Il suono della Montagna di Yasunari Kawabata

La storia

Il suono della montagna è una storia familiare, ambientata nel secondo dopoguerra, momento di profonda trasformazione del Giappone, che rimane affascinato dalla modernità occidentale.

Il vecchio Shingo Ogata, 61 enne, vive con la moglie, il figlio e la giovane nuora in una casetta a Kamakura, paese famoso per la statua del Buddha gigante.

Gestisce assieme al figlio Shuishi l’azienda di famiglia a Tokyo e con lui fa il pendolare in treno ogni mattina durante la settimana lavorativa che- a quanto pare- comprende anche il sabato.

Shingo si sente invecchiare, avverte segni premonitori nefasti, dimentica cose, perde abilità, ascolta racconti angoscianti di vecchi compagni di università.

La vecchiaia e la morte lo spaventano ma ancor più lo preoccupa la vita sentimentale complicata dei figli e soprattutto la responsabilità che lui come padre ha avuto in questi fallimenti matrimoniali.

Il figlio Shuishi ha un’amante e trascura la giovane nuora Kikuko, che lui ama teneramente forse anche perché le ricorda una donna adorata (e tra l’altro sorella della moglie) morta purtroppo in gioventù.

L’altra figlia, Fusako, madre di due bambini, divorzia dal marito che si è perduto dietro donne e droghe, vendendosi tutto il possibile, compresa la dote della moglie. Fusako rimprovera al padre di averle combinato un matrimonio sbagliato e di preferire a lei la nuora, per la quale manifesta maggior tenerezza.

E Shingo vive nel senso di colpa, perché sono i genitori i responsabili di una condotta dignitosa dei figli. E sarà lui in prima persona a cercare di porre rimedio nelle maniere che a lui paiono più socialmente rispettabili ai disastri che combinano.

Benvenuti nel Giappone del secondo dopo guerra

Pronti per un giro alle giostre? Un vero e proprio viaggio, aprite bene gli occhi.

Allora: intanto le donne rispettabili stanno a casa loro. Passano il tempo a pulire, cucinare per i loro uomini, vestirli all’Occidentale (compresa la cravatta) quando escono per andare in ufficio e a svestirli per fargli indossare il kimono da casa quando tornano. Li attendono sveglie fino a notte tarda quando i mariti si intrattengono nel dopo lavoro. Talvolta i mariti escono nei we a pranzo per conto loro lasciandole a casa coi figli. Qui altre informazioni sull’evoluzione della condizione della donna in Giappone.

Le donne escono solo per fare la spesa o quando i loro mariti decidono di portarle da qualche parte. La vita in casa è comunitaria: si mangia tutti insieme sullo stesso Tonkatsu, si occupano gli stessi spazi comuni. Solo le camere da letto separano le coppie. E infatti i drammi della giovane coppia non possono essere manifestati, vengono indovinati, percepiti, recuperati grazie ad indiscrezioni.

Andiamo a farci un giro nell’azienda di Shingo? Se avete letto Stupori e Tremori di Amelie Nothomb, non tarderete a riconoscere i ruoli gregari delle segretarie. Sappiamo che il vecchio ne ha una personale che sta con lui in ufficio.

Ma che compiti abbia esattamente non sono chiari. Ogni tanto viene cacciata perché il capo possa parlare in maniera riservata coi suoi ospiti. A volte invece lei o suo figlio la portano a ballare. Ho letto e riletto il periodo più volte: ma è proprio così. La portano in giro e probabilmente il giovane le fa pure qualche avance. Ma è considerato assolutamente normale: ci sono donne che stanno a casa e donne così, che siccome lavorano in ufficio le puoi portare a ballare e magari piazzarle una mano sul culo.

E attenzione, anche le segretarie la vivono come una cosa normale. È così, è la prassi. Insomma se nel Giappone degli anni 50 eri una donna, per andare da qualche parte, ti ci doveva portare un uomo.

