Il Senso della Fine: inesorabile storia d’amore

In mezzo al petto mi si è accomodata un’angoscia da corteo funebre.

Il senso della fine di Marianna Crasto, pubblicato da Effequ, è un romanzo coraggioso che mette in scena una piccola “inesorabile storia d’amore”. La vita quotidiana si mescola ai dubbi strani delle emozioni, quelli che il cuore spesso dimentica in un battito e la testa poi rimescola. Poi, tutto viene capovolto.

Il senso della fine

L’intreccio si svolge a Napoli, in un quartiere un po’ nascosto, dove c’è il Magna Grecia, il centro commerciale dove la protagonista lavora come cassiera. È il centro di gravità di incontri e scontri, di parole che a volte diventano carezze e spesso vorrebbero esplodere in litigio.

Tre. La Fine.

Quello era stato il momento giusto per venirlo a sapere, ma alcuni non lo seppero che giorni dopo. […] Alcune suore che praticano la clausura nell’Ordine dei Camaldolesi vennero a saperlo ventitré giorni dopo. […] Un giornalista rigido e disinteressato le disse aggressivo Buon pomeriggio sorella, moriremo non più tardi di un anno sorella.

Di consueto, le parti di un romanzo sono tre e sono ben distinte: l’evento scatenante, lo svolgimento e l’epilogo. Succede qui che tutto si sappia sin dall’inizio, e che la fine del mondo sia la colonna sonora di ogni pagina, di ogni gesto. La notizia arriva dalla televisione: Tito Stagno, un uomo con la cravatta e gli occhi azzurri pixelati, “parlava della Terra come se fosse stanca”.

In apnea.

La protagonista rimane in apnea, si stende, ascolta il giornalista che diventa reale. È come sentirsi scomparire all’improvviso. Pensa alla sua vita e al disordine mentre si muove sul tappeto, Mi sono appena innamorata e moriremo quindi, pensa senza respirare la polvere.

Il senso della fine, titolo e presagio, è in ogni pagina della storia, nel suo inizio e nello svolgimento e netto come un asteroide, arriva fino alla conclusione.

Due. I protagonisti. 

La piccola e “inesorabile storia d’amore” è con il ragazzo di DolceKasa. Lavora con lei al centro commerciale e, nonostante un nuovo e terribile destino, come lei continua a percorrere ogni giorno la strada e i gesti di sempre. Lavorare, salutare i clienti, ascoltare il notiziario, fare pausa e parlare con lei, giocare all’amore tra noia e carezze e discussioni come se il mondo fosse buono.

Né lui né lei hanno un nome. Quasi automatica, la vita continua uguale, tra turni noiosi e gite in macchina dove un bacio tenero cancella una discussione.

I genitori della giovane donna, in preda a una nuova giovinezza, partono per una crociera perché “risparmiare non ha più senso” e si ricordano del loro amore come se fosse nuovo.

Rimango stesa sul divano più ferma che posso a guardare nel soffitto e non ci trovo niente e più lo guardo e più non c’è niente, la felicità dell’infanzia non esiste, quella dei miei genitori è una creatura nuova e appartiene soltanto a loro, domani non c’è niente.

Uno. Zero. La fine del senso.

Camminiamo mano nella mano e mi sento un’adolescente: non perché sia innamorata o imbarazzata per questo contatto di palmi, ma perché mi piace tutto e l’ultima volta che mi è piaciuto tutto avevo forse quindici anni, e i problemi appartenevano agli altri e i malumori appartenevano agli altri.

Un buon romanzo ha una trama che si possa riassumere in poche parole, dicono gli esperti.

Qui succede questo e molto di più: sin da subito, è chiara la bellezza dello stile, tra grottesco e delicato, e le parole scelte con cura.

Insomma, chiunque morirà, eppure ognuno a suo modo si aggrappa alla vita e a una nuova libertà.  Tutto sembra insegnare un caro vecchio monito che l’uomo moderno dimentica: per essere felici si deve rimanere nel momento presente.

Una musica leggera resiste in sottofondo. Il senso della fine diventa anche la fine del senso.