Il giudice e il bambino: il mistero dell’amore spiegato ai più piccoli

Riportare alla memoria fatti realmente accaduti e particolarmente brutali non è un processo facile, tantomeno leggerli in un libro.

“L’operazione di questo romanzo è azzardata, lo so. Ma mi sono detto: questo pezzo di storia della nostra Italia, crudo così com’è, fa troppo male. […] Da lì è venuto l’azzardo: cosa succederebbe se combinassimo la ferocia della storia con l’incanto della fiaba?”

Così si esprime Dario Levantino nella sua recente uscita edita da Fazi editore, Il giudice e il bambino, un racconto di finzione che però ricalca con estremo tatto la triste vicenda, avvenuta nel 1996, della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di Santino, ex mafioso affiliato a Cosa Nostra e poi divenuto collaboratore di giustizia.

Il giudice e il bambino

Il giudice e il bambino

In seguito alla morte avvenuta il 19 luglio 1992 nella tristemente nota strage di via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino raggiunge il paradiso. Lì, in quel mondo eterno e senza preoccupazioni, ciascun’anima ha un compito. Al giudice ne viene affidato uno particolarmente sfidante: archiviare, in un periodo limitato di tempo, dei casi irrisolti sulla terra per alcune anime prima che possano definitivamente accedere al paradiso.

Sulla scrivania di Borsellino appare un fascicolo che riporta la vicenda del giovane Di Matteo, rapito e brutalmente ucciso dalla mafia a causa delle scelte del padre. Starà alla sensibilità del giudice capire cosa si nasconde dietro la triste vicenda. Da qui si dipaneranno tante storie e voci, alla scoperta del mistero che attanaglia l’anima del ragazzino, in una febbrile corsa contro il tempo, anche quando il tempo, in paradiso, è l’unica cosa che si possiede.

É davvero solo un libro per ragazzi?

Il giudice e il bambino, così come Il cane di Falcone, libro precedente dello stesso autore che racconta la morte del giudice Falcone vissuta dagli occhi del suo cane, rientrerebbe nella letteratura per ragazzi. Non è difficile capirne il perché: è un romanzo ricco di avventure, ci si avvicina a tematiche dure con estrema dolcezza e attenzione, c’è sempre una morale evidente alla fine della storia.

Tuttavia è anche un libro consigliabile a un pubblico di adulti e quindi leggibile su più livelli. Dietro all’avventura fiabesca per stanare il blocco che avvinghia il giovane Di Matteo, si cela un’attenta analisi del rapporto genitori-figli, si affronta l’amore nelle sue molteplici sfaccettature, si comprende il perdono in un mondo fatto solo di onore e si combatte l’ingiustizia.

Un libro che risulterebbe molto educativo se letto, citandone degli estratti, nelle scuole medie e in versione integrale nelle scuole superiori.

La tematica cardine: l’amore filiale

A testimonianza del fatto che questo libro si possa leggere anche con un occhio adulto, Levantino parla molto di amore filiale, un tipo di amore di cui forse si comprende l’importanza quando si è superata l’infanzia.

Il primo, quello di Borsellino per la figlia Lucia, che si rammarica di non aver potuto salutare alla vigilia di un esame importante. Il secondo, quello di Santino Di Matteo per il piccolo Giuseppe, un amore che forse è rimasto celato dalla brutalità degli eventi, ma comunque un amore che non ha mai vacillato.

Ultimo, ma non meno importante, un amore che si viene a formare mentre leggiamo le parole di questa storia: quello del giudice nei confronti del bambino, un amore che spinge Borsellino a fare una rinuncia importante, che non riveliamo qui in questa sede perché ci auguriamo che possiate leggerlo da voi.

L’importanza di lasciare andare

Il giudice e il bambino è inevitabilmente un romanzo sugli addii. La maggior parte sono addii non programmati, a causa della morte improvvisa dei personaggi. Tutto ciò si porta dietro un velo di malinconia, principalmente quella di padri che non potranno più abbracciare i figli o non potranno più dire quanto vogliano loro bene.

Una malinconia che, però, è sapientemente alternata da scene di infinita gioia, creando un’altalena di sentimenti come in tutte le fiabe che si rispettino.

“Il mondo ha piene le tasche di bruttezza.” […]

“Chissà come sarebbe bello un manuale di storia senza cose brutte. Che ne so, Nuovo libro di storia di cose solo belle. Dall’invenzione della bicicletta al primo trapianto di cuore- Edizione Palumbo. Gratis in tutte le scuole.”

Un libro che unisce apprendimento, riflessione, empatia. Un viaggio che si può intraprendere da soli, con i propri figli, con i genitori o con i propri studenti.

Un’opera che rende viva la memoria senza far male, anzi crea nuovi modi per non dimenticare.