Il mio gatto Jugoslavia: l’esordio di Pajtim Statovci

Il mio gatto Jugoslavia, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2014 per Frassinelli con il titolo L’ultimo parallelo dell’anima, è il romanzo d’esordio dello scrittore finlandese Pajtim Statovci.

L’autore, originario del Kosovo, è diventato famoso per i romanzi pubblicati dalla casa editrice SellerioLe transizioni” (2016) e “Gli invisibili” (2019). Di recente per la stessa casa editrice è stato ripubblicato “Il mio gatto Jugoslavia” , un romanzo in parte biografico , in cui attraverso l’alternarsi di due voci narranti, si intrecciano i temi dell’omosessualità e dell’immigrazione.

Il mio gatto Jugoslavia

Perdere le radici

Il mio gatto Jugoslavia è un romanzo multiforme, che si snoda attraverso le voci di due personaggi collocati in tempi e territori differenti. Uniti dal legame di sangue, ma anche dal senso di perdita e di disfacimento interiore.

Negli anni Ottana, in un villaggio della Jugoslavia, Emine è una ragazza piena di sogni e con la testa perennemente in aria, vorrebbe diventare famosa un giorno, fare grandi cose.
Ma la dura vita della campagna e un padre superstizioso e molto tradizionale, la riportano ben preso con i piedi per terra. Un giorno, mentre si trova ad ammirare il paesaggio, seduta sul suo masso preferito, viene notata da un giovane di bell’aspetto, che qualche giorno dopo per puro capriccio, le chiede la mano.

In quel matrimonio, Emine vede la speranza di un cambiamento. Il suo futuro marito è un uomo istruito e pieno di promesse.
Una volta sposati, però, Emine si rende conto che il matrimonio non è come aveva sempre immaginato e anche chi si ritrova accanto, si dimostra già dal primo momento una persona incapace di gratitudine e di sentimento.

Dopo lo scoppio della Guerra dei Balcani, la famiglia fugge in Finlandia.
La vita nel nuovo paese sarà dominata dalla vergogna per aver abbandonato i propri cari nel paese in guerra e dalla paura di non riuscire a inserirsi in un Paese così diverso.

Riappropriarsi delle radici

L’altra voce narrante è quella di Bekim, un ragazzo che cresce in Finlandia e che per via delle sue origini e della sua sessualità, viene emarginato e guardato con sospetto.

Bekim è cresciuto in bilico tra due terre, tra due culture.
Non appartiene né alla Jugoslavia e né alla Finlandia.
Quando gli chiedono il suo nome, addirittura ne finge uno così come mente sul suo paese di orgine.

Belkim cresce in una famiglia disfunzionale, già da piccolo vive l’esperienza dell’emarginazione in un paese in cui agli immigrati viene chiesto solo di accontentarsi e di essere grati. Il rapporto con il padre lo segnerà e renderà difficile ogni tipo di relazione che intreccerà. La nostra storia parte proprio da lui, alla perenne ricerca di rapporti occasionali, in un bar per Gay incontrerà un gatto parlante. Tramite la relazione con questo gatto affascinante e allo stesso tempo pericoloso, metterà a nudo se stesso e ripercorrerà le tappe fondamentali del suo passato.

I due punti di vista di Amine e Bekin, madre e figlio, in avanti e ritroso, finiranno per incontrarsi e fondersi, dando vita ad un racconto complesso e intenso. Una delle uscite più interessanti di questo 2024.

Identità, immigrazione, sradicamento

Una parte fondamentale di questo testo è dedicata alla ricerca dell’identità dei personaggi e soprattutto allo sradicamento dalla propria terra, a causa dello scoppio della guerra. Descrizioni vivide e ricche di dettagli e immagini di scenari in continuo disfacimento, accompagnano il lettore in questo viaggio doloroso che avviene attraverso la memoria di un popolo.

Il racconto della guerra e delle sue conseguenze e il dolore provato dalla famiglia di Bekin che si sente impotente e allo stesso tempo colpevole di non combattere accanto i propri fratelli, è la parte di storia biografica del testo.

Pajtim Statovci, infatti, ha solo due anni quando i genitori decidono di trasferirsi in Finlandia, conosce bene la sensazione di sentirsi colpevole solo per appartenere a una cultura e religione diversi, la difficoltà dell’integrazione e gli enormi sforzi per farsi accettare. Questo avvenimento lo segnerà nel profondo, tanto da diventare elemento caratterizzante di tutta la sua produzione letteraria.

Di gatti, serpenti e realismo magico

Uno dei punti di forza del romanzo è sicuramente il contrasto tra la dura realtà della Guerra e il realismo magico, l’immaginazione del protagonista che si ritrova ad avere a che fare con serpenti e gatti parlanti.

Il forte simbolismo è presente già dalle prime fasi della vita di Bekim.
Un bambino sensibile agli stimoli esterni, ai conflitti insiti nel nucleo famigliare e che inizia a fare forti incubi che hanno sempre come protagonisti gatti e serpenti. Entrambi percepiti come animali pericolosi e associati ai genitori, per motivi diversi.

Questi segnano a tal punto la vita del giovane, che finirà per adottare un enorme serpente come animale domestico e immaginare un ragazzo incontrato in un gay bar come un gatto sexy e manipolatorio. Tutto ciò per dare un senso alla storia magica e crudele della sua famiglia.

Il mio gatto Jugoslavia è un romanzo in continua trasformazione, che analizza il difficile rapporto tra padri e figli, il senso di identità, lo sradicamento. E’ un testo che sorprende, che ammalia, che ti imprigiona nel caos delle emozioni personali e collettive.