L’amante

E adesso, finalmente, un accenno di modernità. L’amante di Shuishi è Kinuko, una giovane vedova di guerra senza figli, che divide un appartamento con l’amica Ikeda, anche lei rimasta sola. Kinuko non è particolarmente bella ed ha una vociaccia roca, che in Giappone non incontra.

Però è indipendente. Lavora come sarta in un negozio, vive da sola e – se non amate gli spoiler turatevi gli orecchi – è padrona del proprio corpo e di quello che esso contiene (nella fattispecie il figlio di Shiushi che non solo va con altre donne ma evidentemente non sta nemmeno attento). Tra tutte le donne del romanzo, è lei la rottura, il germoglio della modernità, il cambiamento. Conoscerla per com’è, dopo l’idea di peccatrice torbida che ci eravamo fatti all’inizio è una piacevole sorpresa, in un mondo popolato da donne – fantasma.

Rimanete per favore con le orecchie tappate, anti-spoileristi, ne ho ancora qualcuna per chi non teme le anteprime spinte. A quanto pare il caro Shuishi, a casa dell’amante e dell’amica va a farsi intrattenere come dalle geishe e quando beve troppo diventa violento. Quando scopre della gravidanza di Kinuko cerca di farglielo abortire a scarpate. Non so voi ma a me ha fatto inorridire. Ma non è tutto qui. Quando il vecchio Shingo viene a sapere di questa storiaccia, non è preoccupato e mortificato per i problemi di alcolismo e violenza del figlio. È spaventato dal fatto che Kinuko non voglia abortire. E ho detto tutto.

La natura

Come nelle migliori opere del più classico Giappone, la natura non manca con tutto il suo repertorio: neve, montagne che emettono suoni simili a mari in tempesta (a presagio di morte), aceri bonsai venerati come monaci mummificati, ciliegi, arbusti da giardino, girasoli, eventi atmosferici, canti di uccelli, cagnoline prolifiche. L’uomo e la natura nel Giappone sono una cosa sola, come negli haiku.

Però Santa pace, pare proprio che i fiori, il nome dei fiori, le piante, le belle località ed il tempo meteorologico siano il principale argomento di conversazione dell’intera famiglia.

Pagine di discussione tra suocero e nuora sulla perfezione delle geometrie divine dei girasoli dei vicini: ma davvero? Con tutti gli enormi problemi che avete, di questo parlate??

Eppure è attraverso la condivisione di queste deliziose, inutili passioni botaniche, che il tenero e platonico amore tra suocero e nuora si esprime in tutta la sua poesia. (Come dimenticare la passeggiata nel parco imperiale di Tokyo, nel regno della natura al servizio dell’estetica – e delle coppiette romantiche ?)

Concludendo

Kawabata è un autore classico della letteratura giapponese, nato alla fine dell’800 e morto forse suicida nel 1972. Nel 1968 ha anche preso un Nobel per la letteratura.

Come spesso accade leggendo gli autori giapponesi, si avverte nei periodi una garbata gentilezza. Le frasi non sono mai frettolose, si prendono tutto il tempo e sembrano quasi adagiare il pensiero su un cuscino prima di porgertelo. Ugualmente i dialoghi sono improntati ad una cortesia un po’ antica e tutta costruita e proprio per questo si fanno amare.

È quella garbatezza un po’ rotonda che in occidente non conosciamo, ruvidi uomini di carta vetrata che non siamo altro, chiassosi e corpulenti individui dalla voce stentorea e dal passo disteso.

È quella garbatezza continua, assidua, esasperante che a lungo andare, nelle giornate più calde, nelle metropolitane più piene, quando vedi fiumane di teste tutte uguali che sciamano ordinate in fila sul lato sinistro della metropolitana ad un tratto, improvvisamente ti fa sbroccare.

2 thoughts on “Il suono della Montagna di Yasunari Kawabata

  1. Questa recensione mi ha fatto ricordare che l’ho letto tantissimi anni fa. Credo che Giappone abbia un suo fascino, delicato e misterioso, per noi, abitanti dell’Occidente. E Kawabata è un vero maestro di narrazione.

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