Il potere soverchiante dell’amicizia ne Il libro dell’oca di Yiyun Li

“Non basta semplicemente sapere una storia? Perché prendersi la briga di scriverla?”

Un’amica è il più prezioso dei doni ed è bene tenersela stretta, quando la si trova. Fa da scudo contro le ingiustizie della vita e sa essere balsamo per tutte le ferite.

Cosa succede quando quest’amica, con l’affetto che nutre per te in modi così strampalati, si trasforma in una zavorra, un peso che ti ancora al suolo e ti impedisce di spiccare il volo?

Yiyun Li, autrice statunitense di origini cinesi pubblicata in Italia da NN editore, tenta di rispondere a questa insidiosa domanda nel suo Il libro dell’oca, che le fa conquistare il PEN/Faulkner Award nel 2023.

La scrittura salvifica

La Francia rurale post-bellica fa da sfondo a questo romanzo. Agnès e Fabienne sono due ragazze, due amiche, che si difendono a vicenda da vite spesso dure che le mettono alla prova. Agnès e la sua famiglia spendono tutte le energie e i pochi risparmi per curare un fratello tornato malato dalla guerra e a un passo dalla morte. Fabienne invece ha perso la madre e la sorella, e da sola si occupa del padre e del fratello.

Una vita del genere metterebbe alla prova chiunque, ma invece Fabienne la usa come benzina per alimentare la sua fervida e spesso macabra immaginazione. Da qui nasce l’idea di scrivere dei racconti che hanno come protagonisti dei bambini, dando vita così al loro progetto: Fabienne, la mente analfabeta e Agnès, il braccio istruito diventano uno strumento potentissimo.

Fabienne decide che sia Agnès a prestare il suo nome e il suo volto come scrittrice della raccolta. Non si sa se per un estremo slancio di affetto, per permettere all’amica la vita che merita lontana dalle miserie di una Francia di provincia, oppure se per egoismo, per il desiderio di vedere il proprio libro, la propria creazione, spiccare il volo insieme all’amica.

Il fenomeno degli enfants prodige e il supporto degli adulti

Cosa possono fare due ragazzine con una manciata di pagine scritte? Nulla, senza l’aiuto di un adulto. Questa è una delle tematiche centrali de “Il libro dell’oca”: si parla di quei giovani talentuosi che, a detta degli adulti, non sanno usare a dovere il proprio dono.

Fabienne e Agnès si rivolgono a M. Devaux, direttore dell’ufficio postale del paese, per far entrare il libro nel mondo degli adulti. È qui che Fabienne si dissolve nello sfondo per lasciare che sia Agnès a brillare di una luce non sua e a godere di un successo che non ha richiesto.

Les enfants heureux (così si intitola la raccolta di racconti) è un successo straordinario e la sua autrice una strabiliante sorpresa. Il libro viene tradotto e Agnès conosce l’Europa per poterlo presentare, per finire in una scuola d’élite come solo i ragazzi dotati come lei meritano.

Ma Agnès sta vivendo una finzione, una vita che non si è scelta e presto dovrà affrontarne le conseguenze.

Tra le pagine di Elena Ferrante

Impossibile non fare il paragone, mentre si legge questo libro, con Lenù e Lila de L’amica geniale di Elena Ferrante.

Lo stesso tipo di amicizia asfittica e morbosa, da cui però al contempo non ci si riesce a staccare.

Lo stesso rapporto di amore- odio tra due amiche che sono cresciute insieme ma che sono e saranno sempre molto diverse. Allo stesso modo, una delle due amiche spicca il volo e prende una direzione mentre l’altra non può che restare a guardare.

“M. Devaux poteva senz’altro conoscere il mondo meglio di me, ma non conosceva il segreto per essere davvero in amicizia con Fabienne: saper stare immobili nell’ombra di lei, essere vuoti come l’aria che la circondava, e andare dappertutto con lei.”

Tra le pagine di Yiyun Li non si può fare a meno di provare empatia, forse anche compassione, per Agnès, che se fosse stato per lei avrebbe condotto “la vita dell’oca”, tranquilla e priva di scossoni, ben diversa da quella che Fabienne ha scelto per lei, facendo comprendere al lettore il perché del titolo.

Contemporaneamente non capiamo le spigolosità del carattere di Fabienne, così simile a Lila: selvatica ma brillante, piena di punti critici e spesso invisa a chi le sta intorno. Le due amiche funzionano bene perché sono due lati della stessa medaglia: Agnès la remissiva e l’accomodante, Fabienne la geniale e l’incompresa.

Quando l’amicizia ti fagocita

Il libro dell’oca è attraversato dal fil rouge della letteratura e dei libri, a cominciare dal titolo stesso.

Nell’incipit, Agnès riceve una lettera dove la madre le comunica la prematura scomparsa di Fabienne, morta di parto. È da qui che Agnès decide di scrivere un libro per raccontare la storia della sua vita, che è inevitabilmente legata a quella dell’amica. Così il lettore si rende gradualmente conto che è impossibile concepire il personaggio di Agnès senza quello di Fabienne e viceversa. Ci sono alcune amicizie così totalizzanti che alla fine due persone diventano una sola, e di questo Agnès si renderà conto alla fine.

“Ma io avevo amato Fabienne per tutta la mia vita. L’avevo amata prima ancora di sapere cos’era il mondo, cos’era l’amore, e chi eravamo noi.”

Un piccolo neo

Il libro dell’oca riscontra qualche piccola criticità. Alla descrizione lenta e minuziosa di paesaggi e relazioni umane, si aggiungono (come abbiamo visto nel corso di questo articolo) diverse tematiche importanti. L’impressione che si può ottenere è che la trattazione di questi temi possa perdersi nelle ricche e dettagliate descrizioni. Nulla che, però, un lettore attento non possa superare.

Quello datoci da Li è un ritratto ricco di dettagli e credo anche molto comune di un rapporto di amicizia che va oltre la quotidianità e si trasforma, se si vuole, in qualcosa di platonico e non comprensibile dai più.

Un rapporto che entra sotto pelle e da cui è difficile staccarsi. Una storia che Lila e Lenù approverebbero sorridendo.