Il Giappone apre i porti all’Occidente

L’epoca Meiji (il regno illuminato) copre quel periodo di tempo che va dal 1868 al 1912. Momento storico in cui il Giappone si trova a confrontarsi con l’Occidente dopo più di due secoli di isolamento e, tra le tante modernizzazioni della società nipponica, si viene a creare l’identità del vero romanzo giapponese e della letteratura moderna (bungaku 文学), che fino a quel momento era stata basata perlopiù su poesie, diari e memorie di guerra.

L’incontro con i popoli occidentali determina un’influenza così imponente all’interno della società giapponese che il Periodo Meiji riesce in soli 40 anni a ripercorrere la storia che l’Occidente aveva affrontato in 3 secoli. Così, in questo periodo, si viene a definire l’identità del paese attraverso dei passaggi socio-politici rivoluzionari: la corte imperiale si trasferisce a Tokyo (Edo) centralizzando il potere; nel 1871 si impone l’obbligo di istruzione scolastica; si moltiplicano le scuole letterarie e si unifica il linguaggio dell’isola, dando vita alla lingua giapponese nazionale (kokugo こくご), unica per tutto il paese.

Nasce il romanzo moderno giapponese

Nell’Ottocento, il romanzo viene finalmente inserito fra le attività nobili e di grande valore spirituale per l’uomo. Proprio per questo, i testi si focalizzano principalmente sull’individuo, sulle sue problematiche e sulle emozioni, fornendo un’immagine realistica del contesto sociale. L’ispirazione per la nuova struttura letteraria arriva dall’esigenza di tradurre i nuovi romanzi occidentali, appena importati, tramite cui si impararono i diversi stili e generi. Si iniziarono a tradurre prima testi di saggistica, politica e fiction, e in seguito romanzi di narrativa (soprattutto europea e americana).

Inizialmente si decise di utilizzare il romanzo come mezzo di comunicazione per diffondere nuovi valori come il patriottismo o il rispetto verso l’imperatore e gli Dei. Infatti, i primi romanzi vennero pubblicati sulle riviste popolari, tra articoli di gossip o pubblicità ad eventi locali, anche per aiutare la diffusione della nuova lingua nazionale.

I primi autori della letteratura giapponese moderna sono stati Tsubouchi Shōyō e Futabatei Shimei. Mentre quelli maggiormente ricordati per il grande contributo letterario di questo periodo storico sono: Natsume Sōseki e Ichiyō Higuchi, Ryūnosuke Akutagawa, Baitei Kinga e Kikuchi Kan.

Romanticismo (Romanshugi ロマン主義)

Tra il 1889 e il 1904 viene a delinearsi un periodo letterario noto come Romanticismo giapponese. Gli scrittori di questo periodo ambiscono a trasmettere tutta l’essenza dei capolavori occidentali, cercando di approfondire la propria visione del mondo e personalizzarne le tematiche, per renderli “più giapponesi”.

Si presta maggiore attenzione all’individuo, alla libertà, alle emozioni, alla filosofia e al concetto di “io”. Quest’ultimo ispirato soprattutto dall’arrivo del Cristianesimo nella nazione, che molti autori accolsero a braccia aperte. Vennero, quindi, a crearsi i concetti di amore spirituale e di romanzo dell’individuo, che portano l’autore a distaccarsi dalla società per concentrarsi su sè stesso e approfondendo la psicologia del protagonista o la sua interiorità. Lo scopo della letteratura diventa, allora, una sorta di crescita personale e spirituale, basata sulla ricerca introspettiva.

Un autore di spicco del Romanticismo giapponese è Kitamura Tokoku, un giovane cristiano liberale morto suicida a soli 26 anni. Nelle sue opere Tokoku esalta il Cristianesimo, il pacifismo e l’amore verso Dio concentrandosi sull’affermazione di sé e sulla crescita spirituale dell’individuo.

