Il mito contemporaneo: Hannah versus l’albero di Leland de la Durantaye

Hannah versus l’albero è il romanzo d’esordio, edito Codice, di Leland de la Durantaye, professore di letteratura comparata negli USA ed esperto di Joyce e Nabokov, oltre che del filosofo Giorgio Agamben, di cui ha tradotto molti libri.

Ogni volta che tua nipote assisteva alla morte di qualcosa, diceva sempre, nel modo più delicato possibile, una sola parola, una che non ripeteva mai in altre situazioni. Era una cosa che le aveva insegnato un’ecuadoriana, un’anziana signora che passava molto tempo con lei e le aveva spiegato che la vita non è che energia e l’energia non fa che spostarsi, ma anche che ogni volta il flusso di energia ritorna nel luogo da cui proviene, cioè ogni volta che qualcosa muore, bisogna assistere al suo ritorno. Si chiama pietà. questa è la vera reincarnazione, aveva detto l’anziana. Non nella stessa mente, non nella stessa persona, no, nulla di così egoistico. Era solo un ritorno alla terra. Perciò sia al gambero sia, in seguito, a una vespa, una rana, un coniglio, un’aragosta, un cavallo, un opossum, e alla tua potente famiglia, Hannah sussurrò, delicatamente, torna.

La trama in breve

Il romanzo racconta le vicende di Hannah, l’erede di una prestigiosa famiglia dell’America del Nord, i Syrl.

La ragazza cresce ascoltando i racconti dei suoi antenati, sviluppando un rapporto molto profondo con la natura, al punto da andare in giro con un husky di nome Sedna, alla quale racconta ogni suo piano per salvare la Terra dall’inquinamento prodotto dalla sua famiglia.

La storia è narrata da un occhio esterno a quello della protagonista. Infatti è il migliore amico di Hannah che racconta tutto attraverso un lunghissimo flashback, in cui trapela non solo la profonda ammirazione per le gesta eroiche dell’amica, ma anche l’amore che ha sempre provato per lei.

Hannah: un’eroina romantica

Hannah è una ragazza dall’intelligenza straordinaria, con un temperamento ribelle e ostinato e anche piuttosto vendicativo. Non teme nulla, nemmeno l’enorme potenza economica rappresentata dalla sua famiglia, che arriverà a distruggere dall’interno, senza che nemmeno se ne accorga.

Hannah è un’eroina romantica che si lancia in un’impresa colossale. Utilizza l’ingegno e la determinazione, ma anche la vendetta e l’inganno per raggiungere il suo nobile obiettivo. Inoltre è dotata di grande fascino, grazie al quale riesce a coinvolgere i suoi amici nel suo piano senza alcun tipo di sforzo. Tutte queste cose la rendono inarrivabile, tanto da catapultare il narratore nella sensazione di non comprenderla mai realmente.

Punti di forza

La scrittura di Leland de la Durantaye è molto poetica e a tratti magica, con numerosi riferimenti alla mitologia, alla storia e chiaramente alla letteratura. L’autore denuncia con l’eleganza delle sue parole lo sfruttamento del pianeta, i giochi di potere operati da parte dei più forti sui più deboli.

Soprattutto però si concentra sulla vendetta, più che sulle tematiche sopracitate, è infatti quello il motore che spinge Hannah durante tutta la seconda metà del romanzo, ovvero la parte più interessante della storia. E’ la vendetta che rende la giovane più abile nell’elaborazione del suo piano, che le fa venire fuori tutto il suo genio. Insomma, la vendetta qui diventa quel pezzo di legna che buttiamo nel camino per rendere il fuoco più vivo.

Un libro consigliatissimo perchè è un’opera figlia della contemporaneità, che getta l’occhio anche alla tradizione del grande romanzo modernista coniugandola con l’epica e la tragedia. Meritevole anche l’illustrazione in copertina di Davide Bonazzi e l’ottima traduzione di Fabio Viola.