Il primo caffè della giornata ci riporta in Giappone

Vi avevamo già parlato del primo libro di queste storie giapponesi dello scrittore Toshikazu Kawaguchi, Finché il caffé é caldo, di cui potete rileggere la recensione qui. Oggi, invece, vogliamo parlarvi del secondo e del terzo volume, tradotti in italiano con i titoli di Basta un caffé per essere felici e Il primo caffé della giornata.

Il primo caffè della giornata

Basta un caffè per essere felici

In questo secondo volume troviamo ancora Kazu e Nagare a gestire il piccolo caffè che permette di viaggiare nel tempo. I temi sono molto simili a quelli del primo volume, nonostante siano passati sei anni dalla nascita di Miki Tokita, la figlia di Nagare e Kei, che non vede l’ora di poter versare il suo primo caffè capace di far viaggiare nel tempo.
I quattro capitoli che compongono questo libro sono: I due amici, Madre e figlio, Gli innamorati e Marito e moglie.

    Una delle maggiori differenze è che, finalmente, si inizia a scoprire qualcosa di più sul passato di questo caffè. Le storie si intrecciano, ci sono le prime relazioni che si mescolano, si svela la figura misteriosa di quel fantasma seduto al tavolino ma, al contrario del primo volume dove le storie erano auto-conclusive, qui non è la stessa cosa. Anzi. Qualcosa rimane aperto, motivo per il quale non potevamo fermarci a questa lettura.

    Before my memory fades, tradotto in italiano con Il primo caffè della giornata

    Il primo caffè della giornata è suddiviso in altre quattro storie, e si inizia con un disegno dell’albero genealogico molto utile a capire, arrivati a questo momento, le relazioni familiari e non delle persone protagoniste lavoratrici e amici del caffè. Abbiamo anche un cambio di scena: ci troviamo al Donna Donna a Hakodate. Questa caffetteria era gestita da Yukari Tokita che, assentatosi, ha deciso di lasciare il comando al figlio Nagare.

    Nella città di Hakodate la caffetteria è molto conosciuta e i clienti e i lavoratori creano stretti legami di amicizia. In particolare i personaggi ricorrenti nella storia sono Kazu, la sorella di Nagare, Sachi, la figlia di Kazu, Saki, una psichiatra, Reiji, un barista, e Nanako, la migliore amica di Reiji.

    Nella caffetteria di Hakodate, come in quella di Tokyo, c’era una sedia dove i clienti potevano viaggiare nel tempo. Qui la sedia si trovava vicino all’ingresso del locale ed era occupata da un signore anziano in abito scuro.

    Se già nel secondo volume le storie dei personaggi si intrecciavano, in questo terzo i collegamenti sono infiniti. Le persone che arrivano al Donna Donna sono, volenti o nolenti, legati tra di loro da una conoscenza in comune, da un passato che fa fatica ad andare via, da un futuro che sembra bussare alla porta. Addirittura, nell’ultima storia, sarà proprio Reiji a viaggiare nel tempo. Inoltre, Sachi, la figlia piú piccola, può finalmente iniziare lei a versare il caffè per far tornare le persone nel passato.

    Non le solite storie

    Si ha paura di leggere un romanzo ripetitivo, di trovarsi nuovamente a leggere storie simili, a sentire sempre le stesse regole, a non vedere niente di nuovo scritto in queste pagine. Invece, nuovamente, Kawaguchi scrive un libro toccante, dalla forte impronta emotiva, e con il suo stile minuzioso e cesellato come un’antica miniatura giapponese, riesce a toccare le corde dell’anima di chi legge il libro.

    La sua opera é delicata ed emotivamente intensa. Le storie che si trovano in queste pagine toccano il cuore umano raccontando episodi e vicende che possono capitare a ognuno di noi: esami che falliscono, genitori persi troppo presto, malattie che dividono un amore, coppie di amici che si perdono ed è come se volesse portare un messaggio a ognuno dei lettori.

    I rimpianti che ci accomunano

    Chi, infatti, può dirsi libero di qualche rimorso o può affermare di non avere mai avuto rimpianti o di non aver voluto una seconda occasione per dire una parola in più o dare un abbraccio un po’ più forte? È difficile immaginare una vita senza rimpianti. Inevitabilmente ci capita di pensare che cosa sarebbe successo se avessimo preso una strada diversa in momenti fondamentali del nostro passato: nelle relazioni, nella scelta del luogo in cui vivere, oppure di fronte a opportunità che ci siamo lasciati sfuggire. Il rimpianto può indurre in noi sentimenti di delusione e vergogna tanto intensi da paralizzarci, ma può anche essere uno strumento straordinariamente efficace per conoscerci meglio e attuare un cambiamento.

    Kawaguchi ci regala proprio questo: un momento solo nostro per riflettere sulle nostre scelte, consapevoli che, anche se volessimo sederci noi a quel tavolo, il passato non lo potremmo comunque cambiare. Questo ci farebbe (e ci fa) inevitabilmente confrontare con i sentimenti della vita, con tutte quelle emozioni che abbiamo sentito, le stesse che cogliamo nei gesti e nelle parole dei personaggi e nelle loro riflessioni.

    Dentro ciascuno di noi esiste la capacità di superare ogni genere di difficoltà. Ognuno possiede quell’energia. Ma a volte, quando questa energia sfugge attraverso la valvola dell’ansia, il flusso si restringe. Più grande è l’ansia, più forza serve per aprire la valvola che libera l’energia.

    Tornereste nel passato o andreste nel futuro?

    Se voi poteste scegliere, vi siedereste a quel tavolo? Che cosa scegliereste, il passato o il futuro?

    Vi diciamo solo un’ultima cosa: l’insegnamento piú grande di questo libro é che i viaggi che vengono compiuti non servono a rifugiarsi nel passato ma, anzi, a rivolgersi al presente e al futuro con occhi nuovi.