Naturalismo (shizenshugi 自然主義)

Nei primi anni del ‘900, in seguito alla vittoria contro la Russia, si viene a definire una nuova corrente letteraria detta Naturalismo giapponese, ispirata dal Naturalismo francese, ma rivista da Shimazaki Tōson, autore di punta del periodo.

Nel Naturalismo risultano importanti le descrizioni, l’impersonalità e la riproduzione fedele della realtà, eliminando dal romanzo possibili elementi fantastici, irreali e irrazionali che non corrispondono al reale. Il linguaggio utilizzato diventa crudo, piatto e schematico, e si prediligono descrizioni schiette e realistiche. Si viene a definire quindi un tipo di romanzo novel e non romance.

La natura è natura. Non è né buona né cattiva, né bella né brutta. Se il lettore venga toccato o no non è affare dello scrittore. Nella riproduzione della realtà non deve essere inserito il minimo tratto personale.

Gli autori decidono di concentrare il racconto su elementi autobiografici, mettendosi a nudo, e facendo diventare la letteratura una sorta di confessione veritiera e pura. I più rilevanti di questo periodo sono: Kosugi Tengai, ritenuto il pioniere del Naturalismo, Tayama Katai, del celebre romanzo “Futon”, e il già nominato Shimazaki Tōson, il massimo esponente della corrente letteraria naturalistica.

Le donne scrittrici dell’Ottocento

La politica sociale del governo Meiji determina un innalzamento del livello di istruzione, sia per gli uomini che per le donne. Questo spinge molte donne a istituire le prime vere riviste femminili; alcune delle quali si concentrano sull’idea conservatrice della donna-madre, mentre altre diedero voce ai primi movimenti femministi, spingendo su riforme sociali e politiche.

Questa prima fase della letteratura femminile, però, ebbe vita breve e trovò la sua fine in seguito alla morte delle tre autrici principali del movimento : Wakamatsu Shizuko, Tazawa Inabune e Ichiyō Higuchi, autrice del primo romanzo scritto da una donna e pubblicato da una casa editrice.

Nel 1911, in seguito all’entrata in guerra da parte del Giappone, nasce la più importante rivista sulla questione femminile giapponese, Seitō 青鞜社 (Calze blu), diretta fino al 1914 da Hiratsuka Raicho e, in seguito, da Ito Noe fino al 1915, anno in cui fu pubblicato l’ultimo numero. Il gruppo di donne che partecipava alla rivista aspirava ad una vita diversa che permettesse loro di essere libere da prostituzione, matrimoni combinati, disoccupazione e dal concetto di donna-madre.

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La poesia

Nell’epoca Meiji anche la poesia subisce una modernizzazione. Ci si allontana dalle forme poetiche precedenti (Waka e Hakai ) e dal lirismo tradizionale, spingendo su un carattere più romantico e simbolico. Si incominciano a sperimentare le rime e le musicalità su tematiche sempre più passionali e liriche. Uno dei poeti più rilevanti di questa modernizzazione è Masaoka Shiki che, ispirandosi all’arte europea, propone una poesia descrittiva solitaria ed individualista.

Come abbiamo visto, il Periodo Meiji è stata un’epoca di grandi cambiamenti e modernizzazioni all’interno della nazione, sia in campo socio-politico che in quello culturale-letterario. La ristrutturazione Meiji ha dato il via al vasto panorama della letteratura giapponese moderna, ponendo le basi da cui partire.

In seguito, col Periodo Taishō e le due guerre mondiali si presentarono, ovviamente, ulteriori sviluppi per la cultura giapponese. Ma li approfondiremo meglio, in seguito, con articoli dedicati ai diversi periodi storici.

Bibliografia:

L. Bienati P. Scrolavezza, La narrativa giapponese moderna e contemporanea (Marsilio, 2009)

L. Bienati B. Ruperti A. Wuthenow P. Zanotti, Letterario, troppo letterario. Antologia della critica giapponese moderna (Marsilio, 2016)

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