“Il figlio peggiore” di D’Angelo e Valle
Il figlio peggiore di Peter D’Angelo e Fabio Valle, edito nel 2024 da Fandango, è un noir d’inchiesta che fa luce sull’operazione Blue Moon, promossa dal governo degli Stati Uniti al fine di sopprimere l’opposizione comunista negli stati occidentali.

C’è chi dice che in guerra tutto è lecito. Può suonare come una frase fatta mai messa in pratica, ma la Storia ci insegna che purtroppo è tutto vero.
Il libro che approfondiamo oggi parla proprio di una parte molto buia della storia italiana, un’operazione di intelligence portata avanti sottobanco, di cui la popolazione italiana ha a lungo ignorato le motivazioni ma di cui, purtroppo, ha pagato le estreme conseguenze.
Il libro
Negli anni dal 1970 al 1975 lo scenario romano cambia radicalmente. Non ce lo nascondiamo, i tossicodipendenti ci sono sempre stati, ma l’eroina non si conosceva. Nel 1975 gli eroinomani in Italia sono circa 20 mila e iniziano a contarsi i primi morti in seguito al suo consumo.
Cosa sta succedendo?
È ciò che Carlo, il protagonista, cerca di scoprire. Con l’aiuto del suo amico Selce, che ha contatti con ambienti malavitosi, Silvia, una fotografa che lavora per Stampa Alternativa, un medico e un commissario di polizia, Carlo pian piano riesce a grattare la superficie e arrivare al marcio che c’è in fondo. E dovrà farlo in fretta, perché c’è chi lo controlla ed è lì apposta per intralciare le sue indagini.
Cosa c’è dietro
Il decennio tra il 1970 e il 1980, in Italia è noto come gli anni di piombo. L’espressione già in partenza suggerisce un periodo buio e molti sono gli episodi ricordati ancora oggi per la loro brutalità, in particolare gli attacchi terroristici di Piazza Fontana e di Bologna, per citarne alcuni.

Il figlio peggiore mette in luce un evento che ebbe grande portata nella Storia ma che passò quasi inosservato a occhi poco attenti, l’operazione Blue Moon.
In un clima da guerra fredda, l’Italia occupava una posizione geograficamente strategica: membro dell’asse occidentale, era però molto vicina alla Iugoslavia, nota repubblica socialista.
Per evitare dunque che regimi di stampo comunista andassero al potere, la CIA e l’FBI misero a punto un’operazione di intelligence basata sulla guerra psicologica e sulla disinformazione: indebolire l’opposizione screditandola e rendendola poco in grado di reagire agli attacchi mediatici.
Il metodo? La droga. Più nello specifico, l’eroina.
Nell’Italia dei primi anni Settanta l’eroina non si conosce. Circolano molte droghe, ma non quella. Nel 1972 le anfetamine sono messe al bando per lasciare posto alla morfina e la marijuana circola tranquillamente.
Nel 1974 arriva l’eroina a Roma e la piazza di spaccio centrale è Campo de’ Fiori. Non ci sono legami apparenti con la malavita organizzata, quindi da dove arriva questa droga che piano, ma costantemente, sta mietendo le sue vittime?
Un’arma subdola
L’accanimento mediatico nei confronti dei tossicodipendenti ha inizio con un episodio specifico, avvenuto nel 1970. Ci fu un blitz dei carabinieri su un barcone ormeggiato sulle spende del Tevere che si concluse con l’arresto di diversi giovani che li si riunivano per il consumo abituale di hashish e marijuana.
Da lì l’accanimento contro quel gruppo noto come “capelloni”, ovvero coloro che diffondevano le droghe tra i giovani, figli di movimenti culturali e politici come quello del ‘68 e della Beat Generation. Da qui in poi già sappiamo: lentamente le droghe leggere sono state sostituite da anfetamine e morfina e gradualmente anche queste ultime sono state soppiantate dall’eroina, che nel giro di meno di un decennio miete un numero impressionante di vittime, estendendosi molto oltre i confini della capitale.
Ben presto si capì che dietro questa repentina diffusione c’erano delle direttive dall’alto. Non per niente, l’unico sequestro significativo di eroina in quegli anni fu condotto dal commissario Ennio Di Francesco; l’operazione fu bloccata subito dopo e il commissario trasferito.
Un esercito di fantasmi
L’operazione ebbe successo, in termini politici.
Fu però in termini umani che ebbe un effetto disastroso. Orde di giovani in preda all’astinenza alimentavano un mercato in crescita esponenziale, gradualmente andato in mano alla malavita organizzata e impossibile, ormai, da fermare.
L’eroina, al tempo, prima dell’avvento della cocaina e delle droghe sintetiche, fu la sostanza con gli effetti più impattanti sulla salute umana, tanto che nei primi anni della sua diffusione neanche i medici e gli ospedali disponevano degli strumenti adatti alla disintossicazione e alla cura degli effetti dell’astinenza, provocando innumerevoli casi di overdose.
Una piaga che si diffuse a macchia d’olio, insomma, e che ebbe come protagonista un esercito composto dai fantasmi dei giovani italiani (e anche europei) che avrebbero dovuto essere il futuro della nazione.
Un altro esempio letterario e poi cinematografico della piaga della tossicodipendenza è Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F., ambientato proprio tra il 1975 e il 1977, a testimonianza di quanto vasta sia stata la portata di tale evento e di come quel tragico decennio abbia avuto conseguenze devastanti non soltanto a livello politico, ma soprattutto a livello umano.

Un piccolo consiglio
Il figlio peggiore non è un libro semplice. Accanto alla storia romanzata c’è soprattutto la storia vera, fatta da tanti piccoli tasselli che soltanto messi insieme compongono l’intera panoramica.
Prima di cimentarsi nella lettura consiglio di approfondire un po’ il contesto storico in modo da non essere colti impreparati da questa lettura densa di significato e di messaggi importanti.