digitale e della tecnologia. Ciò che tra l’altro è molto interessante, è proprio il fatto che il Professore è stato davvero un linguista con i fiocchi. Amava studiare ogni singola sfumatura di quello che era l’inglese arcaico, il norreno, il gallese. La scrittura, le sue opere, quelle che i lettori adesso hanno tra le mani e osannano come i migliori fantasy mai scritti, sono nate relativamente tardi. Ciò che interessava a Tolkien, nella composizione dei suoi libri, era l’aspetto linguistico-estetico: era innamorato delle parole.

Ha contribuito a creare il Middle English Vocabulary. Ha inventato una lingua per gli Elfi, in svariati dialetti, una lingua per i nani, e persino la lingua di Mordor. A un’analisi attenta, si può capire l’etimologia di alcune parole. A uno studio approfondito, si può intuire che, in quelle lingue inventate, c’è un fondo di verità, presa soprattutto dai suoi studi accademici, dalle sue ricerche, dalla sua passione.

Alcune testimonianze ci dicono che Tolkien era un professore molto rigido nell’insegnamento, molto esigente e soprattutto non era proprio parco con i voti assegnati nelle tesine che valutava durante i suoi corsi. Siamo proprio sicuri che l’avremmo voluto come professore di inglese?

Tolkien lo scrittore

J. R. R. Tolkien è diventato scrittore sul finire della sua vita, tanto che la maggior parte delle sue opere sono state pubblicate postume dal figlio Christopher. Nonostante il suo legendarium, il suo mondo, il corpus mitologico, sia nato agli inizi del Novecento, proprio durante la Prima Guerra Mondiale e la sua triste esperienza sulla Somme, Tolkien ha iniziato a pubblicare tardi le sue opere. Lo Hobbit ha visto la sua prima edizione nel 1937, mentre il Signore degli Anelli nel 1954. In alcuni episodi dei suoi libri, soprattutto per quanto riguarda le parti relative alle guerre, a una lettura approfondita si può percepire la sua triste esperienza.

In Italia, peraltro, queste opere sono state bistrattate. Inizialmente sono state rifiutate anche da Elio Vittorini, allora editore della Arnoldo Mondadori. Non ha avuto molta fortuna, inizialmente, nemmeno con la prima casa editrice che ha deciso di pubblicarlo, l’Astrolabio, finché la casa editrice Rusconi non ha deciso di compiere l’azzardo. Di questo, i lettori del mondo italiano sono grati, almeno una buona fetta, dal momento che le opere di Tolkien restano alcune delle più belle mai scritte e tradotte nella storia della letteratura.

Eppure, l’opera di Tolkien non si limita ai libri più noti, Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, il Silmarillion. Ci sono tantissime altre opere minori, le lettere e non solo, anche studi che sono stati fatti e che tuttora proseguono sulla figura del Professore. Vi sembrerà di studiare un personaggio di altri tempi, ma sono passati solamente cinquant’anni dalla sua morte. Cinquant’anni volano in un soffio, paragonati ad altri esempi della letteratura classica.

Ad ogni modo, Tolkien è uno degli autori più chiacchierati di sempre: un po’ per le sue idee, un po’ per i temi da lui affrontati nelle sue opere. C’è ancora tanto da scoprire e chissà quanto ancora da scrivere su di lui.