Kazuo Ishiguro e la “trilogia dell’animo umano”: l’importanza dell’io e dei sentimenti

Kazuo Ishiguro è probabilmente uno dei più grandi scrittori dei nostri tempi.             
Premio Nobel 2017 per la letteratura, “nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha svelato l’abisso sottostante al nostro illusorio senso di connessione con il mondo”.      

Ishiguro riesce a mescolare magistralmente la sua formazione anglosassone con le sue origini giapponesi.
La sua scrittura è infatti gentile come una carezza, ma allo stesso tempo feroce e profonda.       
Riesce ad arrivare all’anima del lettore approfondendo e raccontando il tema più dibattuto e complesso dei nostri tempi: la meccanica dei sentimenti e la complessità dell’animo umano.

In questo articolo voglio approfondire con voi questa sua peculiarità, e trovare un filo conduttore in tre delle sue opere più famose e meglio riuscite: “Quel che resta del giorno”, “Non lasciarmi” e “Klara e il Sole”.

“QUEL CHE RESTA DEL GIORNO”: L’ALIENAZIONE E L’ANNULLAMENTO DI SÉ

In “Quel che resta del giorno” il protagonista è il signor Stevens, un uomo ormai anziano ma, sopra ogni cosa, un maggiordomo.
L’intero romanzo è un viaggio nei ricordi del protagonista, che si focalizza sulle sue possibilità mancate.
Il signor Stevens rimpiange di non aver detto, di non aver fatto, di non aver vissuto.              
Mentre assiste ai cambiamenti sociali e politici del suo paese, non abbandona mai il suo ruolo sociale.
Anzi, il maggiordomo, e quindi la sua professione, prevale sempre sulla sua condizione di essere umano, anche quando avvengono eventi drammatici come la morte di suo padre o quando si tratta di scegliere tra il lavoro e i propri sentimenti.         
Non a caso il nome del protagonista non viene quasi mai citato, proprio a voler nascondere il suo io più vero, che viene letteralmente soffocato da un ideale. 
Lo stesso Stevens ci dice che “una vita dignitosa è quella di un uomo che si identifica fino in fondo con il ruolo che ha assunto, che abbraccia il suo lavoro finendo per dimenticare se stesso e agire in esclusiva conformità con i dettami della propria professione.”     

Che senso ha rimpiangere il passato?

I ricordi del protagonista nascono da un viaggio intrapreso per incontrare una vecchia collega, Sarah Kenton, con la quale Stevens ha condiviso moltissime giornate passate.    
Sarah per il maggiordomo non rappresenta solo una solida amicizia, ma un grande rimpianto.        
Se solo non avesse ignorato e represso i suoi sentimenti in nome della propria professione, avrebbe potuto conoscere l’amore.

Il grande dubbio del signor Stevens era se scegliere di buttarsi e correre il rischio della perdita, del pentimento e del dolore o sottrarsi ad ogni emozione e vivere nel rimpianto.           
Stevens ha rinunciato ad amare per paura di vedersi distratto dal suo ruolo sociale, per non correre il rischio di perdere quanto guadagnato. Così ha ucciso il suo io più autentico, dimenticando di vivere.

Quando ormai però la vita ha preso un suo corso e sono state fatte delle scelte, che senso ha guardare indietro e continuare a vivere nel rimpianto? Piuttosto, è preferibile fare tesoro degli errori commessi e guardare con maggiore speranza e impegno a quel che resta del futuro.

“NON LASCIARMI”: UNA CELEBRAZIONE DELL’ANIMO UMANO

In questo romanzo distopico e visionario che abbiamo già recensito in questo articolo, Ishiguro ci porta invece in una realtà apparentemente normale. Quella di un orfanotrofio dove i bambini sono seguiti e istruiti da alcune educatrici.
Kathy, protagonista e voce narrante, a mano a mano ricorda la sua infanzia e svela la vera natura di quel luogo, di se stessa e di tutti i suoi compagni di vita.
I protagonisti sono in realtà dei  cloni, creati appositamente per essere utilizzati per l’espianto di organi: dei semplici pezzi di ricambio per gli esseri umani.

Dall’alienazione e dall’annullamento del proprio io di “Quel che resta del giorno”, in “Non lasciarmi” passiamo invece ad un livello successivo.
L’annullamento dell’essere umano in quanto tale attraverso la creazione di cloni, messi al mondo solo per essere sfruttati, senza possibilità di scelta.

L’umanità dei protagonisti

Eppure Ishiguro cerca sempre di rispondere alla stessa domanda: cosa significa vivere come essere umani e cosa significa, invece, non farlo?
“Non lasciarmi” è a tutti gli effetti un romanzo di formazione: i personaggi crescono e condividono le proprie emozioni, paure e speranze sotto gli occhi del lettore.
Sono cloni, ma provano tutto ciò che provano anche gli esseri umani, eppure non possono goderne perché incatenati a un futuro prestabilito.

