Il mostro pentapodo: la mente oscura di un pedofilo

Il mostro pentapodo scritto da Liliana Blum, ci mette di fronte senza mezzi termini o eufemismi alla mente oscura e manipolatrice di un pedofilo.

Raymundo Betancourt è un cittadino modello: un professionista onesto e responsabile, solidale e impegnato per il benessere della sua comunità. Ma dato che la vita non è fatta solo lavoro, Raymundo si concede anche due semplici piaceri quotidiani: la gomma alla cannella e le bambine.

Un giorno, per puro caso, incontra una bambina la cui bellezza lo colpisce al punto tale da fargli perdere la ragione. L’infatuazione diventa un’ossessione così forte da spingere Raymundo a escogitare un ingegnoso piano per rapire la bambina e segregarla nel suo scantinato.

Purtroppo Raymundo riuscirà nel suo intento anche grazie all’aiuto di Aimeé, una donna affetta da acondroplasia (nanismo) che si è innamorata follemente di lui.

Una storia che strappa l’anima

Liliana Blum mette su carta in maniera magistrale una storia brutale, con poche ambientazioni e pochissimi personaggi, dimostrando una gigantesca capacità di scavare nella psiche umana del mostro e delle sue vittime. Usando l’espediente narrativo dello scambio epistolare, degli appunti di diario e della narrazione in terza persona, Liliana Blum scrive una storia capace di interrogare e criticare gli abissi del desiderio perverso, del male abietto, del punto più basso in cui possa precipitare l’umanità: la pedofilia.

Un mix di crudeltà e delicatezza ci conducono nella visione di un pedofilo e di come questi decida, convinto di subire la provocazione delle bambine, di rapirne una. La voce dei personaggi e del narratore ricreano la triste e orribile reclusione di una bambina di cinque anni di nome Cinthia. Questa reclusione va di pari passo con i diari di Aimeé, complice di Raymundo, una donna innamorata ma consapevole e colpevole quasi quanto lui.

Aimée, complice del mostro

Il personaggio di Aimeé gioca un ruolo fondamentale in tutta la storia. La ragazza, affetta da nanismo, ha sempre avuto una vita difficile e non è mai riuscita ad avere una relazione sentimentale. Raymundo si interessa a lei principalmente perché lavora come segretaria nella piscina dove Cinthia pratica nuoto. Attraverso un vero e proprio processo di manipolazione le fa credere di essere molto interessato a lei, in questo modo, Raymundo si costruisce un alibi che gli permette di recarsi in piscina e osservare le bambine durante la lezione di nuoto senza generare troppi sospetti.

Aimée da donna abituata a essere ignorata e non valorizzata pensa di trovare in Raymundo qualcuno che l’ami davvero. Questa è sicuramente una delle parti più tristi de Il mostro pentapodo, ovvero quella di pensare a quante persone sono disposte ad accettare anche le cose peggiori in cambio di piccoli segni d’amore.

Nel romanzo, attraverso il diario e le lettere di Aimée, viene spiegato il motivo per il quale rimane così a lungo con Raymundo, anche dopo aver preso consapevolezza della tragedia che si sta consumando sotto il loro tetto.

Ma quanto sono valide le sue ragioni? Il lettore potrà decidere da che parte stare perché Liliana Blum fornisce tutte le informazioni necessarie per farsi un’idea ed eventualmente dare un giudizio.

Conclusioni

Ciò che spaventa di più di questo libro è che è un libro con più realtà che finzione. Penso che sia quello che faccia più male e metta più disagio. Le scene degli abusi non sono in alcun modo filtrate, sono ben descritte e particolarmente taglienti tanto da lasciar pensare che Liliana Blum sia una scrittrice in grado di affrontare l’oscurità ad occhi aperti.

Il suo modo di raccontare è così reale da provocare brividi, disgusto e ripudio, sia per quello che racconta sia per quello che riesce a trasmettere.

L’autrice inserisce anche diversi riferimenti bibliografici ad altre opere, che aiutano il lettore a capire che l’argomento è stato trattato e percorso da altre latitudini e prospettive, da altre voci e generi.

Il mostro pentapodo si è rivelata un’ottima lettura ma che richiede uno stomaco forte e tanto coraggio.