Il Miniaturista: tra storia e mistero

“Il funerale dovrebbe essere una cosa tranquilla, perché chi giace nella bara non aveva amici. Ma le parole, ad Amsterdam, sono come l’acqua, intasano le orecchie e da lì comincia il marcio, e l’angolo orientale della chiesa è pieno.”

Petronella e Johannes sono esistiti veramente, anche se la loro storia è molto più ordinaria: Johannes era un mercante di sete e insieme ebbero quattro figli. La casa a stipetto, poi, non è un dono di nozze, come la Burton pretende, bensì uno dei capricci artistici di Petronella che, come molte donne dell’epoca, la volle realizzare per darsi lustro davanti agli ospiti che settimanalmente riceveva. La sua casa di bambole fu talmente apprezzata che il pittore contemporaneo Jacob Appel la ritrasse nel 1710. Anche questo quadro è in esposizione al Rijksmuseum, nella stessa stanza dedicata a Petronella.  

Per il completamento dell’opera occorsero quasi 20 anni e si trattava in buona sostanza della riproduzione fedele di casa Brandt (o quanto meno di come Nella avrebbe voluto che essa fosse); un costoso, artistico giocattolo che è arrivato fino a noi integro tranne che per le bambole: qualcuna è sparita e di alcune sono scomparsi i vestiti. E questo forse, per l’ispirazione del romanzo non è un dettaglio secondario.

Il romanzo

Diamogli un inquadramento: storico, ma con una punta di inquietante mistero. Non lo definirei noir o altro perché in realtà a far spavento nel romanzo non sono tanto le apparizioni e le profezie, quanto piuttosto l’oscurantismo e il perbenismo. Nel romanzo, una Petronella diciannovenne arriva a casa Brandt da un piccolo paese in campagna. E’ di buona famiglia, ma la morte prematura del padre ha lasciato moglie e figlie in ristrettezze economiche.

L’arrivo di un facoltoso pretendente dalla città sembra la situazione ideale per cominciare a riassestare una situazione compromessa. E Nella accetta di buon grado il matrimonio con questo maturo sconosciuto di bell’aspetto e di bei modi che la sposa frettolosamente sul posto per attenderla successivamente in città. Petronella è una ragazza solida, pratica,che ha molto chiaro cosa volere dal futuro e che non pensa nemmeno a perdersi o dannarsi dietro ai sogni.

Sua madre le ha insegnato a suonare la cetra, a comportarsi assennatamente e a sopportare il sesso come necessario fastidio (una verga di dolore e una scia viscosa tra le gambe per qualche rapido minuto di paziente sopportazione) per ottenere la tanto agognata prole, vero obiettivo e realizzazione per qualunque vera donna. E lei è questo che vuole diventare.

Quando arriva finalmente a casa Brandt, trova però una situazioneche sarebbe risultata disarmante per qualunque giovane sposa. La cognata è una gelida (pur se bellissima) arpia, tutta dedita alla mortificazione del corpo e perennemente vestita di nero; la serva, Cornelia, una ficcanaso; un maggiordomo di colore che viene apertamente dileggiato nelle sue apparizioni pubbliche (principalmente in Chiesa insieme al resto della famiglia); il marito un eterno assente, che la rispetta e la onora ma non fa il suo dovere di marito e anzi, dal punto di vista sessuale addirittura sembra rifuggirla.

Quale giovane sposa, per giunta forestiera – può rimanere indenne ad un ambiente così ostile? Isolata dall’ostilità e diffidenza di tutti i membri della casa, allontanata dal suo fedele parrocchetto, dapprima relegato alle cucine e poi fatto – probabilmente per disattenzione – fuggire, vessata dalle proibizioni della cognata ed esasperata dalle assenze del marito sente come ostile perfino la casa a stipetto che il marito le ha fatto consegnare come assurdo dono di nozze (e che cosa se ne sarebbe mai dovuta fare?). 

