Il Gatto d’Argento di Miklós György Száraz: un intreccio di storie alla ricerca della verità

C’era una volta una piccola cittadina tra i monti ungheresi, turbata un giorno dall’improvviso ritrovamento del cadavere di Jacob Troll davanti alla locanda chiamata Il Gatto d’argento, crocevia di incontri quotidiani e di storie. Dopo circa trent’anni un misterioso visitatore indaga sul caso ed entra in contatto con gli abitanti del luogo, tra storie e magia fino a trovare la verità. Un piccolo gioiello della letteratura ungherese contemporanea.

Autore: Miklós György Száraz
Editore: Anfora
Data di pubblicazione: Marzo 2023
Numero di pagine: 305

Trama

La storia si svolge in una pittoresca cittadina di fantasia incastonata tra le valli e le montagne ungheresi, circondata da foreste di abeti e di querce. Il centro è costituito da una piazza principale e da stretti viottoli brulicanti di vita, affiancati da torri e piccole case con i tetti di tegole.

La vita quotidiana, scandita dal suono delle campane, dal canto del gallo e dai numerosi orologi disseminati per la città, si svolge tra i negozi, le attività delle vicine miniere e la campagna circostante.

Il fulcro della socialità è l’antica Locanda Il Gatto d’Argento, così descritta nelle prime pagine del libro:

“Quello era un vero e proprio covo di briganti. Rifugio di banditi, eretici, avvelenatori, assassini, mendicanti che avevano provato il ferro rovente, suore deviate, bari, alchimisti, studenti maghi, conti polacchi perseguitati, contessine lascive, mercenari italiani e valloni, meretrici hussite e studenti poeti sifilitici. A farla breve era un posto magnifico.”

La locanda è il crocevia delle vite degli abitanti della piccola cittadina, luogo di ritrovo, custode di segreti, e di invidie dove ci lascia andare ai fumi dell’alcool e alle confidenze.

Proprio davanti all’ingresso della locanda viene trovato un giorno il cadavere di Jacob Troll.

Ma chi era costui? La figura dell’uomo è piuttosto controversa. Era giunto all’improvviso in città e aveva acquistato lo storico edificio denominato Cà Rubigallus. Nessuno lo conosceva e questo alone di mistero aveva fin da subito alimentato dicerie e invidie. Le disparate ipotesi dei concittadini lo identificavano come commerciante di reliquie e di rifiuti, ma anche studente della Marina Militare di Fiume, fino a misterioso ricercatore di diamanti.

L’unica certezza sul suo conto era la sua ricchezza e il fatto che non se la fosse guadagnata dignitosamente. Jacob Troll non amava interagire con suoi concittadini, a cui appariva estremamente altezzoso, non aveva alcun interesse per le persone, non partecipava alla vita cittadina, non frequentava negozi e osterie ma vagava per le montagne e per i cimiteri, alimentando la sua pessima fama.

Un giorno un misterioso visitatore raggiunge la cittadina per indagare sulla morte di Jacob Troll e si reca subito al Gatto d’Argento per trovare indizi e per ascoltare le eventuali testimonianze degli abitanti.

Ci si aspetta quindi di procedere con la storia sviscerando ogni dettaglio per ricostruire la tragica morte, ma la trama prende una strada diversa.

Il visitatore diventa custode di un racconto corale che mescola realtà e magia, di storie che ondeggiano tra presente e passato, lasciando talvolta informazioni apparentemente insignificanti ma che verranno comprese solo nelle ultime pagine quando tutto verrà svelato, compresa l’identità del misterioso visitatore.

Considerazioni

La lettura di questo romanzo è stata un percorso particolare. La trama è sviluppata con estrema originalità e con sapiente bravura. Per apprezzarla a pieno si deve però abbandonare l’immagine della classica struttura di un romanzo giallo, lasciandosi invece trasportare dalle vite bizzarre dei singolari personaggi, con le loro debolezze, invidie e sogni.

Si entrerà in un mondo di storie tragiche, malinconiche, a tratti comiche, che regalano un affresco di umanità brulicante, densa di vita ma anche di dolore e di morte.

Si oscillerà continuamente tra la dimensione reale e quella onirica, tra la ricerca della verità e il realismo magico, tra testimonianze di fatti realmente accaduti e ricordi, congetture, leggende e fantasticherie, tra amori intensi, talvolta non ricambiati e superstizioni di tempi remoti.

Il lettore verrà trasportato in una cittadina polverosa, innevata, travolta dalla luce, in torri campanarie, palazzi signorili infestati dai fantasmi e case di umili lavoratori, in boschi ombreggiati abitati da animali e da strane creature magiche, in cunicoli misteriosi, in valli rigogliose e sulle montagne su cui sono state combattute battaglie in tempi remoti.

Si incontreranno locandieri, professori, bibliotecari, macellai, mastri orologiai, impiegati dell’archivio e streghe guaritrici, ma anche avi che compaiono in sogno.. o forse no..

E alla fine quei luoghi e quei personaggi diventeranno familiari, tanto da farci quasi dimenticare la morte di Jacob Troll, archiviata dalle molteplici storie, fino a rendersi conto solo negli ultimi capitoli, che tutto tornerà funzionale allo svelamento del mistero.

Consigli

Consiglio la lettura a chi ama lasciarsi guidare in un percorso poco convenzionale, a chi apprezza le trame sviluppate con originalità e che seguono un disegno non scontato e soprattutto a chi predilige le storie corali.

Consiglio inoltre di non tralasciare la prefazione di Claudio Morandini che aiuta il lettore ad approcciarsi alla lettura abbandonandosi alle vicende secondarie, scoprendo che

“le storie non sono la trascrizione in buona grammatica della vita, piuttosto sono esse stesse vita, si comportano cioè come organismi, o meglio ancora come colonie di esseri viventi, che attraverso il gioco associativo della memoria individuale e collettiva, si autoalimentano, crescono di bocca in bocca, e danno così un senso, forse l’unico possibile al mondo, reinventandolo e rifondandolo”.