Ilaria nella giungla, di Ilaria Camilletti
Esordio letterario proposto all’80° Premio Strega da Fabio Geda, Ilaria Camilletti firma un romanzo che celebra la diversità sentimentale con cui ogni essere umano affronta la grande giungla della vita. Edito Accento Edizioni, uscito a gennaio 2026, Ilaria nella giungla porta il lettore a esplorare domande quali: quando capiamo di star scegliendo la strada giusta nella nostra vita? Come capiamo che quello che stiamo facendo è giusto, adatto, per noi?

Un po’ di trama… in questa giungla
Ilaria nella giungla può essere considerato un romanzo di formazione contemporaneo che racconta con realismo e sensibilità il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Attraverso la protagonista Ilaria, o meglio Ileria, il lettore viene portato a esplorare le incertezze, le paure e le scoperte tipiche di chi si sta affacciando per la prima volta al “mondo degli adulti”.
Perché a diciannove anni sono troppo grande per Cattivissimo me, ma non troppo piccola per stare seduta al tavolo dal lato dei grandi a parlare di politica?
Chi – voglio sapere chi – ha deciso che dovesse avvenire questo rovinoso passaggio dal tavolo dei piccoli al tavolo dei grandi?
Quando si trova la strada giusta nella vita? Ilaria ha finito il liceo e non ha idea di cosa fare da grande. In attesa di settembre, e nella speranza che l’estate porti consiglio, inizia a lavorare all’Oasi, uno sgangherato bar multiculturale a Ostia. Quella dell’Oasi è una fauna atipica, di cui Ilaria impara presto a conoscere le sfumature. Ci lavorano Syed, Irina, Alicia e Amin, arrivati in Italia da diversi angoli del mondo, ognuno con una storia intensa alle spalle e con una lingua zoppicante e affettuosa tutta da decifrare. Ma tutti si chiamano “amore”, perché “amore” è indeclinabile.
E poi ci sono Davide, il figlio-del-capo, con i suoi compiti da fare, e Viola, una ragazzina magrissima e silenziosa che tutti i giorni monta un mercatino davanti al locale.
“Perché non voglio i tuoi giocattoli?”
“Perché non vuoi le mie storie”
“Io non credo nelle tue storie”
” Pensi che la gente che compra ci crede?” […]
“Ti dirò un segreto: nessuno crede a nulla. Manco tua mamma ce crede che Totti fa il bucato con il Dash, ma so’ sicura che lo compra. Nessuno ce crede davvero, ma a volte si fa finta. Abbiamo tutti bisogno di crede’ a qualcosa” […]
In questo confusionario contesto, Ilaria dovrà imparare a distinguere l’Aperol dal Campari (e a non rovesciarli), pulire la menta in pochi secondi e portare le comande giuste al bizzoso pizzaiolo ma, soprattutto, scoprirà che nella giungla umana che la circonda è possibile trovare esemplari insospettabilmente più simili a lei di quanto non immaginasse.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la costruzione di questo microcosmo. Il bar non diventa solo un luogo fisico di incontri, ma rappresenta una metafora della società contemporanea, fatta di incontri casuali, diversità culturali e dinamiche (talvolta dure). Attraverso queste esperienze, Ilaria impara a confrontarsi con gli altri e soprattutto con sé stessa.
Tra ironia e commozione, tra ricerca di identità e disturbi alimentari
Il romanzo non manca di una certa profondità nei temi trattati: il lavoro precario, la ricerca di identità, il senso di solitudine e il bisogno di appartenenza. E la storia di Viola ne è un esempio: ragazza di tredici anni che si posiziona con il suo telo davanti il bar Oasi per vendere giocattoli usati (o anche rotti). Ma Viola scrive anche poesie per cercare di gestire la sua sofferenza in questa giungla di identità smarrite:
Davide è un faro
non parla e non chiede
di fronte all'amaro
della Viola che vede
non ha paura
di quello che è strano
scavalca le mura
del mostro sopra l'umano
Davide scherza
e gliene frega poco
che sono diversa
che vivo per gioco
per ogni taglio di lama
Davide si ricuce
"falena", mi chiama
perché mi nutro di luce
Davide capisce
che cerco una torcia accesa
in un mondo di bisce
un mondo senza presa
ma Davide sa
che oltre ai cornetti alla crema
anche la luce la dà
il faro alla falena
Un romanzo sincero, e attuale
Ilaria nella giungla è un romanzo sincero e attuale, che riesce a fotografare con autenticità le difficoltà e le opportunità della crescita personale. È una lettura consigliata soprattutto ai giovani adulti, ma può offrire spunti di riflessione a chiunque si sia trovato, almeno una volta, a sentirsi “perso” di fronte al proprio futuro.
Ilaria Camilletti è riuscita a scrivere un romanzo che parla ai giovani di giovani senza schernirli, ridicolizzarli, con le loro paure e pensieri di giovani adulti in cerca del loro posto nel mondo. Alcuni potranno pensare “ma i problemi non sono questi”, ma sono i problemi dei ragazzi a 19 anni, dove il futuro ha il sapore dell’incerto: “Se solo avessi il coraggio. Se solo avessi il coraggio di scegliere e sbagliare“, scrive Ilaria.
Il lettore verrà conquistato nei punti di forza di questo meraviglioso romanzo, come la capacità di raccontare una fase di vita in cui molti di noi possono riconoscersi, nonché l’ambientazione realistica e viva del racconto.
Questo meccanismo è l’ansia. Da quando ho memoria di esistere, mi capita a volte di svegliarmi, in giorni assolutamente normali e uguali agli altri, e avere un nodo in gola forte. Un nodo forte di ansia. E se c’è, c’è. E mi blocca. E mi spegne. Mi sveglio con due di pressione percepita e mi convinco che non ce la farò, che non ce la faccio; che tutto andrà male – male come? – e che accadrà sicuramente qualcosa di tremendo – qualcosa cosa?