19 Aprile 2024

In tutta onestà di Achille Sammartano

Del male di vivere di una generazione destinata a rincorrere un presente privo di futuro e in particolare di un male di vivere che è prettamente isolano e siciliano, narra In tutta onestà Achille Sammartano, Navarra edizioni. Non si tratta soltanto di un romanzo di una generazione che vive in una realtà storica complessa e scomoda, ma si tratta anche di una storia di formazione emotiva e sentimentale.

In tutta onestà

Il protagonista

Il protagonista è Paolo Ricordi, un giovane ventisettenne siciliano, originario di Marsala, che vive una vita normale, ben consapevole di poter conquistare il mondo proprio perché è giovane. Ma la verità è che Paolo non riesce a reggere il modo in cui vive. Gli anni universitari si svolgono con poco entusiasmo, nonostante il suo amore per la letteratura lo porti ad appassionarsi ad alcuni metodi di insegnamento di docenti incontrati durante il suo percorso.

E proprio durante gli anni universitari sperimenta un amore assoluto, devastante quanto improvviso, come un temporale, nei confronti di una ragazza di nome Giulia. Giulia si rivela una meteora, passeggera ma intensa per Paolo, che in qualche modo non potrà mai dimenticare. Oltre all’esperienza dell’amore e della vita fra coinquilini, Paolo sperimenta ancora di più l’amore per i libri.

Ogni libro che sfogliavo mi ridava il senso di altre strade, diverse dalle mie, mi faceva fare scelte che nella mia vita non avrei potuto fare o mi rendeva orgogliosamente in contrapposizione rispetto al personaggio di cui stavo leggendo

E attraverso quei mondi di cui legge sui libri, Paolo comprende il significato della propria esistenza, un’esistenza destinata alla fine perché siamo esseri mortali. Ma esiste un modo per impedire la fine? Sì, attraverso lo studio di quelle parole impresse per sempre su carta:

[…] la letteratura mi faceva sentire uomo tra gli uomini, diverso perché coscientemente pensante, uguale perché involontariamente sentimentale.

Il mondo degli adulti

Dopo l’esperienza universitaria, Paolo si affaccia nel mondo del lavoro. Un mondo spietato, che spesso non ha posto per i sogni. Tuttavia, Paolo riesce a sperimentare la vita da giornalista ma comprende subito quanto possa essere complicato non schierarsi. Chi è il buono? Chi è il cattivo? Paolo non vuole più saperlo e la strada del giornalismo termina molto presto.

Ci si rende conto di essere diventati adulti quando la prima preoccupazione è quella di inviare centinaia di curricula nello spasmodico desiderio di poter diventare indipendenti. Ma Paolo, in realtà, desidera soltanto realizzare se stesso. Alla vita non chiede nulla, se non di poterla vivere proprio come lui desidera. Ma, la delusione si fa spazio nel cuore del giovane e non gli resta altro che tornare a casa dei suoi genitori nella città d’origine, Marsala.

Marsala è il luogo in cui sono nato. Aveva un cielo capovolto sull’orizzonte, proiettato dentro le persone che si agitano al vento. Un po’ mondo, un po’ paese. Era in ogni caso realtà, quell’odore costante di mare che dalla Porta Garibaldi arrivava dritto ai sensi e ti ricordava che era porto, che eri al sicuro fino a quando non avresti deciso di andare altrove. Non era meta, ma viaggio, con la sua continua minaccia di un abbandono senza approdo. La mia città era una madre che conosce l’importanza della partenza per i figli e io ero il figlio che conosce l’odore di chi lo ha cresciuto. Siamo in cammino e ciò che conta non è la strada ma le gambe, quelle che ti hanno sempre sorretto, quelle che ci conducono o ci ingannano di condurre. Marsala era le mie gambe.

Tornare a casa

Tornare a casa ci fa sempre sentire sicuri, eppure per Paolo non è così, non solo almeno.

Da una parte sente di fare la cosa giusta perché è tornato nel luogo a cui appartiene, un luogo che è vivo nella sua carne e nel suo sangue, dall’altra parte spera in un’inutile realizzazione. E proprio quell’inutile attesa che accada qualcosa, che cambi qualcosa è il senso di immobilità che permea ogni giovane isolano e siciliano.

