Il pozzo delle bambole di Simona Baldelli

Il pozzo delle bambole è il nuovo romanzo di Simona Baldelli, edito Sellerio, che racconta una meravigliosa storia di resilienza con una protagonista femminile indimenticabile.
Fa da sfondo l’Italia dal primo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta con le rivolte sindacali.
L’autrice attraverso queste pagine ci racconta la battaglia delle tabacchine di Lanciano, una pagina di storia che merita di essere conosciuta. Un esempio di lotta al femminile che può solo renderci orgogliosi.

Nina è una trovatella, abbandonata quando era ancora in fasce, e accolta dalle suore di un brefotrofio. Già da piccola mostra una sensibilità più acuta rispetto gli altri bambini, comprendendo dei meccanismi crudeli e ingiusti. La vita nel brefotrofio non è per niente facile. Le suore tengono per loro il cibo migliore, cucinando ai bambini gli scarti; le punizioni corporali sono all’ordine del giorno e ai bambini viene impedito di saperne di più di quello che succede al di fuori di quello spazio, dove il tempo sembra essersi fermato.

Gli orfani e i trovatelli non ricevono carezze e affetto, ma il loro senso di solitudine, di rifiuto e di abbandono cresce giorno dopo giorno. Mentre nel mondo accadono eventi straordinari come l’arrivo della televisione, l’assassinio di J.F. Kennedy e il discorso di Martin Luther King, loro continuano a vivere esclusi tra preghiere e mortificazioni. Anche se c’è suor Immacolata che cerca di stare vicina ai bambini nel minimo del possibile, le sue carezze non hanno quel calore che solo un genitore può offrire.

Comunque, a notte fonda, erano gli orfani a fare il piagnisteo notturno; i trovatelli erano fatti di una tempra più dura.

I ritmi monotoni che scandiscono le giornate nel brefotrofio vengono spezzati dall’esposizione.
Sono in pochi a sapere davvero quanto e cosa significhino realmente quei giorni e Nina è una di questi.
I bambini vengono vestiti, fotografati e esposti davanti alle diverse famiglie che vengono ad osservarli e studiarli. Sono in pochi a lasciare il brefotrofio, perlopiù bimbi piccoli oppure giovani donne destinate a diventare delle serve.

Un giorno come tanti nel brefotrofio arriva un’orfana che si chiama Lucia, una ragazzetta con la pelle della consistenza di burro e i capelli lucenti e con i modi troppo cittadini per quell’ambiente.
Nina si lega subito a lei, cercando di proteggerla, mettendo da parte se stessa. Ricevendo alla fine una brutta sorpresa. Da quel momento in poi giurerà di non affezionarsi più a nessun altro.

Staticità e dinamismo

Il pozzo delle bambole offre al lettore due narrazioni contrapposte dove vediamo da un lato un tempo più statico e monotono che racconta la vita nel collegio e un tempo più dinamico e ricco di azione dove Nina ha venti anni ed è diventata una tabacchina.

Ci troviamo negli anni Sessanta ed è tempo di rivendicazioni sindacali.
Il peso del passato e dei segreti del brefotrofio è sempre lì che fatica ad uscire dal petto della protagonista. Fa fatica ancora a vedersi nel mondo ed a non sentirsi rifiutata.
Ma il suo coraggio, gli incontri, le esperienze e soprattutto le scelte che compirà la renderanno una donna.

Solo lei era rimasta sospesa in un limbo senza forma. L’infanzia era un passato cupo che ogni giorno sbiadiva un po’, e la vita adulta una nuvola fitta dentro cui era impossibile scorgere il futuro.

Simona Baldelli intreccia la storia di Nina con quella delle tabacchine di Lanciano.
L’intreccio è inevitabile, in quanto le tabacchine come le ragazze del brefotrofio vengono escluse dal resto della cittadina. Le prime per la puzza che impregna i loro vestiti e per la vergogna di fare un lavoro del genere, le seconde perché si portano dietro la colpa di essere state abbandonate e scartate.
Le tabacchine di Lanciano per ben 40 giorni occuparono il tabacchificio e lottarono per non perdere il posto di lavoro, rischiando di essere sostituite con dei macchinari. Si trattava non solo di donne nubili ma anche di donne e madri che dovevano dare da mangiare ai figli perché i loro uomini erano troppo impegnati a bere.

Dopo quasi ventidue anni si era partorita da sé, concepita come padre e messa al mondo come madre raccogliendo quel che capitava, puntini senza sottoinsieme, piagnistei notturni, pertosse, carezze di fiordaliso, furti di ventricina e cioccolata, fotografie un anno sì e uno no, l’ostinata sollecitudine di suor Immacolata, il cuore duro di scorza e morbido nel ripieno di Marcella, la pelle impregnata di tabacco delle colleghe, il nuovo inizio bramato da Carla, la prima croce su una scheda elettorale, la sassaiola contro la vetrina, il canto alla Manifattura nel chiarore di stelle e lucciole.

L’autrice ha fatto un immenso lavoro di ricostruzione storica con precisione ha raccontato il lavoro nel tabacchificio e la vita dura dei brefotrofi (ispirandosi ad uno di questi). Il pozzo delle bambole è un romanzo completo e ricco di spunti interessanti. Un libro sull’empowerment femminile e sulla costruzione della propria identità.