Il sangue di Audrée Wilhelmy: una lettura malsana e intrigante

Il sangue è un romanzo scritto da Audrée Wilhelmy e pubblicato da Cencellada Edizioni.

Una magione oscura e affascinante, in una città senza tempo. Féléor, un uomo ricco e feroce soprannominato l’Orco, attira a sé prede quasi consenzienti per amarle e poi ucciderle. Ma da dove vengono queste donne? Perché si concedono a lui? Lo raccontano nei diari che si lasciano alle spalle e che Féléor raccoglie in un libro curioso: Il Sangue.

Mercredi, Constance, Abigaelle, Frida, Phélie, Lottä, Marie: sette donne, e altrettante esperienze di desiderio e morte, sette scritti che parlano di femminilità, narcisismo, sottomissione a volte finta e a volte divertita.

Le donne di Féléor, veri archetipi del malessere

Il sangue è un romanzo accattivante e intrigante. Audrée Wilhelmy ci offre una reinterpretazione contemporanea del Barbablù di Perrault. La lettura è fruibile anche senza aver letto la fiaba che ha per protagonista il famoso e sanguinario uxoricida.

La costruzione del personaggio di Féléor Bathélémy Rü è particolarmente complessa e ognuna delle sette donne che attraversano la sua vita è importante, ognuna a suo modo. Féléor è un personaggio inquietante e antipatico, difficile da definire nelle storie narrate dalle sue mogli. Strada facendo assistiamo alla sua caduta, alla sua trasformazione in animale, e questo è senza dubbio ciò che rende il processo ancora più terrificante.

Audrée Wilhelmy ci porta a tu per tu con ogni donna mettendo in scena sette personaggi con un personalissimo modo di scrivere, il che rende questi soggetti ancora più reali. Queste donne sono veri e propri archetipi del malessere, sono malsane, inquietanti, ma in un certo senso anche affettuose.

Istinti di morte, autodistruzione, fantasie perverse, passioni e fragilità colorano le pagine dei loro diari.

Diari che Féléor requisisce e custodisce in una stanza dopo la loro morte insieme ad altri oggetti personali di queste donne. Al termine di ogni diario c’è sempre una testimonianza di Féléor che arricchisce la storia e permette di valutarla da un’altra angolazione, spesso violenta e disturbante.

Tutti i personaggi sono cupi, sanguigni e forti. L’autrice ha avuto la brillante idea di riscrivere la famosa fiaba da questo punto di vista perché senza queste donne, Barbablù, che tra l’altro non viene mai chiamato così nel libro, non esisterebbe.

C’è molto desiderio in questo libro, principalmente di natura sessuale, ma anche morboso. Questo è ciò che in qualche modo rende malsana la lettura, ma non è malsana anche la storia principale?

Audrée Wilhelmy scrive un romanzo che parla tanto di desiderio sessuale quanto di morte, e che risulta inquietante e oscuro, ma soprattutto audace e incalzante. È stato destabilizzante leggere parole così belle attraverso tanta violenza e voler continuare a leggere!

La scrittura fluida, intrigante e mordace vi permetterà di entrare in empatia con la povera Mercredi e con il declino di Frida così come di rimanere incuriositi dagli strani esperimenti di Constance Bloom con le sue piante. Ho ammirato la disciplina di Abigaelle, l’intelligenza di Phélie, il fascino e l’immaginazione di Lottä.

I riferimenti con la fiaba di Barbablù

C’era una volta un uomo molto ricco e potente che aveva numerose proprietà e una bella ed enorme casa decorata con bei tessuti, grandi camini, mobili costosi, quadri sontuosi, stoviglie d’oro e d’argento. Quell’uomo si chiamava Barbablù e le donne lo temevano perché era stato sposato numerose volte e tutte le sue mogli erano misteriosamente scomparse. Un giorno una giovane accetta di sposarlo e, dopo aver disobbedito all’ordine di non aprire una misteriosa porta, scopre dietro di sé una stanza dove sono appesi i cadaveri delle precedenti mogli.

Nel 1697, Charles Perrault pubblicò questo racconto che recuperò dalla tradizione orale. Il realismo della storia è tale che, sommato all’assenza di elementi magici, ha portato a numerose teorie sul fatto che la fiaba fosse basata su eventi reali.

I riferimenti del romanzo con la fiaba sono evidenti, la reinterpretazione di Audrée Wilhelmy sfida l’idea del ruolo passivo delle vittime. L’attenzione ricade principalmente sulle donne e al termine del loro racconto subentra sempre Féléor che, invertendo la versione originale, le presenta come personaggi risoluti che cercano attivamente una morte così sicura come anelata.

Conclusioni

Il sangue si è rivelata un’ottima lettura con un’ambientazione originaria di un tempo passato, forse di fine ‘800 o inizio ‘900, che la scrittrice non colloca in uno spazio temporale ben definito. Questo dona alla storia un’atmosfera irreale e aleatoria.

Con questo romanzo entriamo nell’oscurità dei desideri dell’anima perché, seppur consce del pericolo, ognuna di queste donne voleva sposare Féléor e concedergli il proprio corpo e la propria anima.

Il sangue è un libro di storie contorte e inquietanti, non adatto a tutti perché intriso di violenza sconvolgente e spesso esplicita.