E allora ci si rende conto che il mondo in cui viviamo e quello in cui vivremo in futuro è certamente “più scientifico, più efficiente, tuttavia è un mondo duro e crudele”.
Quanto ci si può spingere oltre? Quanto, invece, è necessario ricordare l’importanza delle cose che ci rendono umani? Umani non in quanto specie, ma in quanto esseri capaci di emozionarci e provare dei sentimenti autentici.

“KLARA E IL SOLE”: TROVARE LA SALVEZZA IN NOI STESSI E NEL MONDO CHE CI CIRCONDA

L’ultimo romanzo di Ishiguro, e ultimo libro di questa “trilogia dell’animo umano”, porta all’estremo la narrazione distopica, ma anche il focus sull’importanza dei sentimenti.

La protagonista è Klara, un AA (Amico Artificiale), un robot dalle sembianze umane e ad alimentazione solare. Klara è molto sensibile, capace di accorgersi dei piccoli dettagli presenti nella realtà che la circonda, ma anche di comprendere a fondo l’animo umano.
Il suo compito, come quello di tutti gli altri AA, è infatti quello di affiancare un bambino e prendersene cura.
Klara affiancherà Josie e dovrà imparare a replicarne movimenti, espressioni, modo di pensare.
Obiettivo finale quello di sostituirla nel caso in cui dovesse succederle qualcosa.

L’importanza del contesto

Anche qui, dunque, troviamo un tema simile a quello affrontato in “Non Lasciarmi”, ma inserito questa volta in un contesto più ampio.
Un contesto futuristico, ma non troppo lontano dalla società attuale, dove l’industrializzazione è sempre più aggressiva e dannosa per l’ambiente e la società è basata esclusivamente sulla performance.
Un contesto in cui i giovani vengono sottoposti a processi di potenziamento per creare una nuova classe dominante, in cui l’essere umano è stressato a tal punto da dimenticare il concetto di solidarietà e l’ambiente è sfruttato tanto da dimenticare l’importanza delle risorse naturali.

Il messaggio principale

L’impegno di Klara insegue allora un duplice obiettivo: da un lato quello di studiare a fondo la sua Josie.
È possibile che un robot, emblema dell’avanzamento tecnologico, riesca a riprodurre fedelmente un essere umano, addirittura il suo cuore e i suoi sentimenti?
E infatti leggiamo: “Tu credi al cuore umano? Non intendo semplicemente l’organo, è ovvio. Parlo in senso poetico. Tu credi che esista qualcosa che rende ciascuno di noi unico e straordinario?”

Dall’altro quello di trovare una chiave di lettura più ampia del mondo che la circonda.
Ecco perché il Sole è presente non solo nel titolo, ma nell’intera narrazione.
Klara lo insegue, lo scruta, lo studia e lo interroga. Lo vede come propria fonte di energia, ma anche come una valida risposta all’inquinamento e all’oscurità della società moderna, come un monito per gli esseri umani.
Il Sole diventa simbolo di amore, di salvezza e di speranza. Risorse che non dobbiamo dimenticare, che dobbiamo imparare a cercare dentro noi stessi e negli altri, perché nessun essere umano è davvero sostituibile e ogni anima è unica e meritevole di salvezza.

UN UNICO FILO CONDUTTORE

Che sia tramite un maggiordomo, un clone o un robot, in questi tre libri Ishiguro porta in scena l’alienazione dell’essere umano, prima nel mondo che conosciamo e poi in quello che potrebbe aspettarci in futuro.

I protagonisti e le ambientazioni dei suoi romanzi rappresentano il fallimento della società moderna. Dove il lavoro, la cultura della performance a tutti i costi e la scienza prendono il sopravvento e ci allontanano gradualmente da quanto più genuino esista: la nostra anima, i nostri sentimenti e quindi il contatto con noi stessi e il mondo circostante.

Vi consiglio di leggere i tre libri di Ishiguro proprio nell’ordine in cui ve ne ho parlato.
Vi accorgerete che le tre storie presentano spesso elementi inquietanti e sono caratterizzate da una tristezza poetica.
Hanno il potere di scandalizzare il lettore e di farlo riflettere su se stesso e sul mondo in cui vive, sì. Ma, non c’è dubbio, offriranno sempre un messaggio chiaro nell’epilogo: guardare al futuro con speranza ricordando il vero motore del mondo (le emozioni e i sentimenti) e dove trovarlo (nel contatto con il proprio io e con il prossimo).