Il vecchio al mare di Domenico Starnone

Arrivederci, Nicola, mi stia bene. E continui a giocare a Il vecchio e il mare, si diverta, faccia rivoltare Hemingway nella tomba!

Domenico Starnone, autore del celeberrimo Lacci, torna in libreria con il suo nuovo romanzo Il vecchio al mare (Einaudi) dal sapore nostalgico e indimenticabile, come le calde giornate d’ottobre trascorse a contemplare l’orizzonte. Si tratta di un romanzo che, seppur breve, è pregno della ricerca di significato della vita che passa attraverso la memoria, la famiglia e la morte.

Una figurina scintillante d’oro

Il protagonista è Nicola, un uomo di ottantadue anni che passa le sue giornate malinconiche sulla spiaggia antistante la sua casa presa in affitto, passeggiando o seduto su una vecchia sedia. Una mattina, tra un’elucubrazione e l’altra qualcosa gli leva il respiro, cos’è? Cosa se ne sta andando via per sempre, volteggiando silenziosamente verso il lontano orizzonte?

Nicola, estraniato ed annichilito, prova ad acciuffare quella ”cosa”, la figurina che danza sulle onde lontane. Dopo uno scatto in avanti innaturale per la sua età, è costretto a fare un passo indietro e a sedersi, perché la sua età avanzata non gli permette gesti tanto audaci, per via del suo piede destro dolorante, della testa indebolita. Nicola non accetta la sua età. E cos’è quel vivo capriccio di fil di rame che cerca invano di acciuffare? E se fosse proprio la vita stessa che si allontana silenziosa e inesorabile? Questi sono i grandi interrogativi de Il vecchio al mare.

Una madre, Rosa

Da questo momento si srotola un romanzo vorticoso e tesissimo dove vengono sviscerate le inquietudini dell’autore, e non può che essere così data la natura autobiografica del racconto. Rosa, la madre, comparirà diverse volte nel racconto con forme nitide e ben impresse nella mente di chi scrive. Una madre morta troppo giovane, una donna che nella mente di Starnone investe letteralmente il personaggio di Lu, la commessa della butik dove Nicola passa diversi pomeriggi in compagnia di alcune donne del paese.

Lu dalle le braccia forti, la sua passione per la canoa e la sua ostentata gioventù passeggia sulla spiaggia allegramente con un vestito verde a fiorellini: in lei, Starnone vede sua madre, che giovane sarà per sempre perché andata via troppo presto.

Tra un pettegolezzo e l’altro Nicola tenta di esorcizzare il suo malessere, tenta di affrontare quel senso di colpa che prova nei confronti di sua madre perchè lui è riuscito a vivere i suoi anni e a invecchiare mentre lei no, non ha avuto tempo, non le è stato concesso questo lusso. E forse è proprio questo il motivo per cui Starnone la odia, in realtà, quella vecchiaia ormai entrata a far parte della sua vita così subdola e silenziosa.

Ottantadue anni

Ed è forse proprio qui che si annida l’intero significato de Il vecchio al mare, tanto breve quanto intenso. A ottantadue anni Starnone si trova alle prese con due dei misteri più grandi, se stessi e l’umanità, e li affronta mettendo in scena un alter ego che religiosamente si reca in spiaggia ogni giorno per guardarsi dentro per ripercorrere la sua intera esistenza.. finché si rende conto che il futuro non gli interessa più.

È un libro da leggere verso la fine dell’estate e possibilmente al tramonto, sdraiati su un lettino di una spiaggia silenziosa quando ormai sono tutti andati via e il lettore potrà guardarsi ugualmente dentro per fare i conti con i propri tormenti.