Il tormento e lo scudo: riflessioni sulla legge 194

Il tormento e lo scudo è un testo che parla di aborto e della legge che lo regolamenta.
Pubblicato nel 1981 da Laura Conti, ancora oggi è un testo attualissimo e di grande potenza.
Al suo interno l’autrice legittima la pratica dell’aborto e afferma che la decisione in merito spetta esclusivamente alla donna. Al tempo stesso, ne analizza e ne contestualizza dei punti.

Autrice: Laura Conti
Casa editrice:
Fandango Libri
Collana:
Documenti
Anno edizione:
2023

Perché ancora oggi leggiamo un libro scritto nel 1981?

La possibilità delle donne di interrompere volontariamente la gravidanza è sentita ancora oggi, nel nostro paese, come potenzialmente scandalosa; l’applicazione della legge 194 è quotidianamente ostacolata e la legge stessa è minacciata da tentativi di limitarla, se non cancellarla. Laura Conti contesta i criteri che regolamentano l’accesso all’aborto, basati su assunti antiscientifici e frutto di compromessi tra principi inconciliabili; mostra come la legge non accolga realmente la legittimità della pratica e della scelta femminile e limiti drammaticamente la possibilità di abortire. Laura Conti ci costringe, dunque, a confrontarci con i termini di questa legge, con le ragioni esplicite e implicite della sua tortuosa struttura e con le possibili alternative. L’operazione è fondamentale ancora oggi: è infatti necessario conoscere la legge nel dettaglio e metterla in discussione per andare oltre.

La nuova pubblicazione riporta il testo integrale di Laura Conti con la prefazione di Caterina Botti, curatrice dell’opera.

Un embrione ha due aspetti straordinari. Il primo: che, pur essendo così piccolo, assomiglia tanto a un essere umano. Il secondo: che, pur essendo destinato a svilupparsi in un essere umano, somiglia tanto ad altri esseri e tanto poco al proprio destino.

Qualche accenno biografico su Laura Conti

Laura Conti da piccola visse a Trieste, poi a Verona e infine a Milano, che considerò sempre la sua città.
I suoi genitori erano stati costretti ad abbandonare Trieste in seguito all’impegno antifascista dei genitori, che avevano perso la propria azienda commerciale.

Laura si rese molto presto conto che i ragazzi avevano diversi modelli cui ispirarsi, ma che quello proposto alle donne era prevalentemente quello della casalinga-madre, che a lei risultava estraneo.
Forse per questo ebbe una vita ricca di amicizie, intellettualmente, professionalmente e affettivamente importanti, ma non costruì una famiglia, probabilmente anche per il dolore seguito alla perdita di Armando Sacchetta, divenuto suo compagno nel lager di Bolzano e morto pochi giorni dopo la Liberazione in seguito all’emorragia dovuta a un intervento chirurgico effettuato nel tentativo di arrestare una cancrena. Si iscrisse alla facoltà di medicina e nel 1944 entrò nelle file della Resistenza, aderendo al Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà. Ricoprì il rischioso incarico di fare propaganda presso le caserme. Venne arrestata già nello stesso 1944 e, dopo una breve detenzione nel carcere di San Vittore a Milano, fu trasferita nel Campo di transito di Bolzano, dove rimase fino alla fine della guerra. Questa esperienza le avrebbe suggerito un’opera narrativa, La condizione sperimentale, scritta nel 1965 in cui ripercorre la sua esperienza nella Resistenza e nel Campo di transito di Bolzano.
L’esperienza fatta l’avrebbe indotta anche a riprendere la riflessione sul ruolo femminile, dopo aver constatato la subalternità al modello tradizionale di molte delle donne che avevano condiviso la sua esperienza di detenzione. Donne che avevano scelto di lottare per un mondo nel quale gli uomini vivessero un rapporto democratico, senza che ciò trasformasse la subalternità delle donne.

La scrittura sarà un altro dei tratti costanti della vita di Laura Conti. Prima di La condizione sperimentale aveva già scritto Cecilia e le streghe, sua opera prima, con cui nel 1963 aveva vinto il premio Pozzale. Alle opere narrative si sarebbero aggiunti nel tempo molti saggi, che documentano l’intensa attività di divulgatrice scientifica di Laura Conti. Finita la guerra, Laura Conti si specializzò in ortopedia e affiancò la professione di medico con l’attività politica e l’impegno culturale.
Si iscrisse dapprima allo PSIUP, cui aderì fino al 1951, quindi al PCI e tra il 1960 e il 1970 fu consigliera alla Provincia di Milano, nel decennio successivo fu consigliera alla Regione Lombardia e tra il 1987 e il 1992 fu eletta alla Camera dei Deputati. Non ebbe mai alcuna remora a prendere posizioni contrarie a quelle ufficiali del partito in cui militava, come avvenne per esempio nella questione del nucleare, decisamente avversato, in contrasto con quanto sostenuto dal PCI.
Si avvicinò alle scienze biologiche e all’ecologia quando le questioni ambientali non erano per nulla nell’agenda politica istituzionale. Il suo approccio a questi temi fu di grande originalità: con grande anticipo sulle riflessioni circa la “sostenibilità” ambientale e sociale delle scelte industriali, economiche e politiche, Laura pose come primaria la relazione fra politica e ricerca tecnologica e scientifica.
Frequentò fin dagli inizi del 1970 “Medicina democratica”, il centro di controinformazione sulla salute e sulla nocività in fabbrica fondato da Giulio Maccacaro. Intorno alla rivista «Sapere» si riunivano scienziati e intellettuali che cominciavano a tessere i primi collegamenti tra posto di lavoro e diritto alla salute, tra economia e diritto all’ambiente. Il metodo che Laura Conti adottava nel lavoro politico richiedeva l’analisi dei problemi ambientali, condotta attraverso la valutazione di tutta la documentazione disponibile, quindi il coinvolgimento della popolazione nella ricerca di una soluzione che fosse scientificamente efficace, ma anche socialmente accettata.

Adottò questo approccio anche nel 1976 durante l’emergenza della nube tossica sviluppatasi a Seveso dagli impianti Icmesa. Ancora una volta l’esperienza vissuta le ispirò un’opera letteraria Una lepre con la faccia da bambina (1978) che tratta la crisi sociale e di valori che il dramma ecologico dell’Icmesa aveva innescato nella comunità della Brianza.
Dal 1984 la salute di Laura Conti cominciò a peggiorare ed ella decise di andare in pensione dalla sua professione di medico e di non accettare più cariche pubbliche: ma nel 1987 fu nuovamente eletta in Parlamento. In tutto questo periodo, il suo impegno prioritario fu quello di diffondere la consapevolezza dei grandi problemi ambientali e di affermare l’urgenza di un’azione politica per risolverli. Fu il periodo del grande coinvolgimento nella Lega per l’ambiente.
Nel 1990 si consumò la sua rottura con la Lega per l’ambiente, ma non per questo Laura ridusse le proprie attività: convegni, lezioni, scrittura la impegnavano continuativamente, nonostante fosse affetta da una grave patologia cardiocircolatoria. Alla fine del 92 fu ricoverata a causa di un brusco peggioramento delle sue condizioni di salute, ma non appena ritornò a casa, si rimise al lavoro, benché rassicurasse gli amici dichiarando di aver ridotto le attività.
Morì il 25 maggio 1993, nel pieno della sua attività, mentre stava progettando un nuovo libro.

Fonte: qui