C’è qualcosa che spinge a tornare, ma al contempo una nausea costante che si tramuta in un desiderio immediato di  fuga. Ed è una sensazione ricorrente, trattata da molti scrittori siciliani che hanno vissuto la gioia del ritorno e il dolore della partenza. E proprio in questo limbo in cui si trova Paolo, aleggia una frase di Gesualdo Bufalino: “essere siciliani è un luttuoso lusso”. Proprio così.

E Paolo sperimenta il luttuoso lusso di essere un giovane siciliano e Millennial, accontentandosi di un lavoro sottopagato, che non ama e che non sa fare: il centralinista. Ma quei mesi presso il call center non sembrano prendere una piega sbagliata, perché Paolo conosce una ragazza di nome Laura, una collega. Laura lo affascina per la sua bellezza e perché sente che può esserci una certa affinità.

Come Paolo, anche Laura era un’anima in pena alla ricerca del proprio avvenire e il lavoro al call center era il chiaro segno di quanto poco si stesse accontentando, perché non c’erano alternative. Ma l’amore a volte deve lottare con delle barriere invisibili e inarrestabili, come la distanza e le priorità. Il futuro è una priorità, l’avvenire è una priorità. Non c’è spazio per l’attesa, non c’è spazio per un compromesso, non c’è spazio per l’amore in questo mondo che avanza di corsa.

Paolo riesce così a scorgere un po’ di Giulia in Laura. Entrambe se ne vanno, entrambe rincorrono il futuro lontano da casa e accantonano i sentimenti. Paolo non prova rancore perché il suo è un modo di sperimentare, di toccare con mano, di comprendere con dolore, di godere della bellezza nonostante tutto. Probabilmente Giulia e Laura non erano le persone giuste, probabilmente la priorità è un’altra nell’esistenza di Paolo.

I sogni che non aveva mai accantonato si fanno avanti dentro di lui e non c’è altra soluzione: bisogna buttarsi, bisogna avventurarsi, bisogna farsi male per provare almeno una volta nella vita a essere felici. Paolo vuole diventare un insegnante, nonostante sappia benissimo quanto possa essere dura la vita del precariato, ma i sogni si sa, non hanno barriere. Infatti come afferma l’amico Gianni:

Per essere felici, ma veramente felici, basta sentire il mare dentro la conchiglia, come facevamo da ragazzini

Non è facile essere giovani

La vita è fatta di passi falsi, di passi dolorosi, di decisioni azzardate e di decisioni ponderate e questo Paolo lo sa molto bene. Tanto da prendere una decisione fondamentale, una decisione che cambierà la sua vita, forse in meglio, forse in peggio, ma solo nel tentativo di essere felice. In fondo, qual è il motivo intrinseco per il quale nasciamo? Cercare la felicità ad ogni costo in una vita piena di imprevisti, è questo che dice in fondo In tutta onestà.

Non è facile essere giovani in un mondo che ci chiede costantemente di essere adulti, di comportarci da adulti, di seppellire in una buca di vecchi ricordi l’infanzia e tutte le fragilità che ne derivano, di nascondere la propria sensibilità e la propria empatia. Non è facile abbandonare una terra a cui si è ancorati con il corpo e con l’anima in questi nostri anni disperati, alla ricerca di noi stessi. Ma qualcosa di bello questo mondo può offrircelo, senza ulteriore spirito di sacrificio? Sì, avere un sogno e riuscire a realizzarlo. E per quanto l’amore che incontriamo e che riceviamo possa renderci fragili, vulnerabili, delusi e affranti, quello che più importa è ritrovare se stessi, pieni di cicatrici ma al contempo integri.

In tutta onestà

La scrittura di Achille Sammartano è diretta, spesso ardita, i dialoghi cercano di scavare dentro l’animo dei personaggi per scandagliarlo in ogni dettaglio quasi con una lente d’ingrandimento. Il personaggio di Paolo fa pensare proprio a quel male di vivere di cui parla Eugenio Montale nella sua poesia, perché anche Paolo vive una guerra silenziosa dentro di sé, una guerra che appartiene ad una generazione in cui non ci sono spargimenti di sangue, ma singhiozzi di sofferenza, di rimpianti, di pensieri contrastanti e di illusioni.