Il passaggio dei traumi intergenerazionali in Epigenetica di Cristina Battocletti

“Se mio padre avesse rivolto il suo fucile da caccia contro di noi sarebbe stato meglio. Papà non sapeva che uccidendoci avrebbe arginato l’infelicità dell’infelicità: quella della mamma, dei miei fratelli e di tutti coloro che sarebbero discesi dal nostro ceppo infestato”

È così che comincia Epigenetica, l’ultimo libro pubblicato da Cristina Battocletti ed edito La nave di Teseo. Il romanzo, attraverso immagini potenti e indelebili, racconta la storia personale di Maria, dall’infanzia all’età adulta, e ripercorre i traumi familiari di cui è stata vittima e portatrice.

Trama

Ogni capitolo di questo libro presenta pezzi diversi della vita di Maria, alternando ricordi infantili ed eventi più recenti. Partendo dalla fine degli anni ’70, Maria ci racconta di essere cresciuta con i suoi due fratelli a Grado e di aver avuto una famiglia atipica e infelice. Sua madre probabilmente soffriva di schizofrenia e depressione, era vittima degli abusi del suo compagno ed era dipendente da alcol e droghe. I tre fratelli però in lei vedono solo una madre da proteggere e da amare incondizionatamente, nonostante l’assenza di affetto e attenzioni genitoriali.

La situazione si complica quando il compagno se ne va di casa e abbandona tutti. Ogni cosa entra nel caos. La madre non sa badare a se stessa e ai suoi figli, non lavora e comincia a far entrare in casa uomini sempre diversi con cui si rintana in camera da letto. I figli Maria (9 anni), Pietro (6 anni) e Paolo (4 anni) sono abbandonati a loro stessi. Cominciano a patire i morsi della fame e a nutrirsi di tutto ciò che trovano in casa o vanno a chiedere cibo ai vicini.

Tra i compagni portati in casa dalla madre c’è chi abusa di Maria, chi per qualche tempo si occupa del cibo e delle faccende di casa e chi, invece, non degna di uno sguardo i tre minori. I bambini, povere anime, cercano in tutti i modi di tirare avanti senza rendersi conto della gravità di quello che sta accadendo. Sono piccoli, e l’unica cosa a cui pensano è voler stare con la loro mamma che, invece, è totalmente assente e incapace.

Tutto cambia quando un giorno alla porta di casa si presentano due carabinieri, forse in seguito alla denuncia di qualche vicino di casa. Il destino è segnato. I tre bambini vengono definitamente divisi e affidati a famiglie diverse, mentre la madre viene portata in una casa di cura. Questo è l’atto da cui parte la storia di Maria.

Poi si passa al presente, Maria è una scrittrice famosa perché ha trovato pace nelle parole. Ha raccontato la sua storia al mondo per liberarsene, ma sente di aver tradito i suoi fratelli mettendo nero su bianco la sofferenza dei loro ricordi. Maria è anche una madre che, però, non vede più suo figlio Emanuele da molti anni. La causa della loro lontananza è dovuta a Maria stessa, che ha deciso di abbandonare la famiglia e rifiutare suo figlio dopo una grave depressione post-partum. Ma nel presente (2019) Maria sente di voler ritrovare suo figlio e recidere la catena di dolore impressa nel suo DNA.

“Mi chiedo chi siano stati gli ultimi nella linea ascendente a farsi una risata, perché a me è arrivata soprattutto sofferenza, oltre ai capelli scomposti e agli occhi neri di pece”

Epigenetica è una storia di traumi e abbandoni, dapprima ricevuti e poi trasmessi involontariamente alla nuova generazione perché ciò che ha fatto molto male quasi sempre resta impresso nei nostri geni come una cicatrice. Ma si può sempre fare qualcosa per spezzare questo loop, basta solo diventarne consapevole e agire in maniera diversa. Ed è un po’ questo che resta alla fine del romanzo: la sensazione che sia possibile essere artefici del proprio destino, nonostante la sofferenza e nonostante il proprio passato.

Cos’è l’epigenetica?

Il termine deriva dal biologo inglese Conrad Hal Waddingoton e indica un’ereditarietà del trauma che viene trasmesso da generazione in generazione, condizionando i comportamenti autodistruttivi e reiterando gli stessi stili di attaccamento. Questo concetto viene ben spiegato nel recente libro L’eredità emotiva. Un terapeuta, i suoi pazienti e il retaggio del trauma (Raffaello Cortina Editore); in questo libro Galit Atlas spiega che i traumi non elaborati dai propri nonni o genitori possono dare origini ad ansia e angoscia negli eredi.

Quindi, l’epigenetica è una branca della genetica che studia le modificazioni che possono avvenire nel corso di più generazione in seguito a eventi traumatici vissuti. Se ci si pensa, gran parte dei recenti studi sui disturbi psicologici riportano questa ereditarietà generazionale. Per esempio, chi è figlio di genitori depressi o ansiosi ha una percentuale più alta di soffrire di depressione o ansia da adulto.

“Stiamo cercando di capire il male di suo figlio attraverso quello che è successo a lei. Studiamo la trasmissibilità alle generazioni successive del patrimonio di sofferenze che chiunque di noi ha subìto.”

Ma non è una condanna, l’epigenetica studia anche i modi per spezzare le catene di dolore perché “il DNA non è un codice fisso e immutabile […] Le modificazioni epigenetiche avvenute durante la gestazione rimangono per tutta la vita, ma nulla è perduto. È possibile rimodellarle attraverso l’alimentazione, i farmaci, la psicoterapia, la nostra volontà, ciò che ci circonda.”