Irmgard Keun, una scrittrice ribelle nel XX secolo

Dopo aver raccontato la vita socialmente impegnata della scrittrice inglese Ethel Mannin, la nuova puntata di Women Writers in the Attic è dedicata alla tedesca Irmgard Keun. Autrice meno prolifica, ma altrettanto anticonformista, Keun è diventata famosa al suo esordio con il romanzo Gilgi, una di noi, pubblicato a soli vent’anni.

In Italia le sue opere sono tradotte da L’Orma Editore che proprio di recente ha portato in libreria un volumetto dal titolo Non sono mai stata il mio tipo. Dialoghi al posto di un’autobiografia, che si è rivelato fondamentale per approfondire la biografia di una scrittrice sorprendente.

Una scrittrice ribelle del XX secolo

Nata nel 1905 a Charlottenburg, una zona di Berlino, Keun si è affermata come una delle voci più audaci e provocatorie della sua generazione. La sua scrittura è stata plasmata dalla turbolenta epoca interbellica e dalle asperità della Germania prima e durante la Seconda guerra mondiale.

Irmgard Keun

Diventata famosa negli anni Trenta e poi dimenticata dal pubblico tedesco a causa dell’avvento del nazismo e del suo successivo esilio, Irmgard Keun è stata riscoperta dalla critica verso la fine degli anni Settanta. Non a caso le interviste raccolte nel volume edito da L’Orma risalgono proprio a quegli anni e “ci restituiscono perlomeno un’idea di quel che avrebbe potuto scrivere, e che però non ha più potuto o voluto”.

La prima è del 1977 e mostra una donna schiva, ritrosa, dalle risposte secche, quasi scocciate. L’ultima, del 1981, vede invece una scrittrice che ha ormai imparato a mostrarsi al pubblico e risponde con profondità alle domande, senza mai perdere l’ironia e la schiettezza che la contraddistinguono anche nei suoi romanzi.

Gli esordi e le opere

Keun esordì nel 1931 con il romanzo Gilgi, una di noi, che ottenne immediato successo. Il romanzo descrive la vita di una giovane donna emancipata, Gilgi, determinata a costruire la propria indipendenza nell’ambiente urbano e professionale degli anni Trenta. L’opera affronta tematiche come l’emancipazione femminile e le sfide della modernità ed è diventata un manifesto delle aspirazioni delle donne di quel tempo.

Sebbene le sue opere, come pochissime altre del tempo, ribaltino la divisione dei ruoli di genere e li rimettano in gioco, Irmgard Keun non vuole assolutamente essere strumentalizzata dai nuovi movimenti femministi, e non perché non ne condivida gli obiettivi, ma perché rifiuta da sempre qualsiasi forma di etichetta. Lei non parla per gli altri, parla solo per sé. E lo fa in un modo divertente e persuasivo.

Ma non è solo Gilgi a essere determinata e caparbia, lo sono tutte le protagoniste uscite dalla penna di Keun, così come lo era lei stessa. Libera ed emancipata, incurante del pericolo ed estremamente schietta, forse non sarebbe mai diventata famosa se non avesse seguito il suo istinto e la sua avventatezza. E lo dimostra, tra gli altri, il modo in cui si propose al suo primo editore e lo conquistò.

Krüger la accolse con le seguenti parole: «Abbiamo trascorso tutta la notte a leggere. È contenta?» E aggiunse ironico: «Abbiamo passato il manoscritto anche alla donna delle pulizie, è stata lei a convincerci. Lo stampiamo».

La resistenza al nazismo e l’esilio

A causa della sua opposizione al regime nazista, le opere di Keun furono bandite in Germania nel 1933. Nonostante la censura, continuò a scrivere e pubblicare in esilio, vivendo nei Paesi Bassi e in Svizzera. Durante questo periodo, produsse romanzi come Dopo mezzanotte, una storia ambientata nella Germania nazista che denuncia la repressione politica e sociale del regime, e Kully, figlia di tutti i Paesi, che ripercorre le tappe dell’esilio della stessa scrittrice.

Circondata da intellettuali come lei invisi al regime, Irmgard Keun viaggiò in lungo e in largo, ma, come dice lei stessa, quello fu anche un periodo pieno di meraviglia, un’avventura di cui il suo spirito irrequieto si cibò senza mai saziarsi davvero.

Non c’è stata per te una patria? No. Ovunque e da nessuna parte.

Dopo la guerra e il riconoscimento tardivo

Il suo stile narrativo, caratterizzato da un linguaggio fresco, vivace e dall’uso abile della satira, le valse il riconoscimento come una delle voci più significative della letteratura di espressione tedesca del periodo tra le guerre.

Irmgard Keun ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura tedesca del XX secolo. Con la sua voce unica e provocatoria, ha dato forma a una narrazione letteraria che attraversa il tempo, esplorando tematiche di libertà individuale, resistenza politica e lotta contro le ingiustizie sociali.

La sua eredità persiste come testimonianza di coraggio artistico e impegno sociale, mantenendo la sua rilevanza anche nei contesti contemporanei. E la freschezza che ha dato ai suoi personaggi deriva forse dal fatto che non ha mai subordinato la vita alla scrittura, come invece succede spesso. E infatti alle insistenze delle intervistatrici che chiedono se non scrivere è stato doloroso, la risposta è lapidaria:

La voglia di scrivere c’era eccome. Ma la voglia di sopravvivere, la voglia di restare in vita, di essere viva, quella era molto più forte.

Irmgard Keun morì il 5 maggio del 1982 a Colonia, ma la forza del suo spirito rimane nelle sue opere e ora anche nelle interviste raccolte in Non sono mai stata il mio tipo.