Il miniaturista infatti, cui aveva chiesto alcuni dettagli come i tanto agognati dolci di marzapane -proibiti ijn casa perché lo zucchero è peccaminoso – e una cetra con tanto di corde tese – In casa ce ne sono due preziosissime ma rimangono appese al chiodo, perché solo di bellezza – decide di fare qualcosa in più e le manda qualche altro oggetto d’arredo (fedele riproduzione di quelli presenti in casa) e una culla. 

Il primo pensiero di Nella di fronte a questi pacchetti è “ci spia”, il secondo è “mi vuole deridere con questa culla, visto che mio marito nemmeno mi si avvicina”. Scrive perciò subito una lettera di rimostranze, che gli fa consegnare. Ma i regali non cessano, anzi: diventano sempre più strani, misteriosi, a volte accompagnati da messaggi sibillini, difficilmente interpretabili. La figura del miniaturista diventa un’ossessione così come quella della giovane donna bionda che ogni tanto scorge tra la folla a fissarla intensamente. 

Nulla è come sembra

Nelle sue solitarie notti Nella sente la casa scricchiolarle attorno: porte che si chiudono al piano superiore, voci che sussurrano. Quello che succede davvero in casa Brandt a lei è precluso. A lei rimangono giornate inattive, in cui tutto quello che le piace le è negato; le rimangono i dubbi, le rimane la delusione e il freddo.

Troppe cose sono senza spiegazione, troppi misteri vengono taciuti. 

Il marito ha sempre qualcosa da fare e quando non è in viaggio è agli uffici della VOC (la compagnia olandese delle Indie orientali); ha in carico la vendita di tonnellate di coni di zucchero per conto di Frans Meermans e di sua moglie Agnes, eppure non sembra decidersi mai ad occuparsene seriamente, nonostante i continui rimproveri di Marin. 

E Marin, dal suo canto? Già da tempo in età da marito ma ancora nubile e dichiaratamente senza nessuna intenzione di cedere al matrimonio. Nella sua camera, perennemente chiusa si concentrano i più strani oggetti portatele dai viaggi del fratello alle Molucche e nella Batavia ( Indie orientali Olandesi, l’odierna Giacarta + hinterland), insieme ad una buona quantità di libri e carte geografiche. Non propriamente articoli da signora. 

E’ che i fratelli Brandt in realtà sono dei liberi pensatori. A loro le regole e le convenzioni sociali vanno strette, basta vedere quel servitore bestiale che si portano ostentatamente dietro persino in chiesa. E l’orrore vero è quello che la società farà loro per impedirgli di volare liberi, di provare ad essere felici. I colpi di scena sono molti e sicuramente non sarò io a svelarli ma, credetemi quando vi dico che nulla è come sembra. 

Giudizio finale

Ritorniamo alla categorizzazione che abbiamo provato a dare a questo romanzo: un romanzo storico? Un racconto del mistero? Un po’ uno e un po’ l’altro, forse semplicemente una storia sull’amore in costume d’epoca. Anzi, una storia sull’amore, sull’amicizia, sul diventare adulti e sul libero pensiero – in costume d’epoca.

Spesso e volentieri i romanzi storici tendono ad avere delle noiose sacche didascaliche in cui il contesto storico viene riassunto e spiegato – anche troppo. Qui quelle sacche mancano. Nessuno ha voglia di insegnare niente: semplicemente ci inabissiamo, sempre più a fondo, sempre più all’interno, finchè non respiriamo odori, colori e rumori dell’Amsterdam di allora senza nemmeno capire come sia potuto succedere.

E forse anche questo è parte del mistero.

Ma a proposito di mistero: come faceva il miniaturista a sapere tutti quei dettagli che nessuno gli aveva mai detto? Com’era possibile che arrivasse a segreti che nessun altro sapeva?

Certo nel romanzo del miniaturista si scopre molto, moltissimo; ma in fondo non tutto. Il mistero vero non viene risolto, squartato chirurgicamente ed esposto. Rimane appena intuito, non compreso appieno. Un’altra magia.