Il lupo della steppa: le contraddizioni dell’uomo e l’ironia nel dolore

Il lupo della steppa è un romanzo di Herman Hesse pubblicato nel 1927 e riproposto in Italia da Mondadori. Dalla trama labile e sognante, questo libro riesce delicatamente a dipingere un personaggio denso, sofferente e ricco di contraddizioni.

“Nessuno ti capisce come ti capisco io. Eppure sei un enigma. Tu riesci a vivere come se la vita fosse un gioco, hai un meraviglioso rispetto delle piccole cose e dei piccoli godimenti, sei una grande artista della vita. Com’è possibile che la vita ti faccio soffrire? Che tu possa distrarti?”


“Io non mi dispero, Harry. Ma in quanto a soffrire della vita… in questo, sì, sono molto esperta. Tu ti stupisci che non sia felice perché so danzare e conosco così bene la superficie della vita. A mia volta, caro amico, mi stupisco io che tu sembri deluso dalla vita, dato che sei così addentro alle cose più belle e più profonde, nello spirito, nell’arte nel pensiero. Per questo ci siamo sentiti portati l’una verso l’altro, per questo siamo fratello e sorella. Ti insegnerò a ballar, a giocare, a sorridere e a non essere tuttavia contento. Io da te imparerò a pensare e a sapere e non essere tuttavia contenta. Lo sai che tutti e due siamo figli del demonio?”

La trama: un diario ritrovato

Il romanzo si apre spiegando che verranno riportate le memorie del “lupo della steppa”, lasciate da lui stesso dopo la sua scomparsa. Fin da subito il personaggio principale assume delle caratteristiche quasi ferine, che lo distanziano dal mondo normale degli uomini. Egli appare come un individuo gentile ma solitario e profondamente infelice.

Harry Haller, cioè il lupo della steppa, lasciata la moglie conduce una vita vagabonda, solitaria e sregolata. Legge, scrive, passa le serate a bere in osteria. Si tiene ben lontano da qualsiasi contatto umano e, quando vi si ritrova costretto, i risultati sono fallimentari. Quello che gli rimane è riflettere in solitudine, crogiolarsi nel proprio dolore e nella impossibilità di avvicinamento all’altro. Il tutto è condito da un disprezzo di fondo per la borghesia, quel mondo superficiale di compromessi, in cui però lui stesso si trova a vivere e, in fondo, a invidiare.

Qualcosa cambia nel momento in cui entra in possesso di un libretto intitolato “Dissertazione sul lupo della steppa”, che parla esattamente di lui. Dopo questa lettura, il suicidio appare come una ipotesi allettante e prossima, ma un incontro fortuito cambierà radicalmente il protagonista.

“Dissertazione sul lupo della steppa: soltanto per pazzi”

Il libretto che Harry legge gli arriva in circostanze dall’aura magica e irreale. Concluderlo risulta folgorante, perchè egli viene completamente denudato insieme alle sue incoerenze e alle sue ipocrisie.

Tutta la prima parte cerca di spiegare la natura umana: l’uomo è un essere binario, diviso tra ragione e sentimento, cioè tra uomo e lupo della steppa. L’uomo incarna tutto ciò che viene ritenuto convenzionale e accettabile, il lupo della steppa rappresenta l’istinto e le pulsioni più immediate, ma anche la spinta ad un assoluto irraggiungibile. Harry – ma ogni uomo – si trova a lottare tra questi due elementi, in constante contrasto e odio sprezzante tra loro. Se si è fortunati, si riesce a trovare una tiepida via di mezzo, quella de “la borghesia“, una dimensione quieta e tranquilla e priva di grandi scossoni. Se invece non lo si è, ci si ritrova continuamente a disconoscersi e a perdersi.

La parte più ironica è però la seconda: il lettore viene schernito per aver creduto ad una tale banalizzazione della complessità che caratterizza ogni uomo. Dentro di noi non ci sono due anime, ma cento, mille. Il tentativo di rendere binario il nostro essere non è altro che una patetica forma di sopravvivenza, il cercare di farci avvicinare il più possibile a sentirci uno e non completamente frammentati. Perchè vivere per davvero questo spezzettamento è dilaniante; è dolorosissimo vedersi incoerenti e non conformi a quello che si reputa essere il proprio io. Quindi il lupo della steppa in realtà si accomoda su una menzogna.

Il suicidio “fisico” e il suicidio “psicologico”

I suicidi sono affetti dalla colpa dell’individuazione, sono quelle anime che non considerano scopo della vita il perfezionamento e lo sviluppo di se stesse, bensì il dissolvimento, il ritorno alla Madre, il ritorno a Dio, il ritorno al tutto. Tra costoro moltissimi sono assolutamente incapaci di commettere realmente il suicidio, perché lo considerano peccato. Ma per noi sono pur sempre suicidi perché vedono la redenzione nella morte invece che nella vita e sono pronti a buttarsi via, ad abbandonarsi, a spegnersi, a ritornare all’inizio.

Il lupo della steppa, nel libretto, viene annoverato tra i “suicidi“, nonostante sia ancora vivo. Questo perchè suicida non è solo chi lo commette, ma anche chi ha una mente continuamente proiettata al suicidio: esso è come una via di fuga sempre aperta, che si desidera immediatamente di fronte a dolori e difficoltà sin dalla giovinezza. Perciò spesso le persone con questa malinconia di fondo manifestano una forza d’animo e una energia che apparentemente cozzano con questi pensieri, proprio perchè a spingerle è una sorta di curiosità: fin dove si può resistere?

L’incontro con Hermine

Proprio quando tutto sembra perduto e Harry è pronto a prendere in mano il rasoio, l’incontro con una donna, Hermine, scuote la sua esistenza. Lei lo guida, si prende cura di lui, lo comprende, lo schernisce leggermente per la sua serietà e la sua pesantezza. Harry e Hermine sono agli antipodi: lei è leggera, non sembra preoccuparsi troppo delle angosce che invece dilaniano Harry.

La parte più delicata e più ironica del libro si trova proprio qui. La ragazza sorride dolcemente davanti ai tormenti di Harry, senza sminuirli gli permette di uscire dal personaggio che è diventato, che fa del suo dolore perno e corazza. Così, anche se non più giovane, Harry scopre emozioni e dimensioni nuove, di cui si era sempre privato. Ecco che così una delle mille anime ancora sconosciute si manifesta inaspettatamente. Il rapporto tra i due prosegue fin quasi alla magia.

Altri titoli affini

Hermann Hesse non è nuovo alle atmosfere sognanti e maliziose, ai sogni al limite tra la realtà e fantasia. Un titolo dalle sensazioni simili è Narciso e Boccadoro, sempre dello stesso autore, che indaga nel rapporto tra due persone la costante lotta e la costante attrazione tra lògos ed èros. Memorie del sottosuolo di Fedor Dostoevskij è anche esso un monologo di un uomo tormentato, ma qui i toni sono molto più pesanti e seriosi e non c’è ironia nella disperazione dell’uomo.