Il trionfo del femminile: La Rivolta di Clara Dupont-Monod

Scrittrice e giornalista francese, insignita del premio Femina, Clara Dupont-Monod è un nome ben noto all’interno del panorama intellettuale del luogo: autrice di numerosi romanzi storici fra cui La folie du roi Marc (2000), Histoire d’une prostituée (2003), La passion selon Juette (2007), Le roi disait que j’étais diable (2014) e Adattarsi, edito in Italia da Clichy. Nel 2018 pubblica La Rivolta, romanzo che l’ha consacrata al grande pubblico, rendendo il suo nome noto anche fuori dai confini nazionali.

Fra storia e poesia: la figura di Eleonora d’Aquitania

La Rivolta si fa immediatamente portavoce, come si vedrà in seguito, di alcune delle tematiche più care alla narrazione della Dupont-Monod: il romanzo ripercorre gli eventi della vita di Eleonora d’Aquitania (1122-1204), duchessa di Aquitania e regina consorte d’Inghilterra. Obiettivo dell’autrice, che si evince sin dalle prime pagine, è quello di non limitarsi ad una ricostruzione storica, anche se minuziosa, bensì di concentrarsi soprattutto sulle emozioni e sulle ragioni che potrebbero aver animato quei personaggi così lontani nel tempo e nello spazio.

L’intero romanzo ha un impianto particolare, che mira a restituire un’immagine di Eleonora completa: il punto di vista è quello di Riccardo Cuor di Leone, figlio della donna e di Enrico II d’Inghilterra, il Plantageneto. Ma è Eleonora la protagonista, descritta in tutta la sua solennità e austerità. La sua è una storia che, secondo la Dupont-Monod, deve essere narrata: la storiografia tradizionale non è mai riuscita a restituire la complessa figura di Eleonora in tutta la sua interezza, non riconoscendone il genio politico e la grande cultura.

Il romanzo segue la vita della regina, sin dal primo matrimonio con Luigi VII di Francia, da cui divorzierà per sposare il Plantageneto, portando in dote i territori dell’Aquitania. Ed è proprio la voce di Riccardo a restituire la tragicità di questa unione: per stessa ammissione del figlio, nessuno dei due aveva compreso di avere dinnanzi qualcuno di sinistramente simile.

Su quel sagrato stanno due belve e ognuna è sicura del proprio ascendente sull’altra. In realtà, per quanto si somigliano e per quanto si equivalgono, diverranno nemici mortali.

Secondo Riccardo, sono proprio quelle somiglianze caratteriali e quella brama di potere che porteranno i due a scontrarsi e a logorarsi, senza riuscire mai a prevalere veramente l’uno sull’altra. Perché, come riconoscerò il Plantageneto, neanche la prigionia riuscirà a scalfire lo spirito di Eleonora, che alla fine risulta sempre vincitrice.

Il violento scontro fra i due culminerà in una rivolta guidata che ebbe a capo Eleonora, con il sostegno dei suoi figli Riccardo, Enrico e Goffredo, nel 1173. Ed è questo il punto focale del romanzo: la descrizione di una ribellione epica e romantica per riprendersi ciò che le spettava di diritto.

Tutto ciò che riguarda Eleonora è solenne. No, ciò che ci paralizza, in questo istante, è la sua voce. Perché è con voce dolce e piena di minaccia che mia madre ordina di andare a rovesciare nostro padre.

La storia racconta come terminò la rivolta: i tre figli furono inevitabilmente sconfitti, ed Eleonora fatta prigioniera. Ma è nella prigionia che il Plantageneto scoprirà che, alla lunga, chi avrà la vittoria sarà proprio quella moglie da lui così disprezzata: niente sarebbe mai stato in grado di spezzare Eleonora, neanche quella lunga prigionia era riuscita a scalfire quella corazza attorno alla sua anima.

Lui era destinato a morire nel rancore, lei a rinascere. Lui sarebbe stato dimenticato, lei sarebbe rimasta impressa nella memoria collettiva grazie a quei poeti che la amavano così tanto.

Agli occhi del Plantageneto, alla guerra con lo scorrere del tempo è stato inesorabilmente sconfitto.

La condizione della donna e la letteratura: un binomio inscindibile

Una delle tematiche fondanti di questo romanzo è proprio la potenza del femminile: la figura di Eleonora non può prescindere dal suo essere madre e donna, vedendo in questo la sua forza. Ella riesce a coniugare i valori militari e la costante ricerca del potere, con il suo profondo amore per le arti e per la poesia, legando indissolubilmente l’espressione femminile a quest’ultima.

La Dupont-Monod insiste molto sull’importanza della letteratura per il mondo femminile:

Mia madre ha sempre detto che, pur non potendo regnare come vorrebbero, le donne avrebbero potuto acquisire il potere attraverso la scrittura, ecco perché spingerà le sue figlie verso la letteratura e la poesia. Cantatemi ciò che non esiste»? Perché solo la letteratura può rovesciare il destino, per il tempo d’un poema.

Agli occhi di Eleonora, è la poesia a consacrare una persona all’eternità: per questa ragione, la storia la ricorda come una delle principali mecenati del XII secolo. Ha incentivato lo sviluppo di ogni tipo di arte, facendo comporre canzoni sulle figure dell’epoca come Tristano e Isotta, o “Artù, il re dei re”.

È necessario ricordare che Eleonora stessa discendeva, da parte di padre, da Guglielmo di Poitiers, ad oggi considerato dalla storia della letteratura come il primo fra i trovatori francesi, corrente poetica che mette al centro della sua produzione lirica l’amore e i valori cavallereschi.

Per quanto concerne la ricostruzione storica, essa è oggettivamente minuziosa: nella postfazione al romanzo, la Dupont-Monod sottolinea come alcuni dati ricadano, inevitabilmente, all’interno della categoria della finzione letteraria e della licenza poetica. Si tratta, però, di libertà che le permettono di restituire delle figure ben lontane dalla tradizionale oggettività della storiografia: quella di cui si legge è una persona reale, con le sue sfumature, i suoi affetti, dolori ed errori. Eleonora non è scevra dalle imperfezioni, e Riccardo lo sa: ma non può fare altro che amare quella madre così complessa. I personaggi storici, animati dalla penna della Dupont-Monod, smettono di essere nomi su un testo e diventano reali.